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Il partenariato tra Italia e Ghana: uno sguardo all’esperienza italiana nell’enclave di stabilità in Africa occidentale

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Italia e Ghana condividono una lunga e solida storia di rapporti bilaterali. Nel contesto dell’attuale situazione di profonda incertezza che grava sull’Africa occidentale, il rafforzamento dei rapporti con il Ghana assume per l’Italia – e non solo – un’importanza strategica che non dovrebbe essere sottovalutata.

L’Africa occidentale è divenuta una delle principali priorità d’intervento nell’agenda dell’azione esterna dell’Unione Europea. Come noto, la regione pone una serie di sfide – terrorismo, instabilità politica, cambiamenti climatici, criminalità transnazionale, flussi migratori incontrollati – che minacciano non solo la stabilità della stessa, ma anche quella dell’UE. Preoccupazioni che l’Italia, per ovvie ragioni, riconosce e non può ignorare; in linea con il piano d’azione europeo, nel documento Partenariato con l’Africa, il Ministero degli Esteri italiano ha individuato l’Africa occidentale come una delle priorità di sicurezza per il paese, e promosso una politica estera volta ad aumentare gli sforzi diplomatici nella regione, come testimoniato dall’apertura di ben quattro nuove ambasciate nel giro di pochi anni(Guinea, Niger, Burkina Faso e Mali). L’espansione della presenza diplomatica italiana in Africa occidentale non è avvenuta in un ambiente sconosciuto, ma si accompagna con l’esistenza di storici e consolidati rapporti con alcuni importanti paesi chiave nella regione. Tra questi, il Ghana offre delle prospettive di partnership particolarmente interessanti per l’Italia; non tanto per l’esistenza di una specialità nel rapporto tra i due paesi – se non per la longeva amicizia diplomatica che li unisce – quanto dalle peculiarità dello Stato africano stesso all’interno del suo contesto regionale e dalle possibilità che tale posizione può generare.

Il Ghana rappresenta una realtà di profondo discostamento rispetto agli standard osservati nel resto dell’Africa occidentale (e per molti aspetti, dell’Africa in generale): si potrebbe arrivare a definirlo una sorta di “isola felice” nella regione. Infatti, pur riconoscendo l’esistenza di diversi limiti in seno alla polity ghanese, quest’ultima ha maturato – dal 1992, anno di proclamazione della quarta repubblica – una pratica democratica, un’idea di sviluppo economico e sociale che la distinguono indubbiamente dall’esperienza dei vicini, anche e soprattutto tra quelli formalmente considerati dall’Italia stessa come partner “stabili” (come Costa d’Avorio e Nigeria).  E sono sostanzialmente questi i motivi che rendono il Ghana un partner dal potenziale tanto elevato per l’Italia: la sua condizione di stabilità politica e sociale, unita all’esistenza delle condizioni per una promettente crescita economica, rendono il paese africano una sorta di gatekeeper o piuttosto gateway? – per l’Africa occidentale, ovvero un canale privilegiato per la comunicazione e cooperazione con la regione. Oltre alle condizioni politiche, economiche e sociali favorevoli che il Ghana può garantire a differenza di altri partner nella regione, l’Italia può contare sia sull’esistenza di buone relazioni diplomatiche che su una crescente interdipendenza in diversi settori dell’economia, tra i quali spicca una sempre maggiore presenza dell’imprenditoria italiana nel tessuto produttivo ghanese. 

Per comprendere appieno il contesto dei rapporti tra Italia e Ghana occorre mettere in evidenza le priorità e gli obiettivi individuati dalle rispettive agende di governo. Dal versante italiano, le modalità di cooperazione tra i due paesi sono definite dal contenuto del già citato “Partenariato con l’Africa”, dove l’Africa occidentale è individuata come una priorità strategica che vede «necessario approfondire il partenariato con i Paesi del Sahel e con le Organizzazioni Regionali coinvolte per il rafforzamento delle istituzioni locali e per fornire risposte politiche e di lungo periodo alle cause profonde dell’instabilità». Nei fatti, l’approccio italiano ha assunto una connotazione decisamente incentrata sugli aspetti relativi alle dimensioni di difesa e sicurezza, che nel caso del Ghana si manifesta nell’esigenza di garantire la protezione del paese dalle potenziali minacce poste in essere dalla diffusione dei fattori d’instabilità o dei loro possibili effetti di spillover

Per quanto riguarda il punto di vista della controparte, invece, le relazioni con l’Italia si interfacciano con il documento strategico Ghana Beyond Aid (2019), un ambizioso piano di trasformazione economica – promosso dall’attuale Presidente Nana Addo Dankwa Akufo-Addo – che può essere sintetizzato in due obiettivi principali: in primo luogo, il superamento di un modello economico che si fonda in larga misura sull’esportazione di materie prime (cacao, risorse minerarie, petrolio) unito ad un processo di diversificazione economica incentrato sul sostegno delle piccole-medie imprese e su un piano di sviluppo industriale territorialmente omogeneo; in secondo luogo, raggiungere l’indipendenza dagli aiuti dei donatori internazionali e, sino a quel momento, riallineare i loro interventi affinché favoriscano essi stessi questi obiettivi di ristrutturazione dell’economia del paese.

