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TematicheItalia ed EuropaPerché le visite di Mattarella in Corea del Sud...

Perché le visite di Mattarella in Corea del Sud e Uzbekistan sono strategiche

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Chiamarla manovra di accerchiamento della Cina sarebbe troppo. Ma l’espressione è chiarificatrice del senso del filo rosso che lega le visite di questa settimana del Presidente Mattarella in Corea del Sud e Uzbekistan: rafforzare la proiezione dell’Italia in Asia e la cooperazione con due Paesi dell’area da considerare strategici per diversi aspetti.

Articolo precedentemente pubblicato su The Watcher Post e qui consultabile.

Seul
Mattarella manca dall’Asia dal viaggio in Cina del 2017. E da allora la linea della politica estera italiana è molto cambiata. Le intese siglate da Mattarella e Yoon Suk Yeol su economia, ricerca di base ed aerospazio sono significative. Verranno rafforzati ulteriormente gli scambi commerciali Italia-Corea del Sud, a quota 13,5 miliardi di $ nel 2022. I settori interessati sono: industria automotive, nuove tecnologie verdi, semiconduttori, minerali critici e nuovi materiali. Verrà anche costituito un Comitato di coordinamento congiunto che gestirà collaborazione bilaterale, buone pratiche e scambio di informazioni. Mattarella ha anche ascoltato le preoccupazioni coreane relative alla crescente attività militare cinese nel Mar Cinese Meridionale. In debita considerazione è stata sicuramente tenuto il fatto da un lato che Seul entrerà nel 2024 nel Consiglio di Sicurezza ONU come membro non permanente, aumentando il suo peso specifico nell’attuale complesso scenario geopolitico, e dall’altro che Roma ospiterà il prossimo anno il G7 in Puglia, al quale la Corea del Sud dovrebbe partecipare come ospite.

Tashkent e Samarcanda
È Asia Centrale la parola chiave per leggere al meglio il significato della visita del Presidente Mattarella a Tashkent. E per centrale dobbiamo intendere tra Russia e Cina. Con una liaison particuliere con l’Iran. Roma vuole perciò interpretare con Tashkent il ruolo di garante dell’autonomia uzbeka e fare da ponte con l’Occidente. Quella di Mattarella non è dunque semplicemente una visita di cortesia che ricambia quella di giugno a Roma del presidente Mirziyoyev. Tra Italia e cinque Paesi dell’Asia Centrale (Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e lo stesso Uzbekistan) è già in essere un accordo di partenariato strategico che prevede meccanismi di consultazione. Inoltre l’Uzbekistan, paese a quasi totalità di popolazione islamica, è il terzo produttore tra i paesi ex-Urss di gas naturale. Dettaglio da non dimenticare. Non solo. L’Uzbekistan ha ospitato in questi giorni il 16esimo vertice dell’Organizzazione per la cooperazione economica (Eco), cui partecipano i Capi di Stato e di governo di 8 Paesi dell’area, tra cui Azerbaigian, Turchia e Iran. Con l’Iran l’Uzbekistan sta legando molto. Lo dimostra una nota a margine del bilaterale tra i presidenti Mirziyoyev e Raisi dove si legge che i due paesi “hanno preso nota dell’intensificazione dei contatti reciproci e delle opportunità per espandere la cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Progetti di cooperazione vengono attuati congiuntamente in vari settori dell’economia, nei settori della cooperazione industriale e della localizzazione, del settore agricolo e della logistica. Sono state discusse anche le questioni dell’agenda regionale, anche nel contesto dell’attuale situazione in Afghanistan”. Mattarella potrebbe citare Alessandro Magno: “Tutto quello che ho udito di Samarcanda è vero, tranne il fatto che è più bella di quanto immaginassi”.

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