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Il PCC riparte da Yan’an: quanto conta la storia per il partito? 

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Dopo una settimana dalla chiusura del ventesimo Congresso, Xi Jinping ha condotto i nuovi membri del Comitato Permanente del Politburo a Yan’an, la storica base rivoluzionaria nella Provincia nord-occidentale cinese dello Shaanxi.  Questo tipo di visite ai luoghi famosi della storia del partito sono una costante dopo ogni Congresso. Nel 2017 i nuovi membri del Comitato Permanente del Politburo si erano recati nel luogo dove nel 1921 a Shanghai era avvenuto il primo Congresso del PCC. L’evento, oltre ad avere un significato propagandistico, serve a Xi per ricordare al partito da dove deriva la sua legittimità e qual è la missione storica che deve compiere. 

La mitologica base comunista dove il PCC si era stabilito per combattere la guerra di resistenza sino-giapponese e successivamente la guerra civile di Liberazione, ora rappresenta un luogo sacro per la memoria del partito in quanto fulcro della transizione storica avvenuta sotto la guida di Mao. L’essenza dello spirito rivoluzionario di Yan’an consisteva nel perseguire scrupolosamente una ideologia che chiedeva al partito di stare al fianco delle masse e soddisfare gli interessi del popolo. I membri del Comitato Permanente del Politburo dunque si sono recati a Yan’an per commemorare i risultati  della prima generazione di leader del PCC e fare in modo che il partito porti avanti gli ideali maoisti e l’eredità rivoluzionaria.

Il partito, infatti, si considera non solo come un’entità politica, ma anche come una guida morale per il popolo. La sua missione storica è quella di realizzare la rinascita del popolo cinese e della Cina e ciò può avvenire solo aderendo fermamente ai dettami del Marxismo e alla sua visione di progresso storico. Dunque, in questo senso la narrazione che il partito cerca di portare avanti è un racconto di speranza e progresso. Fin dalla sua fondazione, il PCC ha cercato di realizzare questo ideale cercando di coniugare le verità filosofiche universali del Marxismo con la realtà cinese. Solo una volta attuato questo meccanismo di Sinizzazione del Marxismo il partito può essere in grado di produrre linee guida che si concretizzino in politiche efficaci da seguire. La parola Marxismo, pronunciata da Xi Jinping innumerevoli volte nel suo discorso al Congresso assume un significato onnicomprensivo per descrivere un processo di sviluppo di un’ideologia appropriata al contesto cinese. Xi quando parla di Comunismo non fa riferimento a una società comunista a cui deve aspirare la Cina, come poteva essere quella idealizzata da Mao, ma ad una dottrina che deve essere assorbita dal partito. 

Il report del ventesimo Congresso si colloca esattamente all’interno di questa narrazione e in linea con quelli passati. Come in tutti quelli precedenti, infatti, anche quest’ultimo rapporto ha subito delle modifiche. Ciò avviene per riflettere cambiamenti politici e tendenze ideologiche del partito che si devono per forza aggiornare al contesto presente. Ciò che non è cambiato tuttavia è l’uso strumentale che il partito fa del Marxismo. Partendo da Mao, passando per Deng e finendo con Xi, il processo di sinizzazione del Marxismo ha ogni volta dovuto affrontare problemi differenti. Per Mao la questione era come compiere una rivoluzione proletaria in un contesto semi coloniale e semi feudale. Per Deng, invece, la contraddizione consisteva nel come attuare una modernizzazione socialista trovando una soluzione alternativa al percorso sovietico che si adattasse alla realtà cinese. Con Xi diversamente, le contraddizioni sono ulteriormente cambiate. L’opposizione non è più “tra i crescenti bisogni materiali del popolo e il livello arretrato della produzione” com’era stato individuato da Deng, ma “tra uno sviluppo sbilanciato e inadeguato e il bisogno sempre crescente della popolazione di una vita migliore”. Ed è in questo contesto che nasce il “Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era”.

Nella sua versione abbreviata, il “Pensiero di Xi Jingping” dà vita ad una strategia che ha come fine quello della rinascita della nazione cinese, ed è questa strategia di governo che implementata in questo contesto storico, spinge il socialismo con caratteristiche cinesi verso una Nuova Era. La Nuova Era, dunque, è caratterizzata dalle contraddizioni sopracitate che i leader prima di Xi non sono stati in grado di risolvere. Xi è stato individuato come la figura giusta per portare a termine gli obiettivi centenari del partito, ovvero costruire una “società moderatamente prospera” entro il 2021 e “un Paese socialista moderno” entro il 2049. 

Per concludere, non va dimenticato che Xi è il “principale sostenitore” del Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era, ma non ne è l’unico autore. La guida ideologica del partito è ritenuta essere frutto della “cristallizzazione della saggezza dell’intero partito”. Si tratta di un ulteriore rinnovamento che si fonda sulle precedenti guide ideologiche che hanno ispirato il partito, ovvero il “Pensiero di Mao Zedong”, la “Teoria di Deng Xiaoping”, “La Teoria delle Tre Rappresentanze” e “La Prospettiva Scientifica dello Sviluppo”. Solo quando messo in relazione con i precedenti principi e l’eredità marxista allora può essere compreso il Pensiero di Xi Jinping.

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