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“Pivot to Asia” revisited: le Filippine al centro del Quadrilatero

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In linea con gli sviluppi in politica estera degli ultimi mesi, continua il riallineamento tra Washington e Manila attraverso la visita della Vice Presidente USA Kamala Harris nelle Filippine. Non solo, nell’ultimo anno l’Arcipelago ha visto rafforzata la cooperazione di sicurezza con i paesi del QUAD, in un contesto di sempre più evidente allineamento strategico.

Lo scorso novembre la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris si è recata in visita nelle Filippine, con l’obiettivo di cementare ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e dare ulteriore impulso a nuove forme di cooperazione militare. In particolare, oltre ad una visita istituzionale a Manila, in cui Harris ha incontrato Marcos Jr., la vicepresidente si è recata in visita alle basi militari Filippine nell’isola di Palawan, posta a dirimpetto Del Mar Cinese Meridionale e alcuni degli atolli contesi tra Filippine e Cina: tali strutture sono comprese nell’ambito di applicazione dell’accordo EDCA tra Manila e Washington, che prevede il loro possibile utilizzo (non permanente e a rotazione) da parte di personale militare statunitense. EDCA, siglato nel 2014 dall’allora presidente Aquino, sospeso nell’applicazione dal filo-cinese Duterte, è un trattato siglato in chiara (seppur non esplicita) funzione di contenimento e deterrenza nei confronti della Cina. 

Gli Stati Uniti dunque muovono un ulteriore passo per rendere le Filippine uno Stato chiave per la sicurezza regionale, e cercano di “sigillare” il corrente stato delle relazioni militari con l’alleato, spesso troppo instabile ed altalenante. Del resto, oltre al Mar Cinese Meridionale, l’Arcipelago sarebbe essenziale per Washington anche nel ben più complesso scenario di un conflitto a Taiwan: chiaramente, la presenza statunitense in tali circostanze sarebbe di essenziale aiuto anche per le Filippine, onde evitare un possibile allargamento del conflitto alle sue coste e per la complessa gestione di un possibile flusso di rifugiati. Infatti, in caso di conflitto, le Filippine potrebbero essere la meta designata per un consistente numero di richiedenti asilo, stante la loro favorevole normativa a riguardo (tra le più favorevoli in Asia). 

Assieme alle iniziative poste in essere con l’alleato storico, nel corso dell’anno l’Arcipelago ha rafforzato la cooperazione in materia di sicurezza con altri Paesi di estrema rilevanza nell’architettura regionale. Lo scorso 7 dicembre, per la prima volta dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale, sono atterrati alla base militare di Clark nelle Filippine due caccia F-15 delle forze di autodifesa giapponesi, nell’ambito di operazioni militari congiunte tra le due aeronautiche. Va sottolineato come più volte i due Paesi hanno espresso la volontà di rafforzare la propria cooperazione militare e come Manila guardi con sempre più interesse a Tokyo e alle sue riforme in ambito militare, al fine di diversificare le sue opzioni in materia di sicurezza e garantirsi un ulteriore sponda per rafforzare la sua strategia di deterrenza nel Mar Cinese Meridionale. Va inoltre aggiunto che le dispute territoriali sul mare che coinvolgono Manila e Pechino sono di natura simile a quanto accade nel Mar Cinese Orientale tra Cina e Giappone, in particolare riguardo al controllo delle isole Senkaku/Diaoyu. 

L’Australia continua a rafforzare la sua cooperazione militare con l’Arcipelago, in considerazione dell’attivo partenariato strategico tra i due Paesi e dell’accordo che prevede la possibilità per personale australiano di partecipare ad operazioni militari congiunte con le AFP, nel 2022 l’Australia ha garantito la presenza di proprio personale nell’ambito delle esercitazioni Filippino-Statunitensi balikatan (spalla a spalla) e ha riaffermato la volontà di esplorare ulteriori modalità di cooperazione militare. 

Non da ultimo, le Filippine da quest’anno si sono dotate anche di tecnologia militare indiana. È stato osservato come la recente fornitura di missili supersonici BrahMos sia rilevante nel garantire certe capacità di deterrenza nelle coste dell’arcipelago, in considerazione della gittata di tali equipaggiamenti. In generale, seppure in modo più cauto e informale, è indubbio come l’India abbia iniziato ad interessarsi alle Filippine sia come potenziale mercato di armamenti per la propria industria nazionale, sia come area strategicamente rilevante per affermare una propria presenza, seppure al momento limitata. 

Appare dunque chiaro come questi quattro Paesi, membri del QUAD, abbiano in diverse misure rafforzato, implementato o intrapreso iniziative securitarie con l’Arcipelago, ed è inoltre interessante osservare come l’entità e portata delle iniziative di ciascun membro corrispondano grosso modo al coinvolgimento di ciascuno nel “dialogo quadrilaterale”. E’ però rilevante osservare come materialmente ciascun paese stia effettivamente contribuendo a mitigare e affrontare una delle questioni più cruciali e rilevanti per l’intero Indo-Pacifico, ossia la presenza assertiva della Cina nel Mar Cinese Meridionale. Del resto, pur non essendosi registrati incidenti di portata eclatante come nella scorsa decade, emerge come la presenza della Repubblica Popolare nel mare, attraverso la costruzione di nuove installazioni anche in tempi recenti, possa sempre meno essere ignorata da qualunque Paese che ambisca ad affermare una propria presenza nella regione. 

Va aggiunto come il rafforzamento della presenza militare e strategica di tali Paesi sia un utile strumento per Manila. Se è vero da un lato che in virtù della storica alleanza con gli Stati Uniti le Filippine non abbiano mai veramente potuto “oscillare” politicamente tra le due superpotenze, si comprende come i tentativi di disallineamento da Washington operati dal precedente presidente Rodrigo Duterte siano stati un consistente “danno di immagine” per Manila, che ora si trova nella necessità di operare un concreto riallineamento. La rilevanza strategica delle Filippine ha pertanto giocato un ruolo nel favorire il riallacciamento e rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti e altri membri. 


In conclusione, occorrerà osservare come la Repubblica Popolare reagirà a tale riallineamento delle Filippine al centro del QUAD. A questo scopo, sarà importante monitorare l’esito della visita del Presidente Marcos Jr. a Pechino nel gennaio 2023: sempre desiderose di attrarre investimenti e capitali dal Dragone, è verosimile ritenere che le Filippine proveranno a separare il dialogo in materia economica da quello strategico-militare, e la “linea rossa” sarà proprio la posizione di Manila riguardo il vessato Mare. Allo stesso modo, e forse ancora più di difficile previsione, sarà cruciale la valutazione cinese a riguardo: lungi dal percepire Manila come una minaccia, Pechino concepisce tuttavia l’intensificarsi di tali iniziative come tentativi di accerchiamento da parte di potenze extra-regionali, in particolare degli Stati Uniti. Fattori come vicinanza geografica e percezione delle minacce poste da altre potenze hanno da sempre giocato un ruolo chiave nella gestione delle relazioni tra Paesi, e trovare l’auspicata separazione tra cooperazione economica e questioni strategiche potrebbe costituire per Manila uno sforzo oltre portata.

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