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Il Piano Mattei e la politica estera italiana. Intervista all’On. Giangiacomo Calovini (FdI)

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Il 29 gennaio si è concluso a Roma il Vertice Italia Africa in cui si sono incontrati 25 capi di Stato e di governo assieme ai vertici delle principali organizzazioni internazionali. Tra gli altri, gli obiettivi erano la cooperazione nel campo dell’energia, garantire l’approvvigionamento di prodotti energetici verso l’Unione europea e promuovere lo sviluppo dei Paesi africani al fine di ridurre i flussi migratori verso il Vecchio continente. Il forum è stato l’occasione per inaugurare e presentare ufficialmente il Piano Mattei per i Paesi africani, su cui abbiamo chiesto un commento all’On. Giangiacomo Calovini, deputato di Fratelli d’Italia, membro della III Commissione Affari Esteri e Comunitari.

Il Piano Mattei è rapidamente diventato il progetto di punta in politica estera dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Quale pensa sarà il suo impatto sul continente africano? Come risponde a chi lo definisce una scatola vuota?

L’Africa è sempre più terreno di competizione. Oggi gli Stati africani sono preda di potenze autoritarie che vedono il continente come mero oggetto d’interessi economici e di approvvigionamento. Da una parte la presenza capillare del gruppo mercenario Wagner, responsabile anche dei tristemente noti massacri della popolazione ucraina, dall’altra la penetrazione politico-economica della Repubblica Popolare tramite, tra gli altri, la Belt and Road Initiative. Per avere contezza del fenomeno, basti pensare che nella sola Africa subsahariana, nell’ambito della Nuova via della seta, gli investimenti cinesi hanno superato i quattro miliardi di dollari nella prima metà del 2023. La Repubblica Popolare si è confermata il primo partner commerciale del continente con quasi 300 miliardi di dollari di interscambio, in aumento dell’10% rispetto al 2022. A queste politiche predatorie l’Italia contrappone l’azione di una diplomazia basata sull’armonia degli intenti e la complementarità dei fini. In tal senso, il Piano Mattei è anzitutto un quadro di riferimento valoriale e ideale della strategia politica che l’Italia ha e – con questo Governo – sente il dovere di portare avanti verso il continente africano. Il Piano Mattei dunque perimetra l’azione italiana e definisce un framework condiviso tra il nostro Paese e gli Stati africani. La logica è quella di un partenariato paritario in ambito non solo economico, ma anche culturale e sociale che vada creando i presupposti per alimentare un circolo virtuoso tra l’Italia e il continente africano. A tal scopo sono stati pensati i sette articoli che compongono il decreto e che prevedono una struttura che garantisce la trasparenza e l’accertamento delle responsabilità (art. 2), chiari e circoscritti compiti (art. 3), un ulteriore organo collegiale (art. 4), un budget e una durata stabiliti (art. 6). Questa iniziativa è inoltre pienamente inserita nel quadro costituzionale e saldata ai lavori paralleli delle Camere (art. 5).

Come si colloca il Piano Mattei nei rapporti bilaterali dell’Italia? Pensa che possa diventare motivo di attrito con gli alleati?

Ovviamente questo governo non ha la presunzione di pensare di poter da solo risolvere le problematiche che affliggono l’Africa. Gli obiettivi e le finalità del Piano vanno ponderate e declinate anche alla luce delle alleanze storiche che l’Italia ha nello scacchiere internazionale, con particolare attenzione alle dinamiche comunitarie intestine. D’altro canto, il nuovo modello di cooperazione italiano ha più volte dato prova della sua resilienza e robustezza. Per rimanere nel contesto africano, basti pensare come le recenti tensioni in Medio Oriente non abbiano modificato in alcun modo il rapporto con l’Algeria, primo fornitore di gas dell’Italia. Inoltre, non va dimenticato che il nostro Paese è al centro dei principali strumenti internazionali di cooperazione multilaterale. L’Italia ha dimostrato un nuovo dinamismo nello scacchiere globale declinato nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi ispiratori di esso. In tal senso si muove entro il solco tracciato da Enrico Mattei. È nel ribadire tale traiettoria che questo governo ha deciso di saldare la propria proiezione verso il continente africano ad un nome di così ampio respiro internazionale. L’intento è quello di marcare il “cambio di passo” attuato da questo governo e di adattare al contesto della “globalizzazione competitiva” il programma cattolico-nazionale di Mattei. Infine, la Conferenza Italia-Africa, ha rappresentato un’occasione di primaria importanza nella condivisione e nella individuazione, definizione e attuazione degli interventi del Piano con i Paesi africani interessati, ribadendo l’impegno compartecipato alla stabilità e alla sicurezza regionali e globali.

