Opposizione sistemica ed extra parlamentare: prospettive e limiti delle proteste in Russia

Memorial, una delle ONG più importanti in Russia ha registrato che nell’anno 2019 si sono tenute più di 300 manifestazioni civili e politiche in Russia e più di 300 persone sono state riconosciute come prigionieri politici. Nonostante gli indici di gradimento di Putin siano molto elevati, intorno al 60%, non mancano occasioni in cui la popolazione manifesta il proprio malcontento e il bisogno di un cambiamento sociale.  L’ultimo episodio è avvenuto sabato 23 gennaio, a seguito dell’arresto di Aleksej Naval’nyj.

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Nonostante le proteste non fossero autorizzate, in almeno cento città, i cittadini russi si sono radunati per protestare. A Mosca, dalle dichiarazioni della polizia, i manifestanti sarebbero stati 4000, ma stime di agenzie come Reuters arrivano anche a dieci volte di più. Secondo il monitoraggio del sito OVD Info, ci sono stati più di tre mila arresti.

Il Cremlino, nelle parole del portavoce Peskov, ritiene questi eventi opera di coloro che vogliono solo destabilizzare il Paese, dichiarando che si tratta di un numero esiguo di persone. Dunque, la linea governativa non sembra cedere alle proteste né alle pressioni internazionali che chiedono il rilascio di Naval’nyj. Tuttavia, i manifestanti e supporters del blogger sono  scesi in piazza nuovamente domenica 31 gennaio, simbolicamente davanti alla sede dei servizi segreti FSB a Mosca. Il bilancio è stato di circa 5 mila arresti in tutta la Russia, 1400 persone arrestate a Mosca e 900 a San Pietroburgo. Tra le persone fermate anche molti giornalisti e Yulia Navalnaya, moglie di Aleksei Naval’nyj, poi rilasciata alcune ore dopo. 

L’opposizione politica russa non si definisce in un partito ma si presenta sotto forma diverse. Da una parte ci sono i partiti politici di opposizione ufficiali che siedono alla Duma di Stato, come il Partito Comunista della Federazione russa (Pcfr), il Partito Liberaldemocratico della Russia (Pldr) e Yabloko. Dall’altra esiste un attivismo politico che ha avuto il suo apice nelle proteste del 2011-12 e che si è unito nel Consiglio di Coordinamento delle Opposizioni, gruppo-ombrello con l’obiettivo di unificare l’opposizione, si è poi rivelato debole ed inefficace sciogliendosi solo un anno dopo.

I partiti di opposizione: l’esempio del partito comunista russo

L’opposizione ufficiale è piuttosto debole. In generale, i partiti politici di opposizione faticano a concentrarsi sulle problematiche sociali con lo scopo di mobilitare i cittadini con soluzioni pragmatiche, piuttosto i loro intenti rimangono astratti.

Un esempio su tutti è il Partito Comunista russo, con una storica organizzazione estesa su tutto il Paese e potenzialmente un opponente politico forte. Tuttavia, il Pcfr è inefficace nel creare una seria opposizione e incapace di rinnovarsi e di voltare lo sguardo ai problemi socioeconomici ed attirare nuovi elettori. Il partito comunista russo in particolare è diviso al suo interno in tre filoni principali. Il primo è quello dei “veterani”, gli elettori più anziani che hanno ha cuore maggiormente questioni come le pensioni e i benefit sociali. La loro visione è in linea con quella del Presidente Putin, nonostante vedano con sospetto l’appoggio degli oligarchi a quest’ultimo. La seconda fazione è quella dei carrieristi o arrampicatori come Zyuganov. Questi hanno da tempo perso le speranze di poter costituire una seria opposizione al Cremlino, accettando il ruolo di leader di un’opposizione “fantoccio”. Terzo, ci sono i progressisti, una schiera di esponenti più giovani che, insoddisfatti dello status quo, hanno deciso di perseguire la strada della politica “ufficiale” invece che dell’attivismo civile. Questo gruppo appare come il più eterogeneo dei tre, comprendendo sia i membri più populisti come Sergei Udaltsov  si liberali di sinistra come Evgeny Myshayev.

I movimenti sociali di opposizione

L’opposizione “fuori sistema” presenta un panorama molto più attivo e variegato fatto di movimenti ed organizzazioni che negli ultimi anni hanno promosso numerose iniziative di sensibilizzazione.

