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TematicheStati Uniti e Nord AmericaLe politiche della difesa statunitense nel 2022, un complesso...

Le politiche della difesa statunitense nel 2022, un complesso in continuo sviluppo: ambizioni, realtà e necessità.

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La difesa nordamericana risulta essere un complesso di difficile comprensione. Considerando la sua organizzazione, ci si rende conto che tutti gli attori istituzionali presenti, dal Pentagono (sede del DoD, ossia del “Department of Defence”) alle varie commissioni del Senato e della Camera (si pensi alla HASC ed al SASC, ossia la “U.S. House Committee on Armed Services” a livello camerale e senatoriale) sino al Presidente stesso, svolgono un ruolo importante e ben definito. Ovviamente, oltre ad essi, vanno sommati tutti quegli esponenti del compartimento industriale della difesa: basti pensare per esempio alla Lockheed Martin, la Boeing, la General Atomics, la Raytheon e molte altre. 

Prima di analizzare dettagliatamente come funzioni il tutto, bisogna tenere a mente una frase pronunciata dal presidente statunitense Biden all’interno del documento INGS (Interim National Security Guidance):

“In foreign policy and national security, just as in domestic policy, we have to chart a new   course.”

Risulta spontaneo domandarsi come funzioni questo immenso complesso. Innanzitutto, ogni amministrazione (l’ultima appena insediata a gennaio) tende ad approvare una prima bozza di spesa(definita quest’anno come “FY2022 defence budget request”, nel quale FY sta per “fiscal year”) entro il primo lunedì di febbraio (attualmente è stata raggiunta la cifra di 813 miliardi di USD). Da lì, l’iter sarà quello di passare la bozza di spesa  al Congresso che vedrà attuare(per la 61° volta consecutiva dalla sua istituzione) il “National Defence Authorization Act” (NDAA). Ogni anno, l’NDAA autorizza i livelli di finanziamento e fornisce autorità per l’esercito e altre priorità critiche della difesa, assicurando che le truppe abbiano l’addestramento, l’equipaggiamento e le risorse di cui hanno bisogno per svolgere le loro missioni. L’accordo di quest’anno si concentra sulle priorità di sicurezza nazionale più vitali per gli Stati Uniti, compresa la competizione strategica con la Cina e la Russia, alcune tecnologie dirompenti (armi ipersoniche, l’AI, il 5G e il quantum computing), la modernizzazione delle navi, aerei e veicoli e, soprattutto, una miglior condizione di vita dei militari e delle loro famiglie.

Procedendo con un’analisi specifica, ci si rende conto che mantenere un sistema come quello della difesa, comporta dei costi importanti. A livello di personale militare, quest’anno si è posta una certa attenzione nei confronti dei seguenti punti (ai quali verranno forniti alcuni esempi reali):

  • Qualità della vita: investimenti di 75.3 milioni di USD per migliorare i servizi di housing dei veterani
  • Riforma della giustizia militare ed investigazioni: inclusione di una riforma storica che verifichi come l’esercito indaghi e persegua alcuni reati secondo il Codice uniforme di giustizia militare (UCMJ)
  • Questione famiglie: creare una nuova categoria di congedo per lutto per il personale militare che permetterebbe ai militari di prendere fino a due settimane di congedo in relazione alla morte di un coniuge o figlio
  • Sanità: autorizzazione per il Segretario della difesa a trasferire 137,0 milioni di dollari dal programma sanitario della difesa al fondo dimostrativo congiunto Dipartimento della difesa-Dipartimento dei Veterani
  • Personale civile della DoD: abrogazione del periodo di prova di due anni per i dipendenti civili del Dipartimento della difesa con effetto dal 31 dicembre 2022.

Per quanto riguarda l’aspetto infrastrutturale e strategico, si è deciso di investire in vari ambiti specifici, tra i quali: l’Airland, il Seapower, le Strategic Forces e la Cybersecurity.

A livello di Airland, le voci di spesa si suddividono in due ambiti:

  • Army
  • Airforce

Per quello che concerne l’Army, è interessante l’aumento dei finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo, i test e la valutazione per la modernizzazione dell’esercito, con priorità e capacità durature che permettano operazioni multi-dominio contro concorrenti vicini (peers competitors). A livello di armamenti invece, si autorizza un aumento dei finanziamenti per l’acquisto di veicoli da combattimento durevoli, tra cui il carro armato Abrams, il veicolo da combattimento Bradley, l’obice semovente Paladin e i veicoli e velivoli tattici. Viene autorizzato un aumento dei finanziamenti per gli elicotteri CH-47F Block-II Chinook e UH-60 Black Hawk e si  autorizza l’acquisto pluriennale di AH-64E Apache e UH-60M e HH-60M. 