Uno degli obiettivi principali del Piano Mattei è il contrasto all’immigrazione clandestina. Obiettivo che lo accomuna con il recente accordo tra Italia e Albania. Si tratta di due iniziative ispirate da una stessa visione di politica estera?

Siamo ben consapevoli di quanto la lotta all’immigrazione irregolare sia una priorità per l’Italia; e come la crisi migratoria del 2015 ha palesato, questa è priorità che un Paese non può affrontare da solo, tanto più in una fase in cui il contesto internazionale accresce la pressione migratoria. È un tema questo che, grazie all’iniziativa italiana, è tornato al centro del dibattito europeo, e – come questo governo ha più volte ribadito – sarà affrontato sulla base dei principi imprescindibili di solidarietà e responsabilità condivise tra gli Stati membri dell’Unione europea. Tanto il protocollo Italia-Albania quanto – parte – del Piano Mattei si muovono in tal senso. Entrambi sono espressione della concretezza e della pragmaticità dimostrate da questo governo nel muoversi in ambito internazionale, due strumenti, due modelli di cooperazione complementari volti all’armonizzazione degli intenti tra Italia e alleati. Inoltre vi è – più esplicito nel Piano Mattei ma presente anche nel protocollo Italia-Albania – una sostanziale proiezione allo sviluppo sincretico. Se nel Piano Mattei palese è la volontà di costruire un modello virtuoso di coordinamento delle forze e di collaborazione con le nazioni e i popoli africani non solo verso la cooperazione allo sviluppo, la promozione delle esportazioni e degli investimenti, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, la salute, agricoltura e sicurezza alimentare, ma che restituisca loro anche il diritto a non emigrare, contribuendo concretamente a rimuovere le cause che portano i migranti ad abbandonare la propria. Anche nel Protocollo IT-Albania è rintracciabile un modello similare. Non solo in quanto il Partenariato tra il nostro Paese e l’Albania si sviluppa già su molteplici direttrici dai rapporti commerciali a quelli culturali e sociali, ma anche – e soprattutto – perché in un contesto internazionale instabile una delle principali sfide che attendono il nostro governo – e l’Unione in generale – è quello dell’integrazione europea verso la regione dei Balcani occidentali. L’impegno dell’Italia per l’incremento degli sforzi delle istituzioni europee verso l’integrazione dei Balcani occidentali è inequivocabile. Non solo perché il nostro Paese è tra i più esposti ai rischi di una ulteriore destabilizzazione della regione, in particolare sul fronte migratorio, ma soprattutto perché sente e vuole la responsabilità di farsi portavoce delle speranze e delle aspettative di chi vive dall’altra parte dell’Adriatico e che vede il proprio destino nell’Europa unita, continuando a sperare in una reale inclusione nella Casa comune europea. In tal senso, il Protocollo è un’ulteriore prova di come l’Italia sia da sempre uno dei principali sostenitori dell’ingresso dell’Albania nell’Unione europea.

La presenza di Ursula von der Leyen al Vertice Italia-Africa dimostra l’interesse dell’Unione verso il Piano Mattei. Ritiene che l’Europa possa giocare un ruolo all’interno del Piano Mattei? 

La presenza della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è una prima e chiara dimostrazione di quanto abbiamo detto prima, questo governo non ha la presunzione di pensare di poter da solo risolvere i problemi che affliggono il continente africano, né tantomeno le conseguenze di questi sull’Europa. Il Piano Mattei va, pertanto, interpretato come complementare alle strategie d’intervento delineate in sede comunitaria, dove la Global Gateway rappresenta l’esempio più concreto. È questo l’obiettivo a cui tendono gli sforzi del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro degli Esteri Antonio Tajani: riuscire nella saldatura tra interessi italiani e interessi europei.

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