Il biennio 2011-2012 ha rappresentato un momento importante per l’opposizione di questo genere. I movimenti di protesta, infatti, rimasti fino ad allora circoscritti, sono riusciti ad attirare numerose nuove adesioni e a far avanzare significative istanze. Quello che ha attivato la popolazione, esasperata, è stata la diffusa corruzione emersa sotto l’amministrazione di Medvedev, sebbene si siano poi via via affievolite con il ritorno di Putin al potere.

Una delle figure principali dell’opposizione democratica russa a partire dal 2011 è quella di Aleksej Naval’nyj. Attivo nella lotta contro la corruzione dilagante, è uno dei più popolari politici non eletti, che opera fuori dal panorama politico russo: il suo canale YouTube conta quattro milioni di iscritti e il suo indice di gradimento è passato da 6 a 55 percento dal 2011 al 2017. Grazie alla risonanza che le sue indagini sulla corruzione hanno avuto grazie ai social media, nel 2017 sono sorte numerose proteste nelle principali città russe. Il coinvolgimento dei cittadini attraverso queste piattaforme è stato fondamentale nell’organizzazioni di tali manifestazioni. Infatti, una delle principali strategie di Naval’nyj è condividere sui social media sentimenti populisti ed anti-élite, facendo leva sulla sua appartenenza al popolo, in contrapposizione con l’establishment. Grazie al suo lavoro di blogger, in un panorama giornalistico influenzato fortemente dal Cremlino, Naval’nyj ha trasformato YouTube in una piattaforma in cui le presone di fidano per ottenere informazioni alternative e di opposizione. La strategia comunicativa di Naval’nyj e dei suoi colleghi non assicura l’elezione di candidati di opposizione ma è comunque uno strumento per esprimere i sentimenti politici e per organizzare proteste; ed è anche in questo modo che si rinforza la sopravvivenza di un fronte di opposizione attivo.

Per quanto riguarda le elezioni, tuttavia, Naval’nyj ha coniato la tattica del cosiddetto “voto intelligente”. Si tratta di incoraggiare gli elettori a votare in blocco il candidato di opposizione che ha più chance di sconfiggere il candidato di Russia Unita. Questo meccanismo è applicato principalmente nelle elezioni a livello locale ma i sostenitori di Naval’nyj sono fiduciosi nel fatto che ottenere una rappresentanza locale aprirà la strada ad elezioni più giuste e aiuterà i candidati di opposizione in futuro. La strategia di voto intelligente ha favorito molti politici del Partito Comunista. Nelle ultime elezioni locali di settembre 35 su 45 candidati che Naval’nyj e i suoi avevano individuate come sfidanti di quelli di Russia Unita, appartenevano al Partito Comunista. Questa alleanza potrebbe in futuro portare dei frutti più concreti. Nonostante il Partito Comunista e Naval’nyj e i suoi sostenitori abbiamo ideologie differenti, si scontrano con un nemico comune: il Cremlino.


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Il Cremlino e le opposizioni

Per Putin i movimenti di opposizione non sono un effettivo problema. Nella narrativa l’opposizione non è una minaccia alla sua leadership ma alla popolazione russa. Cavalcando questo tipo di narrazione, molti considerano Putin il prefetto democratico che contrappone lo status quo fatto di stabilità all’astrattezza delle opposizioni o alla turbolenza degli anni Novanta.

Nel momento in cui si solleva il malcontento popolare e la gente scende in piazza, il Cremlino ha mostrato due atteggiamenti diametralmente opposti. Da un lato, la repressione da parte delle forze di polizia, dall’altro, l’appropriazione delle istanze popolari così da “controllare” la società civile. È stato il caso delle proteste ambientaliste dello scorso agosto in Baschiria, in cui la popolazione si schierava contro lo sfruttamento del monte Kushtau da parte della Bashkir Soda Company. In questo caso, prendendo le parti dei protestanti, Putin ha colto l’occasione per rimarcare che il problema era connesso al fatto che la compagnia fosse passata dal controllo statale a quello privato. Inoltre, anche fare piccole concessioni è parte di questa strategia. Uno dei casi simbolo è quello di Yegor Zhukov, uno studente universitario arrestato con l’accusa di estremismo a seguito delle proteste del 2019 a Mosca. Dopo un lungo processo, la sentenza nei suoi confronti è stata sospesa, fatto considerato dai suoi sostenitori come una piccola vittoria.

Le concessioni delle autorità arrivano quando la repressione porterebbe effetti troppo negativi all’immagine governativa. Quindi se da una parte le piccole vittorie rafforzano gli animi degli attivisti, spronandoli a continuare a tener viva un’opposizione democratica e pluralista in Russia, dall’altra, è necessario prestare attenzione quando queste sono invece concessioni e mosse politiche.