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13/12/2024
Russia e Spazio Post-sovietico

Come la politica estera multivettoriale ha trasformato il Kazakistan in una potenza regionale

di Simone Chiusa

Grazie a una strategia diplomatica multivettoriale e a un'economia in rapida crescita, il Kazakistan si è affermato come attore chiave nella geopolitica regionale. Bilanciando le relazioni con Russia, Cina e Occidente, Astana ha trasformato la sua posizione geografica e le sue risorse energetiche in leve strategiche, consolidando la sua indipendenza e il ruolo di ponte tra Asia ed Europa.

Grazie a una strategia diplomatica multivettoriale e a un’economia in rapida crescita, il Kazakistan si è affermato come attore chiave nella geopolitica regionale. Bilanciando le relazioni con Russia, Cina e Occidente, Astana ha trasformato la sua posizione geografica e le sue risorse energetiche in leve strategiche, consolidando la sua indipendenza e il ruolo di ponte tra Asia ed Europa.

Il Kazakistan ha assunto un ruolo centrale nel panorama geopolitico dell’Eurasia. Dal 1991, anno della sua indipendenza, grazie a una cauta linea diplomatica è riuscito a integrarsi nella comunità internazionale, affermandosi come una potenza regionale. Attraverso una politica estera multivettoriale, Astana ha rafforzato la sua posizione geopolitica bilanciando le relazioni con Russia, Cina e Occidente.

Il Kazakistan rappresenta uno dei pochi casi di una repubblica ex-sovietica confinante con la Federazione Russa a mantenere buone relazioni con l’Europa senza subire minacce o aggressioni da parte di Mosca. Questo è dovuto all’importanza economica del Paese, che garantisce al governo indipendenza e autonomia decisionale. Invece di orbitare attorno a una potenza straniera, il Kazakistan persegue pragmaticamente i propri interessi, diversificando le relazioni con i suoi partner.

L’ASCESA ECONOMICA

L’economia del Kazakistan ha registrato una crescita robusta negli ultimi anni e oggi rappresenta la più grande economia dell’Asia Centrale. Grazie soprattutto al settore energetico, trainato dalle abbondanti risorse naturali, il PIL ha raggiunto quasi 260 miliardi di dollari nel 2023. Dalla sua indipendenza, l’economia kazaka è cresciuta esponenzialmente, considerando che nel 1993 il PIL si attestava a circa 11 miliardi di dollari.

I principali motori di crescita sono i giacimenti di petrolio, gas e uranio, che hanno attirato massicci investimenti esteri. Il Kazakistan è il più grande produttore di petrolio in Asia Centrale e si posiziona al dodicesimo posto nel mondo per riserve di greggio, secondo l’International Energy Agency. La ricchezza di petrolio e gas ha reso il Kazakistan un partner chiave per l’Occidente, specialmente nell’ottica di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.

L’ex Presidente Nursultan Nazarbaev, alla guida del Paese dalla dissoluzione dell’URSS fino al 2019, ha cercato di diversificare l’economia promuovendo una transizione energetica sostenibile. L’obiettivo è coprire il 50% del fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili entro il 2050. Nel 2012, il governo kazako ha lanciato il piano di sviluppo economico “Kazakhstan 2050”, con l’obiettivo di trasformare il Paese in una delle 30 economie più avanzate entro metà secolo.

I LEGAMI CON MOSCA

Storicamente, il Kazakistan ha mantenuto un rapporto privilegiato con la Russia, consolidato da una profonda interdipendenza economica, soprattutto nel settore energetico e delle infrastrutture. A seguito dell’invasione dell’Ucraina, Astana ha adottato una posizione di equilibrio strategico, coerente con la sua linea di politica estera.  La dottrina multivettoriale mira a diversificare i partenariati internazionali per evitare eccessive dipendenze da un unico attore e preservare la stabilità interna. In questo contesto, il Kazakistan non ha condannato esplicitamente l’invasione russa né riconosciuto le repubbliche separatiste di Donetsk e del Luhansk, cercando di mantenere una posizione di neutralità politica. Tale scelta riflette la volontà di non compromettere i rapporti con Mosca, ma anche di salvaguardare le relazioni con l’Occidente.

Sul piano economico invece l’interscambio commerciale tra Kazakistan e Russia è cresciuto dall’inizio del conflitto, spinto dal reindirizzamento delle rotte di approvvigionamento e dall’implementazione di nuove opportunità nei settori strategici. Ad esempio, nei primi otto mesi del 2023, il volume degli scambi reciproci ha raggiunto i 17 miliardi di dollari. Astana ha beneficiato del vuoto creatosi nelle relazioni economiche tra la Russia e i Paesi occidentali, rafforzando il proprio ruolo come partner chiave per Mosca, senza tuttavia legarsi esclusivamente a essa.

Tuttavia, la partnership tra i due Paesi, sviluppata principalmente in ambito economico, è caratterizzata da una marcata asimmetria. Come evidenziato in precedenza, lo sfruttamento delle risorse energetiche è indispensabile per l’economia kazaka, considerando che il petrolio rappresenta il 70% dell’export del Paese e i ricavi delle esportazioni costituiscono il 40% delle entrate statali. Tuttavia, Astana dipende fortemente dalle infrastrutture russe. Dal Caspian Pipeline Consortium (CPC) transita oltre l’80% del petrolio kazako. Questo oleodotto collega Tengiz, uno dei principali giacimenti kazaki, a Novorossijsk, città russa sul Mar Nero, permettendo al greggio kazako di raggiungere il mercato europeo. Tale dipendenza consente a Mosca di esercitare un’influenza significativa su Astana. Non è raro che il CPC venga utilizzato come leva politica, chiudendo temporaneamente l’oleodotto durante momenti di tensione diplomatica e causando notevoli perdite economiche al Kazakistan.

