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Il pivot monetario e finanziario della Russia in sinergia con la Cina

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La guerra di aggressione della Federazione Russa nei confronti dell’Ucraina ha innescato una mole di sanzioni senza precedenti da parte degli Stati Uniti, gli stati europei e i loro alleati. Una delle misure più importanti è stata quella di negare alla Banca Centrale Russa l’accesso alle sue riserve internazionali detenute nelle principali valute mondiali, il dollaro statunitense e l’euro. Ne ha conseguito un focolaio di speculazioni sul rublo, svalutato tanto da rischiare di trascinare l’economia russa verso uno scenario di default, dopo quello del 1998. Tuttavia, la valuta russa ha registrato un apprezzamento nello scambio col dollaro, persino superiore rispetto al periodo pre-guerra. All’interno di questa cornice, gli interessi di Cina e Russia si sono allineati con lo scopo di riconfigurare l’ordine liberale internazionale eludendo le sanzioni occidentali, come recentemente dichiarato nell’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin a Samarcanda, in Uzbekistan.

Accordi bilaterali monetari swap della Cina

Gli accordi bilaterali monetari swap (BSAs) sono fondamentali nella costruzione di un sistema internazionale in cui la Cina occupi la posizione di garante di liquidità. D’altronde, Amighini (2020) definisce i BSAs come degli «avamposti finanziari» della Cina collocati nei propri partner commerciali strategici, stimolando la domanda dello scambio internazionale della valuta cinese, il renminbi (RMB). Sono molti i vantaggi che ne conseguono in termini di opportunità di commercio, investimenti e maggior efficienza derivante dalla fatturazione e dal regolamento degli scambi nella valuta cinese. Uno di questi è che un aumento della domanda per l’utilizzo internazionale della valuta cinese potrebbe potenzialmente essere una strategia per rivaleggiare con il dollaro USA, e di conseguenza chiave di un sistema monetario internazionale multipolare.

I BSAs costituiscono una forma di cooperazione fra le banche centrali. Entrambi le parti concordano di scambiare la loro moneta domestica, o una valuta forte come il dollaro (attingendo dalle loro riserve in valuta). Questi accordi tra le parti si regolano solitamente fissando dei limiti all’entità dell’operazione e alla sua durata, cioè quando le banche centrali dovranno cambiare la stessa quantità di valute al tasso di cambio della transazione iniziale. Per tutta la durata del BSA, il creditore detiene la valuta estera acquisita, mentre il mutuatario utilizza i fondi acquisiti per far fronte alle proprie esigenze finanziarie.

Sfida cinese al dollaro-centrismo

Le prestazioni dei BSAs della Repubblica Popolare stanno sfidando lo status quo del sistema monetario internazionale nelle seguenti direttive. In primo luogo, queste linee di liquidità forniscono canali alternativi di finanziamento del commercio e degli investimenti diretti esteri (FDI). In secondo luogo, l’utilizzo di una moneta domestica, anziché l’uso di una moneta-veicolo come il dollaro, riduce i costi di transazione del commercio transfrontaliero e degli FDI. L’ultima direttiva degli swap di liquidità riguarda il miglioramento delle prestazioni dei Trattati bilaterali per gli investimenti e per le Aree di commercio preferenziali esistenti tra la Cina e i suoi partner, segnalando una futura cooperazione economica o politica.

La geografia fornita dagli accordi bilaterali swap indica un altro fattore per cui la Cina attua la sua strategia di internazionalizzazione del renminbi; pertanto, le alleanze militari influenzano la cooperazione commerciale. Il Regno di Mezzo, oltre a perseguire l’internazionalizzazione della propria moneta, rafforza economicamente e finanziariamente i suoi partner strategici attraverso la rete infrastrutturale della Belt & Road connessa ai BSAs. Questo progetto di sviluppo tout court a lungo termine permette alla Cina l’accesso al mercato delle risorse naturali, indispensabili per la propria autosufficienza energetica, aprendogli una finestra che gli consentirà di pagare le importazioni di risorse energetiche in RMB. 

Avamposti geo-finanziari cinesi

La velocità con cui la Cina sta perseguendo i BSAs, dal 2008, ha sollevato delle domande sulla motivazione e sulle potenziali conseguenze. Armijo e Katada (2015) sostengono che gli accordi bilaterali swap vanno inquadrati nell’organismo del financial statecraft, termine che sottolinea: l’insieme degli strumenti e capacità in materia monetaria, economica, finanziaria e politica, utilizzate ai fini del raggiungimento degli obiettivi di politica estera. Il ruolo degli swap liquidi per espandere l’influenza finanziaria cinese è fondamentale per il potere finanziario cinese. Gli swap cinesi hanno un aspetto essenziale che riguarda l’unione tra la sfera militare e finanziaria.

