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La terra dei golpe: pandemia e guerra in Ucraina complici dei colpi di stato

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Dopo il colpo di stato militare guidato da Paul-Henri Damiba che a inizio 2022 aveva rovesciato il presidente Roch Kabore, lo scorso 30 settembre un nuovo ammutinamento a Ouagadougou ha messo al potere il Capitano Ibrahim Traore il quale ha sciolto il governo, sospeso la costituzione e costretto Damiba alla fuga in Togo.

Quello dei colpi di stato sembra ormai un fattore cronico della politica burkinabè le cui vicende si intersecano con fattori sia strutturali, come l’insicurezza regionale e il proliferare dei gruppi armati jihadisti, che globali quali la pandemia e la guerra in Ucraina, esacerbando la già precaria tenuta politica e sociale del Paese e rendendo il Burkina Faso uno dei punti focali dell’instabilità regionale.

Il Capo di Stato più giovane del mondo

Ufficiale di artiglieria che ha combattuto l’insorgenza jihadista nel nord, Traore non mai ricoperto alcun ruolo chiave all’interno delle forze armate se non durante il golpe che aveva deposto Kabore.

Traore ha ribadito che il suo sarà un governo di breve durata, auspicando, entro la fine dell’anno, la formazione di una commissione per la transizione democratica capace di nominare un presidente ad interim verso la nascita di un governo civile entro il 2024.

Non sappiamo se il Capitano manterrà fede alle sue promesse, se la giunta militare deciderà di concedere effettivamente il potere o se all’ultimo momento ci sarà un nuovo colpo di stato dei militari, quello che è certo è che il giovanissimo leader (34 anni) rappresenta una pedina importante per la geopolitica russa nell’Africa Occidentale. A partire dallo scoppio della guerra in Ucraina e dalla fine della missione di pace internazionale nel Sahel, Mosca ha intensificato le proprie azioni nella regione per soppiantare Parigi, approfittando anche del crescente clima antifrancese che da mesi si sta diffondendo in Burkina Faso e nei Paesi circostanti e per questo motivo, durante l’ingresso del nuovo leader nella capitale, si potevano notare anche diverse bandiere russe sventolare.

Il ruolo della Russia e gli effetti della guerra in Ucraina

Non è certo fino a che punto la Russia sia coinvolta nel colpo di stato, se abbia solamente capitalizzato sulle richieste dei militari o se abbia attivamente orchestrato il golpe. Tuttavia, secondo fonti interne alla giunta militare l’esercito, incluso Traore, faceva da tempo pressione su Damiba affinché si avvicinasse sempre più a partner internazionali alternativi alla Francia, in particolare la Russia, per richiedere armi, equipaggiamento e mezzi militari. Nonostante il Cremlino non abbia rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale sul tema, va sottolineato come uno dei primissimi ad essersi complimentato con Traore sia stato Yevgeny Prigozhin, capo del gruppo mercenario Wagner, nonché oligarca vicino a Putin.

Le decisioni della Russia si ripercuotono sull’intero continente africano anche attraverso la guerra in Ucraina, i cui effetti riecheggiano specialmente nella regione del Sahel: i Paesi dell’area dipendono massicciamente dalle importazioni di grano, zucchero, olio e riso e il conflitto ha contribuito ad aumentarne il prezzo rendendoli inaccessibili per una popolazione impoverita dalla pandemia. I rincari hanno colpito anche i produttori, essendo i fertilizzanti perlopiù di provenienza russa; dunque, un incremento dei costi degli input comporta una minore produzione agricola e di conseguenza una minore disponibilità di cibo aggravando l’insicurezza alimentare e la malnutrizione nella regione.