LA NUOVA POSTURA ENERGETICA KAZAKA

A seguito dell’invasione dell’Ucraina, il Kazakistan ha avviato una graduale diversificazione dei propri corridoi energetici per ridurre la vulnerabilità strategica legata alla dipendenza dalla Russia. In quest’ottica, il governo kazako si concentra sul potenziamento delle rotte energetiche attraverso il Mar Caspio, sfruttando infrastrutture già esistenti come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che consente di trasferire il petrolio al mercato europeo bypassando completamente il territorio russo.

Per facilitare il trasporto marittimo, il Kazakistan sta inoltre investendo nell’espansione della flotta di petroliere e nei terminal portuali. Come riportato dal Ministero dei Trasporti, entro il 2028 Astana prevede di triplicare la capacità di trasporto dei container nei porti di Aktau e Kuryk, aumentandone la capacità del 50%.

IL PARTENARIATO CON LA CINA

La Cina rappresenta oggi uno dei principali partner economici del Kazakistan, superando la Russia in diversi settori. Nel 2023, il commercio bilaterale ha raggiunto i  41 miliardi di dollari, rispetto ai 24 miliardi del 2022. La posizione strategica del Kazakistan, come ponte tra Asia ed Europa, lo rende un nodo chiave per i corridoi di trasporto terrestre promossi da Pechino.

La Cina è un importante investitore nel settore petrolifero e del gas kazako. Attraverso la China National Petroleum Corporation, Pechino ha acquisito significative quote nei giacimenti kazaki. La cooperazione energetica è rafforzata anche dall’importanza dell’oleodotto Kazakhstan-China Oil Pipeline, da cui transitano 20 milioni di tonnellate di petrolio l’anno.

Oltre al settore energetico, la partnership è cresciuta nel campo dell’agricoltura. Le esportazioni di prodotti agricoli dal Kazakistan alla Cina sono passate da 750.000 tonnellate nel 2019 a 3,5 milioni di tonnellate nel 2023. Inoltre, tramite la Belt and Road Initiative, la Cina ha finanziato il potenziamento delle infrastrutture kazake, integrandolo nella rete eurasiatica e facilitando il commercio regionale.

Il rapporto con Pechino è fondamentale nell’ottica multivettoriale kazaka. Il partenariato consente al Kazakistan di diversificare i mercati per i suoi idrocarburi e di attrarre investimenti. Inoltre, la partecipazione alla Belt and Road Initiative offre l’opportunità di sviluppare le proprie infrastrutture di trasporto e di diventare un hub commerciale tra Asia ed Europa, rafforzando la sua posizione geopolitica nella regione. Attualmente, il Kazakistan rappresenta circa l’85% del traffico terrestre dalla Cina all’Europa.

I RAPPORTI CON L’OCCIDENTE

Il Kazakistan ha sviluppato relazioni solide con l’Occidente, in particolare con l’Unione Europea. Astana intrattiene ottimi rapporti con Bruxelles, che si sono consolidati attraverso l’Enhanced Partnership and Cooperation Agreement, entrato in vigore nel 2020. Questo accordo, il primo nel suo genere firmato dall’UE con un Paese dell’Asia Centrale, copre 29 aree di cooperazione, tra cui energia, commercio, innovazione e diritti umani. 

Nel 2022, l’Unione Europea è stata il principale partner commerciale di Astana, con un volume di scambi che ha superato i 39 miliardi di dollari. Inoltre, l’UE rappresenta il 37% delle esportazioni totali del Kazakistan e quasi il 28% del commercio totale del Paese nel 2023. I legami economici sono ulteriormente rafforzati dagli investimenti diretti europei, che hanno raggiunto 54,8 miliardi di euro nel 2022. Tra i settori chiave figurano energia, trasporti e infrastrutture, elementi centrali della strategia di diversificazione del Kazakistan.

La guerra in Ucraina ha aperto nuove opportunità per il Kazakistan nell’ambito della cooperazione energetica con l’Occidente. Bruxelles vede in Astana un partner cruciale per ridurre la dipendenza energetica da Mosca. In questo contesto, il Kazakistan ha iniziato a diversificare i propri mercati di esportazione, promuovendo le rotte verso l’Europa attraverso il Corridoio di trasporto transcaspico, che collega il Paese con il Mar Caspio e il mercato europeo. Questa iniziativa è in linea con la strategia Global Gateway dell’UE, che mira a rafforzare la connettività tra Asia ed Europa.

IL KAZAKISTAN NELL’EQUILIBRIO INTERNAZIONALE

Grazie alla sua posizione geografica e a una politica estera pragmatica e flessibile, il Kazakistan promuove i propri interessi e salvaguarda la sua indipendenza. In un contesto internazionale sempre più polarizzato, la capacità di mantenere una politica estera multivettoriale sarà cruciale per preservare la propria sovranità. Puntando sulla diversificazione economica e coltivando relazioni bilanciate con i suoi partner, Astana protegge la sua autonomia e contribuisce alla stabilità regionale. A livello economico, il paese ha intrapreso un ambizioso percorso di sviluppo sostenibile che potrebbe posizionarlo come uno dei motori dell’Asia Centrale. Il successo del piano “Kazakhstan 2050” dipenderà dalla capacità di diversificare ulteriormente la sua economia, rafforzando le infrastrutture e promuovendo l’energia rinnovabile. In tal senso, Astana ha la possibilità di attirare ulteriori investimenti esteri rafforzando la propria posizione nella regione.


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