“Populismo è uno di quei termini creati per screditare chi non condivide le prospettive disumane imposte dal capitale internazionale”. Parla Vincenzo Sofo.

Le elezioni europee sono alle porte! Dopo alcune domande fatte a Giuliano Pisapia, candidato capolista per la lista PD-Siamo Europei per il Nord-Ovest, vi proponiamo un’intervista a Vincenzo Sofo, candidato della Lega nel Collegio Sud.

“Populismo è uno di quei termini creati per screditare chi non condivide le prospettive disumane imposte dal capitale internazionale”. Parla Vincenzo Sofo. - GEOPOLITICA.info

1) I partiti populisti risultano essere al centro del dibattito europeo. Anche i mass media, inoltre, sembrano continuare a polarizzare lo scontro tra populisti ed europeisti in seno alle prossime elezioni. Ma tutti i partititi definiti populisti sono euroscettici? Ed in quale misura? Dove si colloca la Lega rispetto agli altri partiti europei come il Front National e l’UKIP britannico?

“Populismo” è uno di quei termini creati per screditare chi non condivide le prospettive disumane imposte dal capitale internazionale. Il populismo non è una dottrina politica strutturata, è solo un sentimento naturale che dal mio punto di vista scaturisce quale diretta conseguenza dell’inquietudine, dell’esasperazione e rabbia di milioni di cittadini sempre più poveri, sempre più precarizzati, sempre più incatenati ad una visione materialistica, sempre più omologati. Tutti gli euroscettici vengono tacciati di populismo benchè esistano notevoli differenze fra i diversi partiti euroscettici. Una cosa è certa. Tutti gli euroscettici che fanno parte della coalizione cui la Lega a livello europeo appartiene, sono sovranisti.  La rivendicazione sovranista assieme alla volontà di controllare i confini per contrastare un fenomeno migratorio che altrimenti sarebbe fuori controllo (e che secondo qualcuno dovremmo limitarci ad osservare dalla finestra di casa), rappresentano le principali similitudini fra queste anime. Occorre lavorare molto con le forze sovraniste d’Europa per costruire nuove proposte e sinergie capaci di rimettere al centro i popoli ed una idea di Europa differente. Considero la Lega un movimento di avanguardia soprattutto perché (a differenza di altri movimenti ed in conseguenza ad una storia particolarissima) si tiene a debita distanza dal nazionalismo. Altri movimenti della stessa area a livello europeo sono più orientati verso il nazionalismo. A parer mio la vera sfida dei cosiddetti sovranisti oggi, sta nel ricercare autodeterminazione senza rinunciare alla visione europea e soprattutto senza dimenticarsi che lo Stato nazionale, così come lo abbiamo conosciuto nel secolo scorso, rappresenta un modello in crisi. In crisi perché l’Europa non è più il centro del mondo, le nazioni che la compongono stanno diventando demograficamente ed economicamente sempre più minuscole di fronte alle nuove nazioni-imperi che ci stanno sovrastando. Né il nazionalismo vecchio stampo nè gli Stati Uniti d’Europa rappresentano una soluzione percorribile.

2) La questione della gestione dei flussi migratori è tra i cavalli di battaglia della Lega e dal gruppo politico “Europa delle Nazioni e della Libertà”. Nel corso degli ultimi anni si è cercato di trovare diverse soluzioni a livello europeo. È proprio di questi ultimi giorni, inoltre, l’ennesimo braccio di ferro tra il Ministro dell’Interno Salvini e la nave dell’ONG Sea Watch. Quale sarà la strategia che l’Italia potrà mettere in atto per un maggior controllo sull’immigrazione irregolare, alla luce dei vincoli internazionali ed europei sugli sbarchi?

Sul tema immigrazione l’Europa non ha mosso un dito. Salvini ha fatto molto ma non è facile quando l’ONU, la Chiesa e l’Europa fanno passare gli italiani per egoisti. La misura oramai è colma. Per questo dobbiamo elaborare strategie concrete per contrastare l’immigrazione clandestina alla fonte, onde evitare che l’Europa precipiti nel caos. Occorre una maggior collaborazione europea per presidiare i confini perché i vari paesi europei non possono accogliere assistere ed integrare centinaia di migliaia di giovani con costi enormi a carico dei vari stati, quando in Italia ed in altri paesi, non v’è possibilità di garantire agli anziani o ai malati una vita dignitosa. Noi Europei subiamo le conseguenze delle migrazioni tanto quanto le subiscono i migranti. A parer mio accogliendo indiscriminatamente e lasciando i porti europei aperti, non si aiuta l’Africa, la si priva dei suoi giovani, che sono la sua forza vitale più grande.

3) Sempre rispetto alla questione della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, già con il Governo Renzi e poi con quello Gentiloni si è cercato di stabile rapporti bilaterali con gli Stati di provenienza dei migranti. Per questo risulta tutt’oggi fondamentale una stabilizzazione della Libia ai fini di un maggior controllo sulle frontiere per i flussi provenienti dall’Africa centrale. Qual è la posizione della Lega? Quali soluzioni verranno presentate a Bruxelles?

