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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaOpportunità e conflitti nel sistema idrico globale

Opportunità e conflitti nel sistema idrico globale

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Nel 1992, in occasione del Summit internazionale della Terra di Rio de Janeiro, l’ONU istituì la Giornata Mondiale dell’Acqua. L’evento, che si ripete annualmente ogni 22 marzo, consente alla comunità globale di ribadire l’attenzione e l’impegno nei confronti della questione idrica.

Quest’anno l’Agenzia delle Nazioni Unite Unwater ha proposto il titolo “Acqua per la pace”, che fa riferimento al ruolo fondamentale che l’acqua e i servizi igienico-sanitari, riconosciuti dall’ONU come diritto umano, possono svolgere nella stabilità e nella prosperità del mondo. Ma come si esplicita questa funzione rispetto ai rapporti internazionali? Possiamo citare alcuni dati forniti dalla stessa Agenzia e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aiutano a comprendere la trasversalità del tema: 

  • Circa 2,2 miliardi di persone vivono senza accesso all’acqua potabile
  • Oltre 3 miliardi di persone nel mondo dipendono dall’acqua che attraversa i confini nazionali
  • 153 Stati condividono fiumi, laghi e falde acquifere con i Paesi confinanti
  • Soltanto 24 Paesi comunicano di aver sottoscritto intese di cooperazione per tutta l’acqua condivisa
  • Circa la metà della popolazione mondiale – 3,6 miliardi di persone – non dispone di servizi igienico-sanitari utilizzabili in sicurezza

I numeri delineano la complessità del perimetro di carattere geopolitico, economico, sociale, che il sistema acqua genera. Questa complessità, visto il titolo scelto quest’anno, si manifesta anche attraverso altre drammatiche cifre: secondo uno studio dal titolo Water Conflict Chronology, elaborato dal Pacific Institute, un think tank globale sull’acqua, si riscontrano nella storia dell’uomo documentata, 1634 conflitti o fatti violenti derivanti dal controllo o dalla gestione della risorsa idrica. Soltanto negli ultimi venti anni, le situazioni di ostilità riscontrabili sono circa un migliaio, prevalentemente situate in Africa e in Asia, territori a maggiore rischio sul piano dei riflessi geopolitici (stabilità politica, flussi migratori, equità sociale, etc…). Per citare alcuni casi di attualità: il conflitto per la costruzione della Grand Ethiopian Renaissance Dam, una moderna diga in via di attivazione definitiva sul Nilo Azzurro in Etiopia, ha visto entrare in conflitto il Paese del Corno d’Africa con Egitto e Sudan e che al momento non trova soluzioni praticabili, con possibile aumento delle tensioni. Alcune opere di canalizzazione idraulica in corso di realizzazione da parte del governo afgano dei Talebani hanno creato crescenti tensioni con Uzbekistan e Turkmenistan e al limite delle ostilità con l’Iran.

La trasversalità della questione idrica a diversi settori non farà poi che amplificare il rischio di rottura di fragili equilibri: cambiamento climatico, disastri ambientali, controllo degli investimenti per il ciclo delle acque, aumento della popolazione mondiale, proprietà delle fonti di approvvigionamento e delle società di distribuzione, la già citata transfrontalierità e la realizzazione di infrastrutture condivise. Sono alcuni degli aspetti problematici ai quali possiamo aggiungere il progressivo bisogno di acqua delle comunità moderne dei Paesi industrialmente e commercialmente sviluppati. 

Tutto ciò rischia di procurare un’eccessiva sollecitazione su controllo e gestione delle risorse idriche, che potrebbe manifestarsi inevitabilmente in atti di violenza e di imposizione. Per questo la possibilità che le guerre per motivazioni legate a fattori concernenti al ciclo delle acque sia destinata ad aumentare nel breve-medio periodo.

