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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoI parallelismi tra l’invasione Russa dell’Ucraina e il conflitto...

I parallelismi tra l’invasione Russa dell’Ucraina e il conflitto Sino-Vietnamita del 1979

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La guerra attualmente in corso tra l’Ucraina e la Federazione Russa rappresenta il più vasto conflitto convenzionale tra due nazioni dai tempi dell’Invasione dell’Iraq del 2003, nonché il più vasto conflitto combattuto sul Continente Europeo dal Secondo Dopoguerra ad oggi. A dispetto delle opinioni di diversi analisti che prospettavano un rapido crollo ucraino, le forze di Kiyv hanno messo in piedi una difesa eccellente, riuscendo in gran parte a respingere gli attacchi russi. La storia, ha visto diversi conflitti nei quali una grande potenza ha lanciato un’invasione convenzionale su vasta scala di un nazione con un coefficiente di potenza inferiore, finendo per affrontare una resistenza superiore rispetto a quanto inizialmente preventivato e in ultima analisi ad essere respinta. Tra questi, la Guerra Sino-Vietnamita del 1979 presenta numerose affinità con l’attuale crisi ucraina, sia pure solo parziali. Oggi esploreremo i parallelismi tra l’Invasione Russa dell’Ucraina e la Guerra Sino-Vietnamita del 1979.

Avanzamento non strategico 

Ambedue i conflitti presentano una caratteristica piuttosto peculiare, la presenza dell’attore dotato di maggior forza militare che pur avanzando costantemente, non riesce ad ottenere risultati di rilievo. Il 17 febbraio 1979 le forze cinesi sferrarono un’offensiva volta ad occupare le città della zona settentrionale del Vietnam nello specifico Lang Son, Cao Bang, Dong Dang, Mong Cai e sull’altura strategica di Cao Ba Lang, così da attirare le forze regolari di Hanoi e circondarle, ma il piano si rivelò un completo fallimento. Sin dal primo giorno, la Cina fu in grado di avanzare conquistando diversi villaggi, nonché la città di Dong Dang, caduta il 23 febbraio, ma l’avanzata si rivelò estremamente lenta. Le forze vietnamite (in gran parte miliziani e guardie di frontiera) evitarono lo scontro diretto, adottando tattiche di guerriglia e impantanando le forze cinesi in pesanti battaglie urbane. Le forze cinesi subirono perdite devastanti, emblematica è la battaglia di Cao Ba Lang, dove una forza cinese di 2800 uomini subì 422 perdite per mano di un singolo plotone vietnamita, le truppe di Pechino conquistarono territori di scarso interesse strategico senza riuscire a conseguire il loro obiettivo principale, attirare a nord le forze regolari vietnamite e accerchiarle. Entro il 5 marzo le forze cinesi erano state in grado di occupare Lang Son e Cao Bang, ma non solo l’avanzata era stata nettamente più lenta del previsto, ma le forze cinesi avevano subito perdite estremamente elevate ottenendo guadagni territoriali di scarso interesse strategico, affrontando forze vietnamite in gran parte composte da miliziani, dal momento che buona parte dell’esercito regolare vietnamita e delle sue unità d’elite era concentrato in Cambogia e in difesa della capitale Hanoi. Di fronte alla dichiarazione della mobilitazione generale da parte del Vietnam, la Cina annunciò l’immediato ritiro delle sue truppe, che venne completato entro