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TematicheCina e Indo-PacificoLa Belt and Road Initiative nel secondo decennio

La Belt and Road Initiative nel secondo decennio

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Si è concluso il 18 ottobre scorso il terzo forum della Belt and Road Initiative (BRI), celebratosi nel decennale dell’oramai famoso discorso tenuto ad Astana da Xi Jinping, in cui il Neopresidente della Repubblica Popolare cinese, evocò per la prima volta la Via della seta, utilizzando intenzionalmente il termine coniato dal geografo tedesco Ferdinand Von Richthofen per descrivere le reti di scambi commerciali che collegavano la Cina della dinastia Han con resto del mondo. Nonostante le tensioni derivate dai conflitti, dalle devastazioni della pandemia, dalle continue ricadute della crisi del debito globale e i problemi economici interni, Xi Jinping ha inviato un forte segnale che la Cina resta impegnata nella BRI tornando ai finanziamenti internazionali dopo gli anni peggiori del Covid seppur in maniera più sostenibile ed in un formato ridotto rispetto al passato.

L’edizione 2023 del Belt and Road forum

L’edizione 2023 ha senza dubbio risentito degli effetti della pandemia da Covid-19 e delle conseguenze del conflitto russo-ucraino. Se al primo forum nel 2017 avevano partecipato 30 fra capi di stato e di governo, l’edizione successiva, svoltasi nel 2019, si era ampliata a 37 interventi. Quest’anno, tuttavia, nonostante si sia trattato del primo appuntamento dopo quattro anni, organizzato volutamente in occasione della grande celebrazione del decimo anniversario, la partecipazione si è ridotta a 23 fra capi di stato e di governo, oltre a quella del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guteress. Per l’UE l’unico capo di stato a partecipare al forum è stato Viktor Orban mentre gli altri paesi si sono limitati ad inviare gli ambasciatori (come l’Italia che peraltro sta valutando l’uscita dalla BRI) e dei funzionari, con ciò sottolineando una certa distanza dal progetto cinese. Nonostante ciò, la BRI appare ancora in salute, contando soprattutto sul sostegno del Sud del mondo, che il governo di Pechino utilizza come contrappeso all’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti. Secondo il primo Libro bianco sulla BRI, pubblicato poco prima del forum, Pechino ha firmato più di 200 accordi di cooperazione con più di 150 paesi e 30 organizzazioni internazionali in cinque continenti. È importante sottolineare, tuttavia, che non tutti i paesi che hanno firmato un memorandum d’intesa sulla BRI ospitano progetti BRI. Inoltre, l’adesione alla BRI non garantisce che un paese riceva un trattamento preferenziale da parte delle banche cinesi rispetto ai suoi vicini non BRI, come ha dimostrato l’esperienza dell’Italia. Allo stesso tempo, gli accordi si sono rivelati dei formidabili strumenti per conferire credibilità all’iniziativa cinese tanto da essere pubblicizzati da Pechino come un sigillo di approvazione

I partecipanti al III Forum. Chi manca e chi si è aggiunto

La forte partecipazione di rappresentanti dai paesi del Sud del mondo ha rivelato dove la BRI riesca ad intercettare i maggiori consensi e dove Pechino probabilmente si concentrerà sempre di più nei prossimi anni. In particolare, Pakistan, Indonesia e Sri Lanka oltre all’Africa ed in parte al Sud America. Ciò avviene meno di due mesi dopo che Xi Jinping ha partecipato al vertice dei BRICS in Sud Africa, esercitando pressioni con successo sul gruppo affinché ammettesse altri sei membri (Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti).  

