Padre Chow nuovo vescovo di Hong Kong: come cambia l’atteggiamento della Santa Sede nei confronti di Pechino

All’inizio dello scorso autunno fu uno dei principali temi di dibattito nell’ambito della politica internazionale. Mancava poco più di un mese alle elezioni presidenziali USA e Trump agitava con forza lo spauracchio cinese in campagna elettorale e l’attesa nomina del nuovo Vescovo di Hong Kong divenne oggetto di un confronto, a tratti aspro, tra la Casa Bianca e la Santa Sede, accusata di eccessiva acquiescenza nei confronti di Pechino.

Padre Chow nuovo vescovo di Hong Kong: come cambia l’atteggiamento della Santa Sede nei confronti di Pechino - Geopolitica.info

Lo stesso Mike Pompeo, segretario di stato americano all’epoca e in procinto di giungere in Italia dove il 1 ottobre avrebbe incontrato il Cardinale Parolin, non esitò a stigmatizzare l’intesa tra Cina e Vaticano e a sollecitare la Chiesa Cattolica a far sentire tutto il suo peso nel porre all’attenzione dell’opinione pubblica globale le violazioni dei diritti umani perpetrate dai regimi totalitari come quello comunista cinese.

Il riferimento era anche alla repressione delle rivolte popolari che si erano avute nell’ex colonia inglese, la cui diocesi è una delle più importanti dell’estremo Oriente sul piano politico. E tutta politica era la lettura che veniva data della decisione in merito che doveva prendere Papa Bergoglio.

Non a caso per mesi sui giornali locali (a cominciare da Xin Bao, autorevole quotidiano finanziario) erano stati individuati due contendenti, rappresentativi delle due posture politiche che il Vaticano avrebbe potuto assumere nei confronti della Cina: il Vicario diocesano Peter Choy Wai-man e il vescovo ausiliare Joseph Ha Chi-shing, il primo ritenuto contiguo al governo di Pechino, il secondo vicino al movimento di protesta studentesco di Hong Kong.

Santa Romana Chiesa, con la pazienza e la prudenza che hanno sempre contraddistinto la sua politica e, in particolare, la sua diplomazia, ha preferito aspettare che scemasse l’attenzione verso un incarico vacante dal 3 gennaio 2019 – giorno della morte per tumore del 73enne Michael Yeung Ming-Cheung, che aveva guidato la diocesi per soli 17 mesi – e lo scorso 17 maggio ha spiazzato tutti coloro che si erano arrischiati in previsioni con la nomina del 62enne gesuita hongkonghese Stephen Chow Sau-yan, che dal gennaio 2018 era a capo della Provincia Cinese della Compagnia di Gesù.

Secondo l’autorevole vaticanista Gianni Valente il tratto prevalente di Stephen Chow è quello di “educatore navigato”, formatosi nel solco della tradizione pedagogica gesuita, arricchitosi di metodologie moderne acquisite nei corsi di perfezionamento frequentati alla Hervard University di Boston, presso cui il neo-vescovo ha conseguito un dottorato in Sviluppo umano e psicologia nel 2006. Chow ha, inoltre, esercitato un ruolo da protagonista come docente negli istituti cattolici di Hong Kong, rimanendo costantemente a contatto con le giovani generazioni. A questo va aggiunto il ruolo ricoperto come guida della Provincia gesuita cinese, una realtà ecclesiastica che ha sempre portato avanti la propria missione adattandosi ai vari sistemi politici e giuridico-amministrativi, con propri istituti sparsi tra Cina continentale, Taiwan, Hong Kong e Macao.

In un videomessaggio indirizzato ai suoi studenti l’estate scorsa, in piena pandemia e subito dopo gli scontri tra manifestanti e forze di polizia, padre Chow aveva espresso un approccio a questi eventi prudente e flessibile, ricordando che “non bisogna farsi trascinare dalle emozioni negative come frustrazione, disperazione, risentimento” e provare piuttosto a “rimanere nella speranza”.

Altri tratti eloquenti della personalità del nuovo Vescovo sono emersi proprio in occasione della conferenza stampa tenutasi il giorno dopo la nomina episcopale. A chi gli chiedeva se il 4 giugno avrebbe partecipato alla veglia che ogni anno si svolge ad Hong Kong, per celebrare i fatti drammatici di Piazza Tien an men del 1989, Chow ha risposto che la partecipazione era comunque subordinata alle autorizzazioni delle autorità e delle forze di polizia e che, in ogni caso, ci sono tanti modi per commemorare chi perse la vita in quelle circostanze.

Di fronte alla stampa Chow ha inoltre rivelato di essere stato contattato da Roma già nel dicembre 2020 allo scopo di sondare la sua disponibilità ad assumere la guida della diocesi. In quella occasione aveva declinato l’invito e solo il diretto intervento del Pontefice, con un messaggio scritto, lo ha convinto successivamente ad accettare.

“Tutti questi dettagli rivelano i tratti di una personalità flessibile […] e che esprime con libertà il suo pensiero – rileva ancora Valente – mantenendo sempre il dovuto rispetto verso le leggi e verso le legittime autorità civili ed ecclesiastiche. Un religioso che […] non ha come criterio-guida quello di accreditare un’immagine della Chiesa come forza politica antagonista”.

Pur avendo deciso di puntare su una figura “di compromesso” rispetto alle previsioni iniziali, sarebbe sbagliato vedere nella nomina di Chow, una scelta tutta all’insegna del tatticismo e dell’equilibrismo politico, vicina ai giovani, ma non invisa al governo centrale. L’estrazione gesuitica del nuovo Vescovo di Hong Kong testimonia la volontà di Papa Francesco, gesuita anche lui, di curare molto da vicino le relazioni con la Cina, sottraendo però la diocesi alla griglia di lettura politico-ideologica che da tempo identifica la comunità cattolica di Hong Kong con una porzione importante dell’attivismo di piazza anti-Pechino.

Alessandro Sansoni,
Agenzia Nova