In Libia abbiamo potuto constatare che non ci si può fidare nemmeno degli amici. USA e Francia hanno scatenato una guerra contro Gheddafi nuocendo all’interesse italiano. La stabilizzazione della situazione in Libia è tema di rilievo per la sicurezza italiana ed europea. Ciononostante non vedremo l’Europa andare in Libia ad affondare i barconi degli scafisti e più in generale mi pare difficile che l’Europa nel suo insieme possa far qualcosa al di là dei proclami. Sarebbe più utile arrivare ad una soluzione coinvolgendo ad un medesimo tavolo, le forze interne che attualmente giocano la partita militare in Libia, l’Italia e la Francia. Ciò non potrà essere fatto finché la Francia sarà nelle mani di Macron. Fino a che le cose non cambieranno è giusto tenere i porti chiusi facendo il possibile per tutelare i nostri interessi nell’area.

4) Il cambiamento climatico è tra i temi più sensibili e sentiti di queste elezioni. In seguito all’uscita degli Stati Uniti dal Trattato di Parigi, i trattati internazionali sull’ambiente sembrano perdere forza e credibilità. Quali strade seguirà la Lega a Bruxelles?

Il problema dell’ambiente è una cosa seria. La mobilitazione in atto sul cambiamento climatico invece, mi pare un’operazione di marketing finalizzata a mobilitare i giovani su una questione vaga, che riguarda tutti e allo stesso tempo non riguarda nessuno. La Lega ha a cuore l’ambiente perché è il partito della valorizzazione delle identità e delle comunità. Non c’è identità o comunità se uno non ha un mare, un cielo e una terra da amare. Mi pare che a livello europeo ed a livello nazionale vi sia una legislazione in grado di garantire alti standard di tutela dell’ambiente. Occorre intensificare i controlli sul territorio da parte degli enti preposti ed allo stesso tempo occorre lavorare sul piano culturale per sensibilizzare i cittadini sui comportamenti da seguire per rispettare l’ambiente, sulle buone prassi, ecc.

5) Si è parlato spesso negli ultimi anni di deficit democratico a livello di istituzioni europee. Considerato il potere di Consiglio e Commissione, qual è il ruolo che secondo lei il Parlamento europeo, unica istituzione democraticamente eletta, dovrebbe svolgere?

Dovrebbe avere potere di iniziativa legislativa essendo l’unica istituzione ad elezione diretta dei cittadini UE. Allo stato attuale non c’è democrazia nell’UE e di sovranità ne abbiamo ceduta fin troppa. Obiettivo della nostra coalizione, l’EAPN, è la revisione dei trattati europei affinchè ciascun paese d’Europa ritorni ad avere la propria sovranità. La valorizzazione delle diversità porta ricchezza e rimette al centro i popoli. Solo se riemergeranno le patrie e si contrasterà la religione mondiale neoliberista, l’Europa potrà essere davvero rifondata. Solo allora potrà nascere uno spirito di collaborazione fra i vari popoli a vantaggio di questi ultimi, uno spirito che scaturisca dal basso e non risulti quale conseguenza di imposizioni di organismi sovranazionali timonati da tecnocrati non eletti interessati solo al proprio profitto.

6) L’Unione Europea mira ad avere un rapporto coordinato con la Cina rispetto ai rapporti commerciali e alle prospettive delle Nuova Via della Seta con gli Stati europei. L’Italia ha scelto però di muoversi isolatamente rispetto agli altri paesi del G7, allineandosi con i paesi del centro-est Europa. Quali saranno le mosse future con Pechino?

L’Italia per prima fra i paesi del G7 ha aperto alla Belt and Road Initiative. Difficile prevedere se ciò finirà per avvantaggiarci o ci si ritorcerà contro. Bisogna esser cauti comunque. Bisognerà garantire che sulla via della seta transitino oltre che i telefonini cinesi, il nostro olio, le nostre arance ed i nostri prodotti ad alto valore tecnologico. Serve reciprocità, benché forse non basterà nemmeno quella. Ho molti timori in merito. Il fatto stesso che il nostro paese vada a trattare con la Cina per conto proprio ben rappresenta l’incapacità dell’UE di muoversi come un sol corpo. Da un punto di vista politico-internazionale la questione era già spinosa di per sé. A complicar le cose ora si è aggiunta la nuova guerra commerciale scoppiata tra Cina e Stati Uniti. Chi azzarda previsioni economiche intravede un’Europa che risente e risentirà enormemente di questo scontro tra titani. Si prevede un rallentamento delle esportazioni europee. Ciò significa posti di lavoro che andranno in fumo e piccole e medie aziende che scompariranno. Servono strategie nuove nel quadro di una politica industriale e commerciale completamente da riscrivere. In relazione a questo scenario o si comincia davvero a far fronte comune nell’UE oppure è meglio rompere le catene e far di testa nostra correndo i rischi che ci sono da correre.

7) I provvedimenti comunitari di embargo alla Russia sarebbero dovuti durare un anno ma sono stati prorogati e sono tutt’oggi vigenti.Le conseguenze economiche per l’Italia sono state devastanti: il divieto di commerciare con le aziende russe sembra già essere costato all’Italia più di 2,4 miliardi di euro. Quali sono le linee guida della Lega in sede europea rispetto alle sanzioni russe?

L’obiettivo è annullarle, per il bene di italiani e russi. Farò la mia parte anche per questo.