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Il Pattugliatore Morosini attracca a Manila: un punto di svolta per le relazioni militari tra Italia e Filippine?

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Lo scorso 8 luglio il Pattugliatore d’Altura “Morosini” della Marina Militare è attraccato al porto di Manila. Roma segnala il suo interesse per l’Indo-Pacifico e riapre ad un memorandum di collaborazione militare con Manila: un segnale positivo dopo trascorsi non del tutto rosei.

Lo scorso 8 luglio il Pattugliatore d’Altura “Morosini” della Marina Militare italiana è attraccato al porto di Manila. La visita, parte del tour dello stesso vascello attraverso l’Indo-Pacifico, durerà fino all’11 luglio. Il vascello della Marina Italiana titolato al Doge Veneziano ha inoltre partecipato ad un’esercitazione congiunta con la Marina filippina durante i giorni di stazionamento. In occasione di tale evento, si riporta come il Controammiraglio Fabio Gregori, comandante della Flotta della Marina Militare, abbia espresso l’interesse di Roma a supportare e rafforzare la cooperazione navale con Manila, in un’area di crescente interesse come l’Indo-Pacifico in generale e il Mar Cinese Meridionale in particolare, specificando la rilevanza strategica della regione e manifestando la volontà di procedere a visite successive nei prossimi anni. 

In questo contesto, anche l’Ambasciatore italiano a Manila Marco Clemente ha colto l’occasione per esprimere l’interesse dell’Italia nello stabilire una presenza nell’area e rafforzare la cooperazione marittima con Manila, dichiarando il sostegno italiano a favore delle Filippine circa le dispute territoriali con la Repubblica Popolare Cinese nel Mar Cinese Meridionale, specialmente in riferimento alla Sentenza Arbitrale del 2016 che ha dichiarato illegittime le pretese territoriali cinesi sul detto mare. Tali dichiarazioni dimostrano l’interesse dell’Italia affinché l’area del Mar Cinese Meridionale rimanga stabile e sia gestita secondo regole comuni di diritto internazionale, interesse confermato dall’estrema rilevanza commerciale della zona anche per la Penisola (un’importante porzione di commercio globale passa infatti per le acque contese del Mar Cinese Meridionale). 

Dal punto di vista delle relazioni tra i due Paesi, la visita del Pattugliatore appare essere un chiaro segnale di Roma nel voler rafforzare la collaborazione militare tra i due Paesi. L’Ambasciatore ha definito la visita un “game changer” per future collaborazioni: stante l’intensificarsi della competizione strategica sino-statunitense nella regione, e nel contesto di un progressivo riallineamento strategico delle Filippine sotto Marcos Jr., le Filippine appaiono per Roma un possibile partner regionale. Non solo, un Arcipelago strategicamente più allineato e stabile rappresenterebbe per l’Italia un’occasione per realizzare importanti forniture militari, alla luce sia dei piani di ammodernamento delle Forze Armate di Manila che della presenza di altri competitor Europei e non nel mercato filippino. Tale intenzione è stata resa esplicita sia dalle dichiarazioni di Sergio Mattarella lo scorso 15 giugno (in occasione dell’insediamento del nuovo ambasciatore filippino a Roma), sia dall’Ambasciatore Clemente, il quale ha rivelato che i due Paesi sono al momento in negoziato per la stipula di un memorandum di cooperazione industriale e militare. 

