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Brasile: scandalo Petrobras, è caos istituzionale

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Alcuni parlano di colpo di Stato, altri di pressioni dalla magistratura, quello che è certo è che l’affaire Petrobras sta portando il Brasile nel caos in piena crisi economica e a 5 mesi dai Giochi Olimpici di Rio. Lo scandalo di corruzione più grande della storia brasiliana si sta allargando sempre più, arrivando ormai a coinvolgere l’ex presidente Lula e la presidente Rousseff  – a un passo dall’impeachment.

Già nei mesi scorsi la Corte Suprema Brasiliana aveva annullato la procedura contro Dilma Rousseff che, ricordiamo, prima di diventare presidente è stata nel consiglio di amministrazione di Petrobras, colosso nazionale petrolifero. Le indagini della magistratura nell’inchiesta “autolavaggio”, il mani pulite brasiliano, hanno poi coinvolto l’ex presidente Lula che continua però a dirsi pronto per le presidenziali del 2018. La legge brasiliana prevede che non ci si possa candidare dopo aver governato per due mandati, Lula quindi potrebbe riprovarci dopo la presidenza della sua delfina Rousseff.

Per salvarlo dall’arresto la presidente Dilma ha nominato Lula ministro della casa civile e capo di gabinetto del governo, ma il provvedimento di nomina è stato sospeso e poi confermato da diversi giudici e da giorni in Brasile si assiste a un rimbalzo di provvedimenti sulla nomina.

Coinvolto nello scandalo Petrobras per corruzione e presunta frode fiscale, l’amatissimo ex presidente ha incassato il primo colpo dalla magistratura all’inizio di marzo quando è stato prelevato coattivamente dalla polizia per essere interrogato. Nel mezzo, la ormai celebre intercettazione divulgata dal procuratore Sergio Moro in cui Dilma informa Lula di aver provveduto alla nomina ministeriale da usare però solo “in caso di necessità”, quindi per sottrarsi all’arresto.

Secondo gli inquirenti l’intercettazione è la prova che la Rousseff ha nominato Lula ministro solo per proteggerlo dalla magistratura, in particolare da Sergio Moro, procuratore federale deciso ad andare fino in fondo al caso Petrobras ma che avrebbe le mani legate se Lula diventasse ministro.

Da parte sua la presidente parla di indebita intromissione dei giudici e di colpo di stato per far cadere il governo. Il tutto avviene tra le proteste di piazza: da giorni in tutto il Brasile si registrano manifestazioni contro il governo e pioggia di ricorsi in tutti i tribunali brasiliani contro la nomina di Lula a ministro. I guai però continuano anche per Dilma. Dopo il tentativo fallito dello scorso anno, questa volta l’opposizione è riuscita ad avviare la procedura di impeachment per la presidente, ora toccherà ad una commissione speciale valutare la fondatezza della richiesta.

Lui, Ignacio Lula continua a professarsi innocente e a parlare di “golpe” nei confronti del governo della Rousseff. Il popolo di sinistra, il partito del lavoratori di cui Lula  e Dilma fanno parte continua a sostenere il governo e a insistere sulla legittimità del provvedimento di nomina di Lula. A decidere sarà tra pochi giorni il  Supremo Tribunale Federale.

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