il 16 marzo. Si realizzò così un incredibile paradosso considerata la natura convenzionale del conflitto, l’attore che sin dal primo giorno era avanzato costantemente e che nei fatti, aveva vinto (seppur a costo di pesanti perdite) la maggior parte degli scontri, era stato di fatto sconfitto strategicamente e costretto al ritiro. Una situazione simile si è riscontrata nell’invasione Russa dell’Ucraina. Dal 24 febbraio al 2 marzo le forze russe sono avanzate costantemente lungo i quattro fronti del conflitto: Kiyv, le Oblast settentrionali di Chernihiv, Kharkhiv e Sumy, il sud del paese e il Donbass. Le forze di Mosca hanno inoltre vinto la maggior parte degli scontri, occupando in breve tempo Kotonop, l’Aeroporto di Hostomel, le città di Melitopol e Berdiansk (accerchiando Mariupol) e infine Kherson, capoluogo dell’Oblast omonima. Ciononostante, l’avanzata russa è risultata sin dai primi giorni piuttosto lenta ed eccezion fatta per le città di Berdiansk, Melitopol e Kherson, i territori conquistati dalla Russia sono parsi poco funzionali al raggiungimento degli obiettivi di Mosca e in buona parte privi di valore strategico. Sul fronte di Kiyv le forze russe non sono riuscite ad accerchiare la città, venendo respinte il 26 febbraio nella battaglia di Vasilkiyv, i russi hanno finito per impantanarsi in devastanti battaglie urbane nei sobborghi della città, Irpin, Hostomel e Bucha e anche i loro tentativi di infiltrazione nella capitale sono stati respinti. Nelle Oblast settentrionali il risultato è stato simile, le forze russe sono riuscite a conquistare diversi territori, ma hanno in gran parte fallito nel circondare i tre capoluoghi e i loro assalti frontali sono stati respinti con pesanti perdite dai difensori ucraini, ciò ha costretto i russi a distogliere diverse truppe da tale fronte nel tentativo di raggiungere Kiyv da est, ma anche questa manovra è risltata fallimentare, finendo per arenarsi contro le difese ucraine a Brovary. Nel sud la presa di Kherson non ha significato effettivi progressi nel conseguimento del principale obiettivo russo, l’accerchiamento via terra della città portuale di Odessa volto a chiudere le linee di rifornimento spianando la strada alle forze da sbarco, i russi sono stati infatti respinti da Mykolayv e il loro tentativo di accerchiare la città è fallito a seguito della pesante sconfitta subita a Voznesensk. Sul fronte del Donbass la conquista di gran parte dell’Oblast di Luhansk e l’accerchiamento di Mariupol non hanno determinato un crollo delle forze ucraine, in grado di mantenere il controllo della linea difensiva di Svierodonetsk. Dopo un mese di guerra le forze russe hanno cominciato a condurre sempre meno operazioni offensive, le controffensive ucraine sul fronte di Mykolayv hanno portato ad un forte arretramento delle forze di Mosca nel sud est, impossibilitandole ad effettuare qualsivoglia operazione verso Odesa e costringendole a rinforzare il loro contingente a Kherson, riducendo ulteriormente la loro capacità offensiva. Anche a Kiyv i russi hanno adottato un approccio difensivo, nel tentativo di arginare la controffensiva ucraina che mira a chiuderli in una sacca nei sobborghi della capitale. Sebbene il conflitto sia ancora in corso, l’ISW ritiene che ormai le forze ucraine abbiano respinto l’assalto iniziale russo.

