Parigi cento anni dopo: l’occasione mancata della diplomazia internazionale

Nelle intenzioni di Emmanuel Macron la grande conferenza internazionale dello scorso 11 novembre avrebbe dovuto avviare una fase di nuova distensione della diplomazia internazionale cercando nella cerimonia per il centesimo anniversario della fine della Grande Guerra la spinta emotiva e politica per lanciare nuovi tentativi di dialogo. Come spesso accade però i grandi incontri multilaterali, piuttosto che mettere in luce gli interessi comuni, mostrano quanto profonde siano le divergenze tra le grandi potenze e il summit di Parigi non ha fatto eccezione.

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L’iniziativa voluta dal Presidente Francese, al fine di commemorare la firma dell’Armistizio di Compiegne, ha visto la partecipazione di settantadue Capi di Stato e di Governo, ma differentemente da quanto sperato non è stata fautrice di una distensione nei rapporti tra le grandi potenze. Malgrado le circostanze infatti, il dialogo e la comprensione reciproca cui si è più volte fatto riferimento non hanno contraddistinto i lavori della celebrazione, lasciando all’osservatore la sensazione che forma e procedura abbiano prevalso sulla sostanza, decidendo volutamente di non affrontare le questioni più divisive.

Ad inaugurare la Cerimonia vi è stato lo scambio di battute tra il Presidente Francese e l’omologo americano Donald Trump. L’arrivo dell’inquilino della Casa Bianca è stato accompagnato da un duro botta e risposta tra i due leader in merito ad alcune affermazioni di Emmanuel Macron rilasciate durante un’intervista a Europe1 in occasione della quale aveva ribadito la necessità di sviluppare una difesa europea indipendente che potesse reagire autonomamente alle pressioni provenienti da Russia, Cina e, per la prima volta, dagli Stati Uniti. Con un Tweet pubblicato sulla propria pagina personale, Donald Trump ha ricordato al Presidente Francese gli obblighi derivanti dal Trattato dell’Atlantico del Nord e ha riaffermato la necessità di una maggiore condivisione delle spese militari in seno all’Alleanza Atlantica. La questione è quanto mai complessa e ha da sempre accompagnato le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico: fin dagli anni ’50 infatti gli Stati Uniti hanno richiamato gli alleati ad una maggiore condivisione degli oneri derivanti dal Trattato ma negli ultimi anni il dibattito si è radicalizzato su posizioni reciprocamente sempre più inconciliabili a seguito dell’avvento dell’Amministrazione Trump e dei tentativi disviluppo di un’Europa unita anche nel settore della difesa con il lancio della PESCO nel Dicembre 2017 e dell’Iniziativa Europea di Intervento avviata nel Giugno del 2018. Quest’ultimo format, fortemente voluto dal Presidente Francese, è un elemento del tutto nuovo della politica di difesa europea poiché va a creare una struttura parallela a quella comunitaria che vede la partecipazione di 10 stati europei (Francia, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Estonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Finlandia) al fine di realizzare una forza di reazione europea perfettamente operativa con asset propri e una leadership politica indipendente per dare consistenza ad una vera identità europea della difesa. Il riferimento di Macron ad una Europa sovrana e ad una politica di difesa indipendente è stato visto da Donald Trump come un vero e proprio affronto verso agli Stati Uniti che ribadendo la necessità di una maggiore partecipazione europea agli oneri dell’Alleanza ha implicitamente affermato l’impossibilità di superare la NATO come struttura cardine della difesa europea. Allo scontro verbale ha fatto seguito un tiepido incontro a porte chiuse nel quale i due hanno ribadito la centralità della condivisione della difesa transatlantica senza però abbandonare le reciproche posizioni.

