Perché gli Stati Uniti mandano ancora più truppe in Germania

La scelta di Biden è in totale controtendenza rispetto a quanto voluto da Trump. Ma l’ex presidente non è mai riuscito a ritirare le unità schierate in Germania: la presenza del contingente americano è troppo importante per la strategia di Washington. L’aumento delle truppe è un monito a Berlino e una rassicurazione per gli alleati.

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L’annuncio di Austin

In occasione della sua prima visita in Europa, il Segretario della Difesa americano, Lloyd Austin, ha annunciato che l’US Army invierà ulteriori 500 uomini in Germania, andando a rinforzare il robusto contingente americano già schierato sul suolo teutonico. Con lo stanziamento di queste ulteriori forze, l’apparato bellico americano schierato nella Repubblica Federale raggiungerà la cifra di 36.000 unità. Le nuove truppe andranno a rinfoltire i ranghi del contingente americano acquartierato a Wiesbaden, sede del comando dell’US Army Europe and Africa (USAREUR-AF).  

L’Esercito riceverà due diverse unità: una Multidomain Task Force (MDTF) e un Theater Fires Command. Entrambi i pacchetti di forze si inseriscono nel più ampio processo di adattamento dello US Army avviato dai vertici militari statunitensi per rendere le proprie forze di terra più adatte agli scenari bellici attuali. Da un paio d’anni ormai, l’Esercito sta implementando un nuovo concetto operativo, quello delle operazioni multidominio, considerate dai generali americani l’unico in grado di conferire alle forze di Washington la superiorità militare sugli avversari cosiddetti peer, ovvero Russia e Cina. In Europa, dunque, gli USA intendono modellare l’Army in linea con quanto già fatto nel Pacifico, dove una MDTF è operativa da tempo, e con quanto faranno nell’Artico, dove è atteso l’invio di un’unità di questo tipo. 

Che gli Stati Uniti fossero intenzionati a inviare in Europa una MDTF, in realtà, non costituisce una novità: già nel mese di febbraio il comandante dello US Army Europe and Africa, Generale Cristopher Cavoli, aveva espresso con forza l’esigenza di schierare anche nella sua area di competenza un’unità dedicata interamente al combattimento multidominio. Più che la quantità e la qualità delle forze che verranno inviate, ciò che è bene sottolineare è la scelta della loro destinazione. In effetti, meno di un anno fa, le cose sembrava dovessero andare in maniera del tutto opposta, quando il presidente Trump aveva annunciato il ritiro di quasi un terzo del contingente americano schierato in Germania. Il ripiegamento delle truppe, sbandierato con entusiasmo dal tycoon, fiero di potersi presentare ai suoi elettori come colui che stava finalmente riportando gli interessi americani al centro della politica estera di Washington, in realtà non è mai avvenuto, ostacolato dall’opposizione del Congresso. In questo senso, quello di Biden è un radicale dietrofront rispetto alla politica perseguita – ma, occorre sottolinearlo ancora, non attuata – dal suo predecessore. 

La presidenza Trump è stata in effetti caratterizzata da forti tensioni tra gli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati principali, la Germania in primis.. Al centro della critica dell’ex presidente nei confronti della politica tedesca sono stati tre aspetti: energetico, militare e commerciale. Quanto al primo, Trump si è scagliato a più riprese contro il Nord Stream 2, progetto che prevede la realizzazione di un gasdotto che raddoppierà la capacità attuale della pipeline sottomarina che collega Germania e Russia, aggirando l’Ucraina. Il gasdotto russo-tedesco, la cui costruzione è ormai agli stadi finali, è stata ostacolato dall’amministrazione Trump, che poco prima della fine del suo mandato ha elargito sanzioni nei confronti di alcuni operatori coinvolti nella realizzazione dell’infrastruttura. 