Anche nel cuore dell’Europa centrale, pur non essendoci motivi conflittuali, esistono problemi di accordi transfrontalieri, derivanti soprattutto dalle oggettive criticità ambientali e climatiche, che stanno generando la diminuzione delle disponibilità. La Svizzera, Paese che oggi possiede il 6% delle riserve d’acqua dolce d’Europa, con i fiumi che hanno sorgenti sulle Alpi Elvetiche e i laghi del territorio, alimenta regioni confinanti dei Paesi limitrofi; da decenni, intese e trattati regolano la cooperazione tra la Confederazione Elvetica e gli Stati europei, compresa l’Italia, nella gestione transfrontaliera della “risorsa acqua” e dei laghi internazionali. La crisi climatica sta generando un abbassamento delle capacità anche nel Paese elvetico e il Governo confederale sta ponendo agli interlocutori internazionali, la revisione degli accordi in atto per salvaguardare gli utilizzi interni, a partire dalle produzioni di energia idroelettrica. 

In questo come in altri casi, i Paesi occidentali e in generale del mondo libero, dovranno dedicare le massime attenzioni all’argomento idrico sia al proprio interno, potenziando i sistemi di approvvigionamento e di indirizzo, razionalizzando i consumi, investendo risorse importanti per rafforzare le infrastrutture dedicate, sia nei rapporti di regolazione internazionale delle interconnessioni transfrontaliere. 

Il nostro Paese, ad esempio, paga l’assenza di una programmazione efficace; citando alcuni dati ISTAT, possiamo individuare le carenze strutturali che ancora caratterizzano il ciclo idrico italiano come la dispersione del 42,4% di acqua potabile per inefficienza delle reti di distribuzione. E nonostante il problema della siccità sia esteso a tutta l’Unione europea, la debolezza infrastrutturale del nostro Paese rende la situazione italiana ancora più complicata, considerando che il 60% degli impianti idrici è stato installato da oltre trenta anni, mentre il 25% va addirittura oltre i 50 anni.   

L’acqua, pertanto, come abbiamo precedentemente analizzato, potrà essere ulteriore fonte di attriti, in un momento già complesso per le ; la comunità internazionale, nonostante gli attuali squilibri nelle relazioni diplomatiche e nella ricerca delle egemonie, dovrà cercare di mostrare responsabilità ed autorevolezza per evitare che la questione idrica si concretizzi come ulteriore motivo di instabilità geopolitica. Gli sforzi dovranno orientarsi verso una “diplomazia dell’acqua”, per garantire gli equilibri tra Stati e popoli ed una cooperazione internazionale specifica per il comparto idrico. 

Una delle sedi di confronto che sostiene gli sforzi per “…promuovere la consapevolezza e   costruire un impegno politico e innescare azioni su questioni critiche legate all’acqua a tutti i livelli, compreso il più alto livello decisionale…., è il World Water Council, pensatoio internazionale che raccoglie 260 adesioni provenienti da 52 paesi dei cinque continenti tra governi e pubbliche istituzioni, università, organizzazioni e agenzie internazionali, aziende pubbliche e private del settore, la Banca Mondiale. La missione del World Water Council è riunire la comunità internazionale per convincere i decisori politici che l’acqua è e sarà una priorità politica per lo sviluppo sostenibile ed equo del pianeta. L’azione del WWC si basa su due linee guida fondamentali per rendere l’acqua una priorità politica a livello globale: mobilitare l’attenzione e l’azione dei governi e l’idrodiplomazia; promuovere la sicurezza idrica (approfondimenti e studi, risorse finanziarie e governance del sistema). 

Uno degli appuntamenti di confronto favorito anche dalla corresponsabilità del WWC è il Forum Mondiale dell’Acqua, il più grande evento internazionale sull’acqua, che si svolge ogni tre anni e la cui prossima edizione si svolgerà nel maggio prossimo a Bali in Indonesia.

“Non lasciare nessuno indietro” è la promessa centrale dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; l’obiettivo n. 6 è finalizzato all’accesso universale ed equo all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Da sottolineare il punto 6.5 “Implementare entro il 2030 una gestione delle risorse idriche integrata a tutti i livelli, anche tramite la cooperazione transfrontaliera, in modo appropriato”.

La responsabilità, anche in questo caso, prevalga nei rapporti internazionali e il cosiddetto “oro blu” rappresenti una risorsa da garantire per lo sviluppo e la promozione dei popoli e non l’ennesimo motivo di scontro.

Antonello Assogna

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