A seguito del confronto le celebrazioni sono proseguite come prestabilito, mostrando però l’assenza di unità tra le due sponde dell’Atlantico con l’arrivo solitario del Presidente statunitense all’Arco di Trionfo dopo che gli altri invitati avevano sfilato per gli Champs Elyses con Emmanuel Macron a guidare il nutrito gruppo di Capi di Stato e di Governo. In occasione del suo discorso di conclusione delle celebrazioni il presidente francese ha ribadito la centralità del patriottismo e del multilateralismo come antidoti al nazionalismo e agli interessi di parte affermando che: “Dicendo ‘prima i nostri interessi e non m’importa degli altri’ eliminate la cosa più preziosa che ha una nazione: i suoi valori morali” quasi a volersi esplicitamente rivolgere a Donald Trump e Vladimir Putin, giunto infine in ritardo all’Arc de Triomphe.

Proprio il Presidente Russo era uno dei grandi osservati speciali della celebrazione. Nelle settimane precedenti si era a lungo discusso della possibilità di un incontro bilaterale a margine della conferenza con il presidente Trump al fine di discutere della volontà degli Stati Uniti di recedere dal Trattato sulle Armi Nucleari di Medio Raggio (INF Treaty). La possibilità di un incontro era stata affermata dallo stesso Presidente russo e dal consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale John Bolton durante la visita di quest’ultimo a Mosca lo scorso 21 Ottobre ma, secondo quanto riportato dalla stampa russa e americana, le pressioni del Presidente francese avrebbero fatto sì che importanti incontri bilaterali non si tenessero, imponendo veloci colloqui ai due Presidenti. In occasione di tale incontro i due avrebbero affermato la reciproca volontà ad aprire il dialogo sulla materia, non solo ai massimi livelli politici ma anche a livello tecnico data la particolarità dell’argomento trattato, rinviando però la questione ad un successivo incontro da tenersi a margine dell’incontro del G20 a Buenos Aires il prossimo 30 Novembre. La questione resta quindi congelata ma è evidente che senza l’apertura di un canale di dialogo strutturato sarà impossibile ampliare il confronto alle altre potenze nucleari, prima tra tutte la Cina, elemento questo ritenuto cruciale dal Presidente Americano.

A margine dei lavori intergovernativi è stato inaugurato a Parigi il Paris Peace Forum, una tavola rotonda cui hanno partecipato tanto soggetti statali quanto privati che internazionali che nelle intenzioni del Presidente Francese dovrebbe diventare una riunione annuale sulla governance globale al pari di quanto il Forum di Davos è per l’economia. Secondo quando ribadito da Emmanuel Macron il Paris Peace Forum dovrebbe diventare una cassa di risonanza per coloro che immaginano un mondo multipolare attraverso il quale promuovere soluzioni congiunte per le grandi crisi internazionali coinvolgendo non solo grandi potenze ma anche soggetti privati e internazionali. All’Assemblea Plenaria che ha aperto i lavori per la tre giorni parigina (11-13 Novembre) hanno partecipato, tra gli altri leader invitati, Angela Merkel, Vladimir Putin e il Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres mentre Donald Trump ha deciso di non partecipare al Forum tornando a Washington poco dopo l’inizio dei lavori.

La conclusione, quasi anonima, dei lavori lascia la sensazione di una grande occasione mancata che avrebbe permesso, proprio sullo spirito del ricordo dei massacri della Prima Guerra Mondiale, di avviare un dialogo strutturato e onnicomprensivo tra le principali potenze. A determinare tale condizione sono state tanto le tensioni transatlantiche generate dall’approccio decisamente unilaterale seguito dell’Amministrazione Trump in merito a dossier fondamentali quali la difesa europea, la guerra commerciale con la Cina e il ritiro dal Trattato INF quanto la condizione di sostanziale debolezza dell’Unione e dei sui più alti sostenitori quali Angela Merkel e Emmanuel Macron. Le grandi questioni internazionali quali il conflitto Siriano, la crisi Ucraina, il Trattato sul nucleare iraniano e la questione della sicurezza europea, solo per citare le più macroscopiche, sono rimaste sullo sfondo pur vedendo la partecipazione alla commemorazione dei Capi di Stato e di Governo di tutte le potenze interessate, rinviandole così ad altri tempi e luoghi.