Il dollaro, o greenback, è uno strumento strutturale per il potere di Washington nelle relazioni internazionali. Norrlof (2010) sostiene che l’emissione della valuta più importante del mondo, il greenback, consegue dei benefici geopolitici per gli Stati Uniti e in particolare per i paesi che beneficiano del dominio militare americano, pagando sostanzialmente un’allusiva security tax. Il potere esorbitante del dollaro di condizionare il ciclo economico-finanziario globale è fuori discussione, tanto che gli USA privilegiano le sanzioni come strumento soft-power economico-finanziario per stringere a morsa gli stati nemici.

McDowell (2019) sottolinea che gli accordi bilaterali swap sono progettati in due forme, una forma difensiva e l’altra offensiva. La forma difensiva si esplica nella promozione dell’uso del RMB come valuta di regolamento commerciale, riducendo la dipendenza della Cina dal dollaro. La forma offensiva si costituisce nella costruzione, al di fuori delle istituzioni di Bretton Woods (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale), di un approvvigionamento di liquidità creditizia per le nazioni partner in circostanze pericolose finanziarie. Di conseguenza, migliora lo status globale del Regno di Mezzo, rendendolo un potenziale prestatore internazionale di ultima istanza al pari degli Stati Uniti. Il duplice ruolo degli accordi bilaterali swap rafforza le prospettive dell’uso globale della valuta cinese, consentendo alla leadership di Pechino di cambiare l’ordine economico globale incentrato sul dollaro-centrismo. 

Conclusione

Negli ultimi anni la leva finanziaria statunitense per colpire gli avversari geopolitici sta scemando e il ruolo della Repubblica Popolare di protettrice ne è in parte la causa, facendo da nazione garante in termini finanziari ed economici ai paesi colpiti dalle sanzioni. L’accordo bilaterale swap tra la Cina e la Russia non fu solamente guidato da motivazioni commerciali ed economiche, ma per smorzare anche l’impatto delle sanzioni statunitensi ed europee causate dalla crisi della Crimea (2014). Tale evento si è trascinato con l’odierna guerra russo-ucraina che ha provocato, oltre alla grande fuga dei capitali e delle aziende occidentali, la scomunica dei cittadini russi dal sistema di pagamento Swift, costringendoli a effettuare versamenti internazionali al Cips.

A seguito della sospensione delle operazioni finanziarie di Visa Inc. e Mastercard Inc. in Russia, gli istituiti di credito russi come Sberbank of Russia, Joint Stock Company Tinkoff Bank e JSC Alfa-Bank, sono entrate a far parte del sistema globale di elaborazione delle carte di credito della Cina. Tali eventi possono essere di cruciale rilievo nel cambiamento di direzione dell’ordine diplomatico e finanziario di Mosca, traducendosi in un ruolo del Politburo cinese come un’alternativa valida per eludere le sanzioni finanziarie occidentali. Ciononostante, il recente vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Samarcanda, ha dimostrato quanto il paradigma del do ut des tra Mosca e Pechino sia ostacolato dalla loro evidente relazione asimmetrica.

Il dilemma di Pechino sta nel come fornire l’ancora finanziaria di salvezza al suo partner tattico, la Federazione Russa, senza infrangere però il proprio pieno accesso ai mercati finanziari globali. Si deve considerare anche che la Cina vuole proteggere il proprio conto capitale. Nonostante, le ampie prospettive di una maggiore cooperazione sulla messaggistica finanziaria transfrontaliera tra i due paesi, il sistema di pagamento della Cina ha una portata infrastrutturale troppo ristretta per ammortizzare il divieto russo nel sistema finanziario internazionale. Tuttavia, se poniamo nello stesso tavolo il conflitto in Ucraina e la crescente aggressività di Pechino nei confronti di Taiwan e delle isole contese, si può determinare una curva di accelerazione evolutiva della globalizzazione che ha come punto d’origine lo scoppio la guerra commerciale tra Stati Uniti e Regno di Mezzo. Nella nuova geografia della guerra, si cristallizzerà una cortina di ferro tra l’Europa e l’ex URSS? Lo scenario dove il legame tra Russia e Cina diventasse impasse, la profezia del decoupling potrebbe avverarsi in un orizzonte temporale breve.

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