Sulla base di queste informazioni, la cooperazione tra Italia e Ghana è ben orientata al perseguimento di questi indirizzi di policy. Innanzitutto è importante sottolineare che, per la diplomazia italiana, il Ghana non ha lo status di paese prioritario ai fini della cooperazione allo sviluppo in Africa: ciò favorisce a delineare e rafforzare l’idea di un partenariato tra le due parti, consentendo all’Italia di contribuire, anche indirettamente, ai non semplici obiettivi di politica economica perseguiti dal governo ghanese. L’interscambio commerciale bilaterale complessivo nel triennio 2019-2021 si attesta intorno ai 400-500 milioni di euro all’anno; secondo le ultime stime del Gruppo SACE, il Ghana è il 5° mercato di destinazione dell’export italiano in Africa sub-sahariana.

Il valore delle esportazioni italiane in Ghana nel 2021 ammontava a 239,4 milioni di euro. 

Il valore delle importazioni italiane dal Ghana nel 2021 ammontava a 287,51 milioni di euro.
Fonte: rielaborazione dei dati disponibili sul portale infoMercatiEsteri.

In ogni caso l’idea di partenariato non ha impedito all’Italia di impegnarsi nel campo della cooperazione allo sviluppo. Senza dimenticare il contributo fornito in via multilaterale grazie al Fondo Europeo di Sviluppo (FES), la diplomazia italiana ha dedicato una grande attenzione a forme di cooperazione mirate all’empowerment e al sostegno del settore privato: la più importante iniziativa della cooperazione italiana, istituita a partire dal 2003 con una dotazione iniziale di 11.000.000 milioni di euro, è il programma denominato Ghana Private Sector Development Facility (GPSDF), consistente in un «contributo misto di crediti di aiuto e a dono per un ammontare complessivo di 33 milioni di Euro, che alimenta una linea di credito a favore delle piccole e medie imprese del Ghana» (Ambasciata d’Italia – Accra). Si tratta dunque di una forma di cooperazione pluriennale che ben si identifica con gli obiettivi fissati dall’agenda Ghana Beyond Aid

Tuttavia, non va dimenticato che la – relativamente – recente scoperta di consistenti giacimenti di idrocarburi al largo delle coste ghanesi ha indubbiamente ridefinito la struttura economica del paese (che però non ha compromesso l’obiettivo di diversificazione economica), attirando l’attenzione di numerosi investitori internazionali, tra i quali ovviamente l’Italia. Il settore energetico costituisce dunque un importante ambito di interesse per le relazioni tra i due paesi, molto probabilmente destinato a crescere nei prossimi anni: l’ENI ha avviato accordi con il governo ghanese sin dal 2009, poco dopo la scoperta dell’esistenza di giacimenti sfruttabili commercialmente. L’ENI attualmente opera nella concessione Offshore Cape Three Points (OCTP), un progetto integrato – un investimento dal valore di quasi 8 miliardi di dollari – per la rilevazione e l’estrazione di petrolio e gas, dove quest’ultimo è interamente destinato al solo mercato domestico; si tratta di un’iniziativa supportata dalla Banca Mondiale ed ulteriormente integrata con un piano di riqualificazione infrastrutturale per la distribuzione del gas all’interno del territorio ghanese.

Le nuove attività dell’ENI nel Golfo di Guinea hanno reso necessario assicurare la difesa degli stabilimenti offshore, minacciati dall’aumento degli atti di pirateria nella regione. Questo è sicuramente uno dei motivi che ha spinto, nel 2019, i governi italiano e ghanese a sottoscrivere un accordo di cooperazione nel settore della difesa: l’intesa ha un contenuto piuttosto vasto, volta a favorire una maggiore cooperazione e condivisione di informazioni tra le forze armate di entrambi i paesi, comprendenti scoperte scientifico-tecnologiche, attività di addestramento congiunto, di formazione dei militari e la disponibilità ad effettuare operazioni in materia di contrasto della pirateria ed altri illeciti che possano compromettere la sicurezza marittima nel Golfo di Guinea. Italia e Ghana godono delle condizioni necessarie per stabilire dei rapporti duraturi e reciprocamente proficui, con ottime prospettive nei campi sin qui descritti: la stabilità democratica, l’affidabilità nel contesto regionale e, non da meno, l’assenza di un clima di “maledizione delle risorse” sono i fattori più importanti che rendono invitante l’intensificazione dei rapporti per l’Italia. Tuttavia, la condizione di stabilità del Ghana non deve indurre ad atteggiamenti di superficialità: il paese presenta diversi fattori di fragilità sia in ambito macroeconomico che sociale ed è, essendo lontano dal raggiungimento degli obiettivi del Ghana Beyond Aid, ancora molto esposto agli shock esterni dell’economia internazionale. La pandemia e le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina hanno provocato una sentita crisi economica e stanno alimentando un clima di forte disaffezione nell’azione del governo ghanese. In altre parole, la diplomazia italiana dovrà continuare a mantenere un livello di cautela molto elevato e, possibilmente, cogliere occasione per creare nuovi spazi di cooperazione che si accompagnino a commercio, sviluppo economico e difesa; ad esempio, è auspicabile un aumento delle iniziative bilaterali di tipo culturale, oppure la cooperazione in materia di tutela ambientale e climatica, sostegno nella lotta alla corruzione e, sul piano regionale, attività di impegno diplomatico di tipo multilaterale che coinvolgano anche paesi limitrofi e/o le organizzazioni regionali di riferimento.

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