Per l’Airforce invece, si autorizzano 4,4 miliardi di dollari per il programma F-35A, compreso un aumento di 175 milioni di dollari per l’acquisto di moduli di potenza F135 e le risorse per iniziare l’aggiornamento della flotta alla capacità TR-3/Block 4. Altri 576 milioni di dollari per l’acquisto di altri cinque aerei F-15EX, 733,2 milioni di dollari per modifiche agli F-16, compreso un aumento di 100 milioni di dollari per l’acquisto di ulteriori set di radar AESA per l’intera flotta di F-16.

Spostandosi nell’ambito del Seapower (il dominio della U.S. Navy), si include un aumento di 4,7 miliardi di dollari per la costruzione di navi, comprese 5 navi da battaglia aggiuntive: 2 cacciatorpediniere, 2 trasporti veloci per le spedizioni e 1 petroliera per la flotta. Ciò che risulta più peculiare non è incluso tra le voci di spesa. Infatti, si proibisce il pensionamento anticipato delle navi da guerra a meno che il Segretario della Marina non riferisca altrimenti al Congresso. Inoltre, si proibisce il ritiro di più di cinque incrociatori di classe Ticonderoga nell’anno fiscale 2022 ed anche delle motovedette Mark VI. 

Prima di affrontare le questioni “cyber”, risulta doveroso menzionare quello che il presidente Biden ha affermato al riguardo nel 2021, nella INSG:

“Rapid changes in technology will shape every aspect of our lives and our national interests, but the direction and consequences of the technological revolution remain unsettled.”

Spostandosi infine verso le Strategic Forces (all’interno della quali viene allocato anche il budget per le “Space Forces”) ed il mondo della Cybersecurity, è interessante osservare che vengano destinati parecchi miliardi suddivisi fra diverse divisioni: Ricerca, sviluppo, test e valutazione (186 mln), attività spaziali (76 mln), riduzione cooperativa della minaccia (344.89 mln), forze nucleari (decisioni di natura organizzativa), programmi di difesa missilistica, intelligence della difesa e attività correlate all’intelligence (nessun investimento significativo) ed anche il dipartimento dell’energia (per differenti attività, con investimenti miliardari). Per quel che riguarda l’ambito Cyber, oltre a commesse di spesa ingenti, in seguito anche alla situazione globale, l’amministrazione Biden ha iniziato un gran lavoro di riorganizzazione. Si ha per esempio un rafforzamento della postura di sicurezza informatica del DoD, un miglioramento delle autorità e le capacità di CYBERCOM (Cyber Command) e della sicurezza informatica del governo federale ed abilità di rispondere all’ambiente della minaccia informatica. Le azioni di maggiore rilevanza da menzionare sono sicuramente la richiesta al Dipartimento della Sicurezza Nazionale di adottare una serie di misure per migliorare la sicurezza informatica, così come la risposta agli incidenti cyber e stabilire un programma nazionale di esercitazioni informatiche.

Infatti, rifacendosi sempre all’INSG:

“As we bolster our scientific and technological base, we will make cybersecurity a top priority, strengthening our capability, readiness, and resilience in cyberspace. We will elevate cybersecurity as an imperative across the government.”

In conclusione, di può affermare che le ambizioni della difesa americana siano sempre molto elevate. Sia  la presidenza Biden , sia quella di Trump, hanno investito enormemente nel settore. Certamente, la situazione globale ha spinto i diversi players statunitensi verso questa direzione. È interessante  osservare quanto il Seapower sia ancora predominante, così come il dominio dell’Airland, nonostante l’emergere del settore della Cybersecurity. La vera domanda che occorre porsi è se nel FY2023 si supererà la cifra degli 813 miliardi di USD oppure si rimarrà su questa soglia. 

Infine, qualora ci si domandasse il perché gli Stati Uniti hanno una difesa così “costosa”, rispetto ad altri paesi, occorre ricordarsi che una posizione di supremazia ha i suoi costi. Infatti, sempre nella INGS, Biden conclude affermando che solamente potenziando i propri vantaggi strategici, si potrà primeggiare sulla Cina:

“Taken together, this agenda will strengthen our enduring advantages, and allow us to prevail in strategic competition with China or any other nation. The most effective way for America to out-compete a more assertive and authoritarian China over the long-term is to invest in our people, our economy, and our democracy. By restoring U.S. credibility and reasserting forward-looking global leadership, we will ensure that America, not China, sets the international agenda, working alongside others to shape new global norms and agreements that advance our interests and reflect our values. By bolstering and defending our unparalleled network of allies and partners, and making smart defense investments, we will also deter Chinese aggression and counter threats to our collective security, prosperity, and democratic way of life.”

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