In altri termini, Roma e Manila appaiono alla ricerca di un framework comune su cui poggiare solide basi di cooperazione militare, che come sempre più spesso accade non possono prescindere dall’aspetto strategico e da quello commerciale. In questo, al momento gli interessi dei due Paesi appaiono convergere, specialmente dopo un decennio alquanto burrascoso tra Manila e l’industria italiana della difesa. Infatti, le Filippine erano già alla ricerca di partner per ampliare le sue capacità di deterrenza e difesa sin dai tempi del presidente Benigno Aquino III e del montare delle tensioni con la Cina nel mare conteso. Ai tempi (2012-2013 circa), l’Italia aveva manifestato l’interesse a sostenere l’ammodernamento delle Forze Armate Filippine (AFP), nell’ambito del piano pluriennale di spesa previsto da Manila. Le negoziazioni per qualche tempo sono apparse puntare nella direzione di una cospicua fornitura di armamenti ricondizionati, quali due fregate classe “Maestrale” e due classe “Soldato”, svariati veicoli VCC, howizer FH70, aeromobili AMX e potenzialmente anche Eurofighters. Questa potenzialmente enorme fornitura, chiamata dalla vulgata Filippina The Great Italian Salenon trovò prosecuzione, principalmente per la riluttanza Filippina a procedere ad un’assegnazione della fornitura in ambito Government-to-Government (G2G), che avrebbe destato adito a polemiche circa la l’opportunità di procedere ad assegnare all’Italia l’intero ammontare della stessa, anche in considerazione del suo valore ed entità. Inoltre, a detta di alcuni analisti, pare che l’AFP abbia scelto di preferire l’utilizzo di procedure pubbliche di aggiudicazione rispetto al G2G, giudicate più trasparenti e meno rischiose per gli enti di procurement militare, notoriamente oggetto di critiche per quanto concerne la trasparenza del loro operato. Inoltre, anche la presenza di altri Paesi europei ed extraeuropei pare abbia giocato un ruolo in tale ambito.

Inutile dire come il fallimento del “Great Italian Sale” abbia alquanto raffreddato i rapporti tra Italia e Filippine in questo ambito: si registra infatti come per anni tra i due Paesi non si registrino tentativi di riallacciamento di rapporti in tal senso, anche in considerazione della presenza a Malacañang del presidente Duterte, la cui controversa “guerra alla droga” e i tentativi di allineamento con Pechino rendevano più complessa se non impraticabile una ripresa del dialogo in materia di sicurezza e cooperazione militare. 

Rimanendo tuttavia un mercato interessante, le Filippine non sono mai uscite dai radar della difesa italiana. Nel 2019 infatti, si registra la fornitura di due elicotteri AW159 da parte di Leonardo UK (controllata da Leonardo S.p.A.) alla Marina Filippina. Inoltre, stando alla relazione prodotta dalla Unità Autorizzativa per i Materiali d’Armamento (UAMA) al Parlamento italiano, nel 2021 sono state concesse tre licenze di esportazione di materiali d’armamento dall’Italia alle Filippine aventi ad oggetto aeromobili e veicoli militari, apparecchiature per visione d’immagini e munizionamento di grosso calibro, per un valore complessivo di quasi 99 milioni di euro. Oltre a tipologia e valore dei materiali, è rilevante osservare come UAMA non registri movimentazioni di armamenti dall’Italia alle Filippine negli anni precedenti il 2021: è ipotizzabile (ma non ancora dimostrabile stanti le fonti) che la presenza di tali forniture possa essere il risultato di un riallineamento strategico di Manila negli ultimi anni di amministrazione Duterte, dopo falliti tentativi di appeasement nei confronti di Pechino. 

In questo contesto, dunque, la possibilità di riaprire un dialogo che porti alla cooperazione industriale militare tra i due Paesi è senza dubbio un segno positivo, che tuttavia presenta diverse criticità da ambo i lati. Dal punto di vista Filippino, è innegabile come le necessità di approvvigionamento e ammodernamento delle AFP, in uno con il bisogno di incrementare le capacità di deterrenza dell’Arcipelago nel Mare conteso portino l’Arcipelago a diversificare i propri partner, in un processo che è in atto già da diversi anni. E tuttavia, Manila non può ancora vantare la stessa credibilità di altri interlocutori nel Sud-Est Asiatico, stante da un lato l’incapacità tecnica-operativa nell’implementare in modo efficiente il piano di ammodernamento (come si è visto per il “Great Italian Sale”), sia perché nonostante il riallineamento operato dall’amministrazione Marcos Jr., il Paese potrebbe cambiare di nuovo traiettoria strategica in base ai futuri inquilini di Malacañang e delle coalizioni che li sosterranno. 