Tra i partecipanti, il segretario delle Nazioni Unite António Guteress ha sottolineato come la BRI rappresenti un’opportunità storica per costruire città, comunità e sistemi di trasporto ed energia moderni e puliti che pongano al centro la resilienza e la sostenibilità, trasformando in questo modo l’emergenza infrastrutturale, in particolare dei paesi meno sviluppati, in un’opportunità infrastrutturale. La presenza del Presidente russo Vladimir Putin, in una rara apparizione internazionale dai tempi dell’attacco all’Ucraina, oltre a rinvigorire il rapporto (tattico) privilegiato con la Repubblica popolare cinese ha rappresentato un’occasione per invitare i presenti al Forum a partecipare allo sviluppo della rotta del Mare del Nord in una prospettiva che si inserisce logicamente negli sforzi multilaterali, tipo la BRI, per aumentare la cooperazione globale. Tali progetti infrastrutturali, secondoPutin, permetteranno di creare una rete integrata di trasporti e logistica, diversificando il traffico merci attraverso collegamenti più efficaci, affidabili e sicuri. In questo senso vanno inquadrati i progetti per unire i porti russi sul Mar Baltico e sull’Artico ai porti del Golfo Persico e dell’Oceano Indiano, oltreché potenziare i collegamenti ferroviari. Progetti che secondo il presidente russo riflettono i profondi cambiamenti in corso nell’economia globale ed il nuovo ruolo che i paesi dell’Asia-Pacifico e del Sud del mondo insieme ad altri centri di crescita e sviluppo stanno svolgendo. Viktor Orban unico presidente di un paese membro dell’Unione Europea ha affermato che, grazie alla cura e al sostegno personale del presidente Xi Jinping, le relazioni tra Ungheria e Cina hanno mantenuto un solido sviluppo e ottenuto risultati fruttuosi negli ultimi anni. Gli investimenti e la cooperazione portati avanti dalle imprese cinesi, compresa la costruzione della ferrovia Budapest-Belgrado, hanno promosso in modo significativo lo sviluppo economico e sociale dell’Ungheria, contribuendo così a portare grandi cambiamenti nel mondo tali da offrire maggiori benefici alle persone di tutti i paesi.

Gli 8 passi di Xi Jinping per una cooperazione di alta qualità sulla Belt and Road Initiative

Il discorso programmatico di Xi Jinping  a chiusura del forum oltre a fare il punto della situazione sui primi dieci anni dell’ambizioso progetto cinese ha rappresentato l’occasione per rilanciarne il ruolo per la modernizzazione globale rafforzando i partenariati di collaborazione della BRI. Per tale ragione verranno compiuti otto passi importanti per sostenere il perseguimento di una cooperazione di alta qualità. In quest’ottica la Cina:

  1. intensificherà lo sviluppo del China-Europe Railway Express, parteciperà al corridoio di trasporto internazionale transcaspico e compirà sforzi congiunti per costruire un nuovo corridoio logistico attraverso il continente eurasiatico integrando porti, servizi marittimi e commerciali nell’ambito della Via della seta marittima oltre ad accelerare la costruzione del nuovo corridoio commerciale internazionale terra-mare e della Via della seta aerea;
  2. istituirà zone pilota per la cooperazione nel commercio elettronico sulla Via della Seta, stipulerà accordi di libero scambio e trattati di protezione degli investimenti con più paesi. Saranno eliminate tutte le restrizioni all’accesso agli investimenti esteri nel settore manifatturiero;
  3. verranno promossi sia progetti esclusivi che programmi di sostentamento piccoli ma intelligenti. La China Development Bank e la Export-Import Bank of China istituiranno ciascuna una finestra di finanziamento di 350 miliardi di RMB. Altri 80 miliardi di RMB verranno investiti nel Silk Road Fund. Insieme, sosterranno i progetti BRI sulla base del funzionamento del mercato e del business;
  4. promuoverà lo sviluppo green. Infatti, la Cina continuerà ad approfondire la cooperazione in settori delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti al fine di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione;
  5. promuoverà l’innovazione scientifica e tecnologica, continuando ad attuare il piano d’azione per la cooperazione in materia di scienza, tecnologia ed innovazione della Belt and Road. Verranno aumentati il numero di laboratori congiunti costruiti con altre parti portandoli a 100 nei prossimi cinque anni sostenendo i giovani scienziati di altri paesi affinché lavorino su programmi a breve termine in Cina;
  6. rafforzerà il dialogo sulle civiltà con i paesi partner della BRI. Oltre alla Silk Road International League of Theatres, al Silk Road International Arts Festival, all’Alleanza internazionale dei musei della Via della seta, all’Alleanza internazionale dei musei d’arte della Via della seta e all’Alleanza internazionale delle biblioteche della Via della seta che sono stati istituiti, La Cina ha anche lanciato l’Alleanza Internazionale del Turismo delle Città della Via della Seta;
  7. promuoverà la cooperazione basata sull’integrità. Insieme ai suoi partner di cooperazione, la Cina pubblicherà i risultati e le prospettive della costruzione dell’integrità della BRI;
  8. lavorerà con i paesi partner della BRI per rafforzare la costruzione di piattaforme di cooperazione multilaterale che coprano energia, tassazione, finanza, sviluppo sostenibile, riduzione dei disastri, lotta alla corruzione, think tank, media, cultura e altri campi. 