Il conflitto inficia anche sugli aiuti economici esteri, in particolare dall’Europa. Numerose ONG hanno diminuito la loro presenza nel continente per poter prestare soccorso in Est Europa

Gli effetti della Pandemia

Nonostante la campagna vaccinale sia cominciata da più di un anno, il Burkina Faso resta una delle nazioni con la più bassa percentuale di vaccinati in Africa Occidentale (19% secondo l’OMS), dato allarmante se confrontato con Paesi limitrofi come Togo, Ghana o Costa d’Avorio; all’interno del contesto saheliano, invece, solo Mauritania e Ciad raggiungono percentuali più elevate a dimostrazione dell’inefficacia dei governi del Sahel.

La pandemia ha aggravato ulteriormente le condizioni di vita della popolazione sia a livello sanitario, che economico e securitario, minando ulteriormente la stabilità del Paese. Nonostante il PIL sia cresciuto nel 2021, le restrizioni e le misure contenitive hanno notevolmente gravato sulla popolazione: a livello economico la chiusura delle frontiere ha implicato una forte diminuzione del commercio frontaliero, rallentando l’import e l’export di prodotti agricoli, aumentandone i prezzi.

Un secondo risultato legato alla chiusura dei confini riguarda il blocco delle transumanze che ha confinato decine di pastori nella stessa area per settimane, provocando il deterioramento dei pascoli, la diffusione di malattie nelle mandrie e la competizione, talvolta violenta, con altri pastori e comunità locali.

Sul piano interno, il blocco della circolazione ha fatto sì che la food supply chain di interi villaggi si arrestasse: non esistendo un vero e proprio sistema di trasporto delle merci, specialmente al di fuori dei grandi centri urbani, sono gli stessi contadini che riforniscono direttamente mercati e aziende e la chiusura forzata dei mercati ha causato un notevole danno economico ai produttori, oltre a rendere molto più complicato l’approvvigionamento di cibo.

Tutto ciò ha portato la popolazione alla disperazione e ha fomentato l’astio nei confronti delle istituzioni generando proteste e scontri violenti e creando il substrato ottimale per la proliferazione delle milizie jihadiste e gruppi armati locali.

A livello sanitario la situazione si è ulteriormente aggravata: il sistema ospedaliero non aveva e non ha tuttora i mezzi per fronteggiare la pandemia, perciò la Banca Mondiale ha recentemente garantito un finanziamento di circa 50 milioni di dollari per l’acquisto di vaccini e il rafforzamento del sistema sanitario. Inoltre, l’aumento dell’insicurezza nel Paese ha talvolta reso impossibile raggiungere fisicamente le strutture ospedaliere per via di sabotaggi alle infrastrutture o la presenza di gruppi armati lungo la strada. 

Il leader appeso a un filo: risposte concrete e immediate

Il giovanissimo Capitano è diventato nell’arco di qualche giorno la guida di un Paese in estrema difficoltà: Covid e guerra in Ucraina hanno contribuito ad aumentare ulteriormente il malcontento tra la popolazione ha accolto il nuovo leader a Ouagadougou nella speranza che riesca laddove il suo predecessore aveva fallito.

Se nella capitale i burkinabè ripongono la propria fiducia nel cambio di regime, nelle periferie del nord dilaga l’odio nei confronti delle istituzioni, mentre il vuoto lasciato dallo Stato viene riempito agevolmente dai gruppi Jihadisti e dalle milizie etniche che rafforzano la loro presenza nelle regioni contese.

Pandemia, guerra in Europa e insicurezza interna possono sembrare tre tematiche diverse e distinte ma in realtà i loro effetti si intersecano e attraversano trasversalmente tutti i livelli della società, alterando i rapporti tra i suoi membri e intaccando la tenuta stessa del governo, rendendolo più vulnerabile a nuovi rovesciamenti interni.

Non sappiamo se e quanto durerà l’esperienza di Traore alla guida del Burkina Faso, quello che è certo è che il Paese vuole delle soluzioni rapide ed efficaci, così come l’esercito richiede il pieno controllo delle regioni del nord e non esiterà a deporre il nuovo leader qualora le loro richieste non dovessero essere soddisfatte.

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