Allo stesso modo, è evidente come la sicurezza nell’Indo-Pacifico debba diventare un punto dell’agenda italiana in politica estera, sia dal punto di vista strategico che dal punto di vista commerciale. Va sottolineato come missioni quale quella della “Morosini” possano essere usate da Roma per proiettare il proprio soft power all’estero e segnalare (in modo più o meno performativo) un impegno e attenzione simili ad altri stati Europei, quali ad esempio la Francia. Inoltre, creare filiere solide di approvvigionamento di materiali per la difesa potrebbe essere un modo concreto di manifestare sostegno e interesse ai partner regionali, e allo stesso tempo rafforzare le capacità produttive del settore difesa. La misura di tali impegni, tuttavia, passerà anche dalla capacità dell’Italia e delle sue istituzioni di coordinare ed implementare forniture di materiali d’armamento nuovi nel quadro di accordi G2G: rispetto ad anni passati, una recente revisione dell’articolo 537-ter del Codice dell’Ordinamento Militare consentirebbe al Ministero della Difesa di stipulare contratti per la fornitura di materiali d’armamento con stati esteri con cui sussistano accordi di cooperazione tecnico-militare. Di certo, il costituendo memorandum annunciato dall’Ambasciatore andrebbe a soddisfare il requisito previsto dall’articolo, e darebbe una più robusta base giuridica su cui basare future negoziazioni. Tuttavia, ciò richiederebbe un duraturo allineamento tra industria della difesa e istituzioni, che giustifichi un pluriennale sostegno a possibili operazioni di tale tipologia: è ancora dibattuto se Roma abbia know-how tecnico-istituzionale, capacità di coordinamento e soprattutto l’intenzione di basare una porzione della propria politica estera e di difesa anche sulla stipula di contratti per la fornitura di materiali d’armamento di nuova produzione con paesi terzi (al momento si registra soltanto un accordo per la cessione di elicotteri prodotti da Leonardo S.p.A. all’Austria, stipulato tramite il Segretariato Generale della Difesa). Tali sforzi potrebbero altresì presentare alti rischi e scarsi risultati, anche visti i burrascosi trascorsi con Manila in tale ambito. 
In conclusione, la visita della “Morosini” può certamente costituire un punto di svolta tra le relazioni in ambito di difesa e sicurezza tra il Belpaese e l’Arcipelago, ma la strada rimane una in salita e alquanto impervia anche se ricca di future opportunità. È chiaro come l’importanza strategica e il potenziale mercato per la Difesa rappresentato dalle Filippine sia ormai rilevante, ma allo stesso tempo Manila non può ancora dirsi un partner totalmente affidabile. Roma d’altro canto potrebbe offrire molto alle Filippine sia in termini di scambio di know how che di trasferimenti di tecnologia militare, ad un paese i cui legami storici, economici e culturali sono complessivamente positivi. E tuttavia per essere efficace, tale cooperazione dovrebbe essere ancor più accelerata e incoraggiata: data la presenza già stabile e forte di attori regionali ed extraregionali nell’Arcipelago, oltre che ad una preponderante preferenza di Manila per forniture e aiuti militari dell’alleato statunitense, l’Italia rischia di diventare un latecomer in una piazza sempre più ambita. Future informazioni sul contenuto del memorandum e possibili ulteriori passi circa la collaborazione tra i due Paesi potranno fornire un quadro più completo sulla traiettoria delle relazioni bilaterali tra i due Paesi: dopo un fallito “Big” Italian Sale, forse una formula “Fast and Steady” potrebbe rivelarsi più efficace.

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