La Belt and road Initiative nel secondo decennio

Un programma senz’altro ambizioso per la Cina che intende affrontare questo secondo decennio della One Belt One Road consolidando lo sforzo di interconnessione globale e rilanciando in questo modo il ruolo che Pechino immagina per sé. Un’ambizione revisionista dell’ordine internazionale che, in maniera pacifica, intende ridisegnare la globalizzazione in chiave cinese. Sotto questo aspetto può essere interpretato il messaggio che Xi Jinping ha lanciato per mettere in guardia contro i tentativi di decoupling dall’economia cinese, stigmatizzando le sanzioni unilaterali, la coercizione economica e l’interruzione della catena di approvvigionamento. Tuttavia, dopo il primo decennio appare opportuno verificare se il programma lanciato nell’autunno del 2013, abbia effettivamente raggiunto i suoi due obiettivi originali ovverosia la capacità edilizia e finanziaria in eccesso nel paese per progetti generatori di ritorno all’estero e quello di creare una leva strategica diffondendo la buona volontà nei confronti della Cina nei paesi partecipanti, guadagnando in questo modo influenza politica sui governi. Se la BRI ha contribuito a soddisfare le esigenze di finanziamento dei progetti delle economie in via di sviluppo, insieme ad altri finanziatori internazionali, è altrettanto comprensibile come abbia attirato le critiche di chi sostiene che ha contribuito all’emergenza debitoria in un contesto di aumento dei tassi di interesse e di altre pressioni economiche. Secondo un report citato da Nikkei Asia per i progetti di costruzione, la dimensione media degli accordi nel 2022 è stata la più bassa da quando la BRI è stata annunciata nel 2013, con circa 321 milioni di dollari nel 2022 rispetto ai 496 milioni di dollari nel 2021. Secondo il report dell’Università Fudan di Shanghai, i progetti di costruzione tendono ad essere più piccoli, forse perché basati su garanzie sovrane che sono diventate più difficili da onorare a causa dei budget ristretti dei governi beneficiari e per via dei modelli di gestione del rischio adattati dalle istituzioni finanziarie cinesi all’incertezza economica globale. Anche perciò è emerso un approccio in cui l’accento viene spostato dai progetti infrastrutturali su larga scala a quelli più piccoli, meglio se basati sulla tecnologia, ammettendo implicitamente che il modello originale della BRI non era esente da problemi, in particolare per quanto ha riguardato i prestiti forniti per i progetti che alcuni governi non sono stati in grado di ripagare. Da qui sono scaturite le accuse da parte di Stati Uniti, India ed altri paesi secondo cui la Cina abbia deliberatamente utilizzato la cosiddetta “trappola del debito”, finalizzata all’acquisizione di attività nei paesi insolventi. Il caso più eclatante è stato senz’altro è quello del porto di Hambantota nello Sri Lanka che il governo ha finito per affittare a una società cinese per 99 anni. In questo senso il Forum ha riflettuto i tentativi cinesi di adattarsi ad una nuova stagione, caratterizzata tra l’altro da una significativa recessione economica anche a livello nazionale; E seppure alcuni sostengano che la Cina non abbia concesso prestiti inesigibili intenzionalmente, oggi la lezione sembra essere stata appresa a Pechino che ha declinata nel concetto di più piccolo più bello il filo conduttore che caratterizzerà il prossimo decennio della BRI.

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