Pesanti problemi logistici del paese aggressore

L’intervento cinese in Vietnam fu caratterizzato da enormi difficoltà logistiche, relative al trasporto delle truppe e al loro rifornimento. La mancanza di mezzi di trasporto e la presenza di strade dissestate rese notevolmente più difficile l’avanzata e le difficoltà nel rifornimento limitarono significativamente l’efficacia delle truppe cinesi in combattimento. Le forze russe hanno sperimentato problemi logistici ugualmente imponenti durante l’invasione dell’Ucraina, le forze russe hanno mostrato gravi difficoltà nel rifornire adeguatamente le proprie forze, immagini di mezzi abbandonati o fermi senza carburante hanno fatto il giro del mondo esponendo i limiti della macchina bellica di Mosca. I pesanti problemi logistici hanno determinato un generale rallentamento dell’avanzata russa, consentendo alle forze ucraine di difendersi con maggiore facilità. 

Tattiche offensive fallimentari, arenatosi contro una buona difesa

Durante la Guerra Sino-Vietnamita del 1979 le forze cinesi adottarono un approccio ormai obsoleto, effettuando attacchi a onda umana simili a quelli visti durante la Guerra di Corea mostrando una scarsissima capacità di adattamento al teatro vietnamita. Le forze di Hanoi adottarono tattiche di guerriglia estremamente efficaci, evitando il confronto diretto con le truppe cinesi ed impiegando in larga parte unità di frontiera e forze irregolari altamente mobili, tenendo in riserva buona parte delle forze regolari e impegnando solo poche unità volte a rallentare l’avanzata delle forze cinesi, o a riprendere il controllo di punti strategici (come nella Battaglia di Cao Ba Lang). Tale approccio si rivelò vincente e le forze cinesi, dopo aver sperimentato pesanti perdite furono costrette a ritirarsi, non essendo in grado di occupare la capitale Hanoi e non essendo preparate a sostenere un lungo e sanguinoso conflitto contro un esercito ben più preparato. L’Invasione Russa dell’Ucraina ha visto ancora una volta una situazione simile, nella quale una strategia errata da parte del paese aggressore si è incrociata con un’ottima difesa stabilita dal paese aggredito. Nello specifico, come mostrato da un’analisi del Financial Times, la Russia ha impiegato in fase di pianificazione la tipica strategia sovietica, la struttura altamente centralizzata delle Forze Armate Russe ha portato i vertici militari russi ad adottare un piano la cui applicazione è stata affidata a comandanti di grado inferiore, i quali possiedono scarsissimo potere di iniziativa. Questo ha minimizzato le capacità di adattamento delle forze russe, portandole a reiterare per settimane l’impiego di strategie fallimentari. Le forze russe hanno inoltre fortemente sottovalutato le capacità difensive degli ucraini, prevedendo un rapido crollo che non si è verificato, ciò ha portato Mosca a prestare scarsa attenzione alla pianificazione logistica con effetti devastanti, inoltre, le forze russe hanno fornito una scarsissima protezione di fanteria alle loro unità corazzate, facilitando gli agguati da parte delle forze ucraine. In ultima analisi, la segretezza della pianificazione ha favorito la diffusione di false informazioni tra i militari russi, con l’effetto di renderli poco preparati allo scenario che si apprestavano ad affrontare. Dal canto loro, le Forze Armate Ucraine hanno dimostrato di essersi adattate all’impiego di una strategia volta a dare ampio potere decisionale ai comandanti locali, i quali sono stati in grado di creare difese fortemente integrate con la Guardia Nazionale e la Difesa Territoriale. Inoltre, gli ucraini sono stati in grado di impiegare con estrema efficacia unità altamente mobili equipaggiate con armi anticarro nelle retrovie, colpendo convogli militari e danneggiando le linee di rifornimento russe. I russi hanno quindi sferrato pesanti attacchi alle difese ucraine sottovalutandone la capacità offensiva e impantanandosi in devastanti scontri urbani aggravati da pesanti problemi logistici, subendo per di più pesanti perdite nelle retrovie e pesanti attacchi che hanno danneggiato le loro linee di rifornimento, a causa della scarsa protezione offerta alle forze corazzate e all’incapacità di contrastare efficacemente unità ucraine altamente mobili. 

Differenze tra i conflitti

Sebbene caratterizzati da numerose affinità, i due conflitti hanno anche profonde differenze, relative soprattutto agli obiettivi da conseguire e a come questi ultimi hanno influito sui rispettivi esiti. L’offensiva cinese nei confronti del Vietnam del 1979 era mirata a costringere Hanoi a ritirare le sue truppe dalla Cambogia e aveva obiettivi limitati, uno degli elementi che portarono la leadership di Pechino a ritenere di poter concludere l’operazione in tempi rapidi era proprio l’assenza di gran parte dell’esercito regolare vietnamita, concentrato in Cambogia. Il ritiro cinese fu motivato dalla consapevolezza di non poter ottenere alcun obiettivo in tempi brevi e dalla mancata volontà da parte della leadership di Pechino di affrontare un lungo e sanguinoso conflitto. Viceversa, l’operazione militare russa in Ucraina aveva come obiettivo la completa occupazione del paese in tempi rapidi, considerando tali obiettivi, il fallimento dell’operazione iniziale difficilmente porterà al ritiro russo, ma più probabilmente porterà la Russia a trasformare il conflitto in una guerra d’attrito nel tentativo di imporre migliori condizioni negoziali, o in alternativa di dissanguare le forze ucraine. Anche questa strategia potrebbe però rivelarsi fallimentare, a causa delle recenti controffensive ucraine.

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