Sul piano militare, Berlino è accusata di non spendere a sufficienza per il suo apparato militare, che oggi, a detta di molti analisti e osservatori militari, sembrerebbe inadatto. Le spese federali tedesche, in effetti, sono ben al di sotto della soglia del 2% richiesta dalla NATO nel Summit del Galles nel 2014 – nel 2019 ammontavano a circa l’1,38% del PIL. “La Germania paga miliardi alla Russia e noi dobbiamo proteggerla contro i russi?”, tuonava Trump durante il vertice di Bruxelles del 2018, sottolineando come, mentre gli Stati Uniti, tramite la NATO, garantiscono alla Germania l’ombrello nucleare e la sicurezza del territorio, anche per grazie alle decine di migliaia di truppe schierate sul suolo tedesco, la Germania non spende abbastanza per la difesa e anzi “approfitta dell’aiuto di Washington”. 

Infine, la critica americana non ha risparmiato la politica commerciale di Berlino. La Germania, che nel corso degli ultimi vent’anni è divenuta una potenza commerciale di prim’ordine, ha accumulato un notevole surplus nei confronti di tutti i suoi principali partner economici, compresi gli Stati Uniti, verso i quali, nel 2019, vantava un surplus commerciale di circa 47 miliardi. Secondo Trump, Berlino ha fatto molto poco per ridurre gli enormi attivi commerciali generati nei confronti di Washington contribuendo, in questo modo, al declino della manifattura americana. 

Alquanto diverso l’approccio adottato da Biden, il quale ha chiarito fin da subito che tra i suoi obiettivi principali ci sarà quello di ripristinare le relazioni con gli alleati. Non a caso la prima visita del capo del Pentagono in Europa è avvenuta proprio in Germania, il paese nei confronti del quale le relazioni erano giunte al livello più basso durante il mandato della precedente amministrazione. Molto più accomodante, dunque, il linguaggio usato dal Segretario Austin rispetto a quello trumpiano: nel colloquio col ministro Kramp-Karrenbauer, ha definito la Germania un “partner importante in materia di sicurezza e nel dominio economico”, mentre in merito al controverso gasdotto con la Russia si è limitato a dire che “Nord Stream 2 non deve mettere di traverso la formidabile relazione con la Germania”. 

La risposta tedesca

Berlino, almeno formalmente, ha accolto con favore il cambio di postura di Biden. Per il ministro tedesco, quella annunciata da Austin è infatti “un’ottima notizia” e “un forte segnale di solidarietà” da parte del principale alleato della Germania. D’altro canto, l’incontro tra le due autorità avviene in un clima di apparente disgelo tra i due paesi. La Germania, di recente, ha infatti mandato segnali alquanto conciliatori nei confronti degli Stati Uniti, almeno su tre fronti. 

Il primo è quello della difesa europea. Provocata a più riprese dagli amici francesi, i quali nel corso dell’anno hanno più volte cercato la sponda di Berlino per sostenere la loro interpretazione macroniana di autonomia strategica dell’Europa – un’Europa dotata di una politica estera e di difesa indipendente, che le consenta di condurre operazioni militari in maniera autonoma, senza il concorso americano –, la Germania ha sempre ribadito la sua salda posizione filostatunitense. Un processo che è culminato in un’intervista di Annegret Kramp-Karrenbauer sulle colonne di Politico, con la quale il ministro tedesco ha ribadito la solidità dell’alleanza tra Berlino e Washington , sbattendo, ancora una volta, la porta in faccia ai francesi, affermando che l’autonomia strategica voluta Macron è “un’illusione”. 

Sul secondo fronte, quello militare, la Germania ha adottato una serie di provvedimenti che sembrano essere stati essere accolti con grande favore da Washington. Anzitutto, ha accordato l’invio di una fregata della Marina Federale nell’Indo-Pacifico, in sostegno alle attività della US Navy contro l’assertività cinese nella regione. Ha poi annunciato che la Bundeswehr riceverà circa 46,93 miliardi di euro nel 2021, con un aumento di 1,3 miliardi rispetto all’anno precedente. 

