L’inizio del mandato del Presidente Prabowo Subianto segna una potenziale svolta nell’orientamento della politica nazionale, soprattutto per quanto riguarda la politica estera. Sotto la presidenza di Joko “Jokowi” Widodo, l’approccio dell’Indonesia si è dimostrato piuttosto “passivo”, con un’attenzione particolare alla crescita economica interna e la gestione della diplomazia internazionale affidata in gran parte all’ex Ministro degli Esteri, Retno Marsudi. Tuttavia, con Prabowo alla guida, potremmo assistere a un’impostazione più attiva e assertiva in campo internazionale.
Dal 2019, Prabowo, in qualità di Ministro della Difesa, ha mostrato grande interesse alle relazioni internazionali, partecipando attivamente a forum globali come lo Shangri-La Dialogue e coltivando relazioni bilaterali con leader mondiali, tra cui il presidente cinese Xi Jinping.
Invece di seguire il pragmatismo di Jokowi, è probabile che Prabowo spinga l’Indonesia a svolgere un ruolo più incisivo negli affari internazionali, in particolare in aree strategiche come il contenzioso nel Mar Cinese Meridionale (MCM), la posizione tra le grandi potenze e, soprattutto, il ruolo dell’Indonesia nell’ASEAN.
Pragmatismo alla Jokowi
La politica estera di Jokowi ha mantenuto un profilo cauto, in linea con il principio della bebas-aktif “indipendente e attiva”, una dottrina introdotta da Bung Hatta nel 1948 che ha caratterizzato l’Indonesia in particolar modo durante Soeharto fino ad oggi. Questa visione della politica estera mirava a bilanciare le relazioni diplomatiche tra i paesi quali la Cina, la più grande economia asiatica e primo partner commerciale dell’Indonesia, con i Paesi ASEAN, e altri attori globali senza compromettere la pace e la stabilità regionale. Tale principio, fondato sulla non interferenza e sull’autonomia politica, ha permesso all’Indonesia di restare neutrale, almeno ufficialmente, evitando alleanze dichiarate.
Tuttavia, questa posizione ha portato la politica estera di Jokowi a essere guidata dal pragmatismo economico, esplicita nella sua visione “Down to Earth Diplomacy”, dove Jokowi ha puntato più sul rafforzamento dei rapporti commerciali piuttosto che nell’assumere un ruolo assertivo e multilaterale sulla scena globale.
Nel contesto delle dispute nel Mar Cinese Meridionale (MCM), ad esempio, Jokowi ha limitato le azioni aggressive dell’Indonesia nei confronti di queste controversie territoriali. Anche di fronte alle tensioni tra Cina e Taiwan, l’Indonesia ha mantenuto un atteggiamento prudente, anche se ufficialmente sostenitore della One China Policy. Tuttavia, sebbene l’Indonesia non sia un attore centrale nella disputa territoriale del MCM, ha interessi rilevanti, in particolare nel Mare di Natuna, che rientra nella Zona Economica Esclusiva (ZEE) del Paese. Questi interessi sono sia economici che legati alla sicurezza nazionale, punto ben presente nel programma politico di Prabowo.
Da questa prospettiva, di fronte alla competizione globale tra Stati Uniti e Cina, in particolar modo nell’Indo-Pacifico, la politica di Jokowi non ha assunto una posizione aggressiva, preferendo costruire relazioni affidabili con entrambe le grandi potenze, fondamentali partner strategici per l’Indonesia. L’espansione economica della Cina e il progetto Belt and Road Initiative (BRI) in Indonesia hanno collocato il Paese in una posizione complessa, spingendo i leader a cercare un equilibrio tra la protezione della sovranità nazionale e il rafforzamento dei legami economici.
Prabowo sarà più aggressivo?
Prabowo potrebbe scegliere un approccio più deciso, potenziando in primis la capacità di difesa del Paese. Con una visione che riflette il suo background militare, Prabowo ha enfatizzato l’importanza di preparare l’Indonesia a svolgere un ruolo più assertivo nel Mar Cinese Meridionale e ha lavorato per rafforzare la difesa nazionale, incrementando le capacità di pattugliamento e le infrastrutture satellitari per proteggere gli interessi strategici del Paese.
Da Ministro della Difesa, Prabowo ha vigilato sull’aumento delle infrastrutture militari nella regione, rispondendo alle crescenti pressioni cinesi. Ciò suggerisce che Prabowo potrebbe spostare l’approccio tradizionale della libertà-attiva verso una posizione più assertiva, proteggendo gli interessi nazionali e ottimizzando al contempo i benefici economici.
Nel contesto dell’ASEAN, Prabowo potrebbe cercare di rafforzare la leadership indonesiana promuovendo una maggiore integrazione economica regionale. Potrebbe aspirare a far diventare l’Indonesia un attore centrale nelle dinamiche geopolitiche ed economiche dell’Asia-Pacifico che con l’intensificarsi della rivalità USA-Cina, potrebbe cercare di posizionare l’Indonesia come snodo commerciale globale, garantendo al contempo la continuità dei progetti finanziati dalla Cina attraverso il BRI e l’industria del nichel. Tuttavia, cercherà probabilmente di evitare una dipendenza eccessiva da Pechino.
Verso il blocco BRICS?
Nonostante l’adesione al principio non allineato possa restare centrale, è possibile che Prabowo guardi con interesse a collaborazioni più strette con potenze emergenti non occidentali come Cina o Russia. Negli ultimi tempi, si è discusso di una possibile adesione dell’Indonesia al blocco economico BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), seguendo l’esempio della Malesia e del futuro possibile ingresso della Thailandia. Questo è stato confermato anche dal nuovo ministro degli esteri Sugiono, che ha confermato l’intenzione dell’Indonesia di diventare paese membro del BRICS Plus Summit in Russia Kazan.
Il BRICS sta assumendo sempre più rilevanza come piattaforma di collaborazione tra economie emergenti, con l’obiettivo di sfidare l’ordine economico mondiale dominato dall’Occidente. Se l’Indonesia decidesse di approfondire i legami con questo blocco, potrebbe rafforzare la propria autonomia strategica e allontanarsi da un sistema di potere fortemente dominato dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali.
Con Prabowo al timone, l’Indonesia potrebbe assumere una posizione più visibile nella politica estera regionale e globale, ponendo l’Indonesia, in una posizione unica: potrebbe beneficiare sia degli investimenti cinesi del BRI sia delle iniziative americane volte a creare nuove catene di approvvigionamento globali, in particolare nei settori della tecnologia e della manifattura, oltre a incoraggiare un ruolo più attivo dell’ASEAN nella risoluzione dei conflitti regionali.

