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TematicheItalia ed EuropaL’Italia, cinquantadue anni fa, crocevia della guerra fredda

L’Italia, cinquantadue anni fa, crocevia della guerra fredda

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Il 12 dicembre 1969 è una giornata consegnata alla storia del nostro Paese, come la data della “strage di Piazza Fontana”. Una serata tragica, quella di cinquantadue anni fa, che un giornalista-intellettuale come Sergio Zavoli, collocò all’inizio del periodo da lui definito “La notte della Repubblica”, terminato poi nella seconda metà degli anni ’80 dello scorso secolo. Uno spazio temporale, che vide l’Italia al centro di una serie di episodi tutti collocabili nello scontro derivante tra il “mondo libero” e i Paesi del “socialismo reale”.

Uno scontro ideologico che segnò oltre quaranta anni della storia globale e che vide impegnati i due “blocchi” sul piano politico, economico, strategico-militare e culturale.

Senza entrare nel merito degli aspetti giudiziari, che appartengono ad altri analisti, alla magistratura e alla storia, la “strage di Piazza Fontana” si colloca proprio nel contesto conflittuale della “guerra fredda”.

La società italiana di quegli anni era attraversata da sommovimenti sociali, politici e culturali, che misero in discussione le istituzioni tradizionali (famiglia, Chiesa, scuola, università) e il modello di società delineatosi negli anni di crescita economica; si affermò una crescente protesta sociale manifestatasi attraverso il movimento sindacale con un deciso protagonismo della cosiddetta “classe operaia”, da una protesta studentesca diffusa (furono occupate migliaia di scuole e centinaia di Facoltà universitarie) e da una complessiva rivoluzione dei costumi.

L’assetto politico italiano inoltre rappresentava una peculiarità nelle democrazie postbelliche, perché caratterizzato dalla presenza del più forte Partito Comunista nel mondo occidentale, in forte crescita elettorale proprio in quegli anni. Stavano entrando in crisi fattori fondamentali negli equilibri internazionali e la giovane democrazia italiana, sia per la posizione baricentrica nell’area mediterranea sia per essere area di frontiera con i Paesi della “cortina di ferro”, fu sempre oggetto di osservazione particolare da parte delle grandi potenze. Si alimentò pertanto una crescente tensione politica nel Paese; una tensione che sfociò nel tempo anche in forme di terrorismo a destra e sinistra del cosiddetto “arco costituzionale”. 

Nel 1967 in Grecia, soltanto due anni prima, il progressivo logoramento dei rapporti politici e la posizione stessa del territorio ellenico frontale rispetto ai Paesi dell’Est europeo, portò ad un “colpo di Stato” militare con il superamento delle libertà e delle istituzioni democratiche.

Un clima pertanto difficile e dove gli equilibri internazionali venivano continuamente messi in discussione; l’Italia del dopoguerra fece una scelta chiara a favore dell’Occidente, pur conservando una spiccata vocazione all’autonomia per affermare un ruolo proprio nei rapporti esteri.

Questi sono gli scenari dell’Italia del 12 dicembre del 1969; un Paese sottoposto a pressioni interne ed esterne, che riuscì comunque a mantenere salde le Istituzioni democratiche, proprio per la lealtà della stragrande maggioranza degli uomini dello Stato, delle forze politiche e del deciso legame con il “mondo libero”.

La strage di Piazza Fontana rimane comunque una ferita per la Repubblica italiana, così come l’ha definita il Presidente Mattarella; la speranza rimane nelle risposte che la giustizia e la storia potranno consegnare alla società in onore delle vittime.

Nel frattempo il mondo è cambiato e quegli anni di tensione sono un ricordo, ricordo che deve aiutare a mantenere viva l’attenzione sulla centralità delle libertà democratiche per lo sviluppo dell’umanità.

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