Nel frattempo, sul fronte politico, la coalizione di governo che si formerà dopo la fine del mandato di Angela Merkel potrebbe vedere un’importante partecipazione del partito dei Verdi, frazione che negli ultimi ha guadagnato molto consenso in Germania. La bozza elettorale presentata dal partito per il voto di settembre è fortemente atlantista e alquanto ostile alla Russia, al punto da sostenere la necessità di smantellare il progetto di Nord Stream 2. 

Cosa significa la scelta americana

L’incremento delle truppe americane stanziate in Germania suggerisce due considerazioni. 

La prima ha a che vedere con il gasdotto russo-tedesco. Washington non può accettare che l’infrastruttura venga realizzata. La pipeline trasporterebbe in Germania fino a 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, conferendo a Berlino ancora più forza nei confronti dei partner europei e rafforzando ulteriormente la sua già grande influenza sull’Europa. Consapevole che le maniere forti di Trump non hanno funzionato, Biden ha deciso di adottare un approccio più diplomatico. Così, il neoeletto presidente americano non ha imposto sanzioni contro il consorzio che ha in mano il cantiere di Nord Stream 2. Il tentativo di Biden, tuttavia, non appare meno deciso di quello di Trump. Per dimostrare l’importanza conferita dal nuovo presidente al contrasto di questo progetto, basti ricordare che la nuova amministrazione americana ha deciso di nominare un inviato speciale ad hoc con l’incarico di fermare la costruzione del gasdotto russo-tedesco. In questo senso, incrementare la già corposa presenza di truppe statunitensi sul territorio teutonico contribuisce a dar maggior forza al messaggio americano: Nord Stream 2 non è tollerato. I tempi non sono casuali: Biden coglie la palla al balzo e invia le truppe proprio ora che i russi conducono importanti manovre militari in Crimea e nel Donbass, di modo da segnalare agli alleati e a Mosca che di fronte a queste provocazioni gli Stati Uniti non restano a guardare. 

La seconda considerazione riguarda la NATO e i suoi partner. La netta inversione di tendenza rispetto a quanto detto da Trump segnala agli alleati che gli Stati Uniti sono saldamente legati all’Europa e pronti a far di tutto per difenderla. Si tratta di un segnale di rassicurazione, come d’altronde sottolineato molto chiaramente da Austin che, durante il colloquio con il suo omologo tedesco, ha affermato che la decisione di stanziare ulteriori truppe in Europa “è un messaggio alla NATO di grande sostegno da parte nostra”. In linea con quanto dichiarato in campagna elettorale, Biden sta tentando di ricucire i rapporti con gli alleati dopo quattro anni di tensioni. Un invito, quello a riconciliarsi, che sembra essere accolto molto favorevolmente dai partner di Washington, visto quanto stanno facendo i principali paesi europei nell’Indo-Pacifico, dove Francia, Regno Unito e Germania stanno inviando o hanno già inviato unità navali. 

Allargando lo sguardo e osservando la questione con una prospettiva più ampia, la mossa americana sembra inserirsi a pieno titolo in un più ampio ventaglio di iniziative che da anni gli Stati Uniti hanno messo e continuano a mettere in campo, in maniera più o meno esplicita, per raggiungere un solo obiettivo, un grande classico della strategia americana: evitare che la Germania divenga egemone in Europa. In questo senso, la presenza militare americana sul suolo tedesco consente a Washington di controllare Berlino, anticipandone qualsiasi mossa ritenuta potenzialmente nociva per gli interessi americani.  


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In questo discorso potrebbe facilmente inserirsi l’Italia. Visto il rilancio dei rapporti tra Roma e Washington, l’Italia di Draghi – vista in maniera positiva dagli Stati Uniti – potrebbe essere la pedina perfetta per controbilanciare la crescita della sfera d’influenza di Berlino in Europa. 

Matteo Mazziotti di Celso,
Geopolitica.info