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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaL’opportunità che Riad aspettava da tempo

L’opportunità che Riad aspettava da tempo

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Il ritiro americano dal Medio Oriente, le proiezioni estere cinesi e l’attuale guerra in Ucraina possono creare la combinazione perfetta per dare l’opportunità all’Arabia Saudita di accrescere il proprio peso internazionale.

Washington e Riad, rapporti ai minimi storici

Da sempre l’Arabia Saudita è considerata il principale junior partner statunitense in Medio Oriente, tuttavia, negli ultimi anni i rapporti con l’alleato americano hanno subito importanti scossoni. Dal punto di vista politico, l’imbarazzo del caso Khashoggi, le ripetute violazioni saudite dei diritti umani e le negoziazioni degli USA con l’Iran per l’accordo sul nucleare hanno allontanato Washington e Riad. Su questo punto, l’Arabia Saudita è certamente favorevole ad impedire l’accesso ad armi nucleari allo storico rivale sciita, tuttavia, la natura stessa del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), suscita non pochi dubbi nell’élite saudita, che teme che l’accesso dell’Iran a nuove risorse economiche possa tramutarsi in un maggior finanziamento di “proxy wars” e attacchi contro Riad, destabilizzando ulteriormente la regione mediorientale. 

Un’altra fonte di attriti tra i due alleati è la guerra in Yemen. Da una parte, infatti, Washington spinge per porre fine al conflitto e alla catastrofe umanitaria, mentre Riad, al contrario, chiede un maggiore sostegno da parte americana, soprattutto diplomatico.

L’ultimo punto di rottura è rintracciabile nella politica americana di ritiro dal Medio Oriente. Il ritiro frettoloso e catastrofico delle truppe a stelle e strisce dall’Afghanistan ha irritato non poco la dirigenza saudita, che ha visto aggiungere un elemento di instabilità nella regione. Ciò nonostante, questo generale distaccamento della presenza americana nella regione, può essere ben sfruttato da Riad che, giocandosi le giuste carte, potrebbe aspirare a colmare il vuoto lasciato dall’alleato.

In conclusione, si può affermare che i rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita negli ultimi anni hanno subito e continuano a subire grandi colpi. Tuttavia, il continuo ed ingente flusso di petrolio e armi fungono da collante, se non politico, quantomeno economico tra i due stati. L’Arabia Saudita, però potrebbe sfruttare questo distaccamento per acquisire un maggior margine di manovra ed occupare un ruolo crescente nello scacchiere mediorientale.

Pechino non rimane a guardare

Il rapporto tra Cina e Arabia Saudita, al contrario di quello con gli Stati Uniti, è in crescita. Le strategie dei due stati si incontrano perfettamente: da una parte Pechino è in cerca di partner commerciali ed economici nei quali investire capitali, dall’altra parte, Riad è in cerca di acquirenti per il proprio petrolio, in un contesto nel quale le maggiori economie occidentali cercano di ridurre la propria dipendenza da questa materia prima. In tal senso va interpretata l’indiscrezione, riportata dal Wall Street Journal, secondo cui l’Arabia Saudita stia trattando con la Cina per ottenere il pagamento di una parte della vendita petrolifera direttamente in yuan (¥). Questa mossa, non solo garantirebbe al governo di Pechino di poter pagare una parte delle importazioni con la valuta nazionale, ma avrebbe anche l’effetto di spezzare il monopolio del dollaro ($) come valuta di riferimento per il commercio del petrolio. Questo accordo contribuirebbe a rendere la vendita di petrolio immune a possibili sanzioni future di Washington, creando un flusso alternativo a quello del dollaro.

Oltre ad avvicinarsi alla Cina dal punto di vista economico, Riad potrebbe anche rivolgersi a Pechino per quel che riguarda la fornitura di armi. Tuttavia, questa opzione al momento rimane sullo sfondo, anche alla luce dei massicci investimenti sauditi per lo sviluppo di programmi autoctoni che dovrebbero ridurre la dipendenza dalle importazioni militari. In aggiunta, una possibile partnership con la Cina susciterebbe la reazione degli USA, che al momento sono la fonte di oltre il 70% dell’equipaggiamento saudita.

La guerra che nessuno voleva ma che fa comodo a qualcuno

Ebbene sì, la guerra in Ucraina potrebbe avere dei vincitori, non la Russia o l’Ucraina, ma molto probabilmente proprio l’Arabia Saudita. Non è un caso se il primo viaggio dall’inizio del conflitto di Boris Johnson è stato proprio a Riad, per convincere il principe ereditario Mohammed bin Salman ad aumentare la produzione di petrolio, per contrastare il rialzo del prezzo della benzina. Non è un caso nemmeno che fino al 1° marzo, l’Arabia Saudita non abbia espresso nemmeno una parola riguardo al conflitto e successivamente si sia limitata solo a dichiarazioni che invocavano la de-escalation o l’uso della diplomazia. In tal senso, l’unico atto esplicito è stato il voto di condanna alla guerra in sede di Assemblea Generale ONU.

Ma perché l’Arabia Saudita potrebbe guadagnare da un conflitto che non la riguarda? Ebbene, la monarchia saudita potrebbe ottenere grandi vantaggi dalla guerra in Ucraina, tanto economici, quanto politici.

Partendo dai vantaggi economici, sicuramente il petrolio è la fonte di ogni attenzione per le economie mondiali in questo momento, e il viaggio del premier britannico non può passare inosservato. Riad si trova ora in una posizione di grande vantaggio: se infatti l’azione russa ha fatto impennare il prezzo del petrolio per barile (+14,99% dal 24 febbraio, giorno dell’inizio dell’invasione), solamente i paesi del Golfo, con a capo l’Arabia Saudita, possono invertire la tendenza, aumentando la produzione. Ovviamente, se ciò accadrà non sarà a costo zero e i paesi dell’OPEC potrebbero avanzare richieste molto pesanti per assecondare la volontà dei paesi occidentali che al momento rischiano grosso, tra l’inflazione che non accenna a rallentare e l’aumento del prezzo della benzina che potrebbe frenare la ripresa post-Covid 19.

Per quanto riguarda i vantaggi politici, invece, la Russia è l’attore da prendere in considerazione. Comunque vada a finire l’invasione dell’Ucraina, non si è rivelata una buona scelta da parte di Mosca. Infatti, anche se dovesse portare a termine gli obbiettivi strategici prefissati, la Russia dovrà fare i conti con un’economia da ricostruire, sotto i possenti colpi delle sanzioni occidentali. Questa situazione lascerebbe un grande vuoto di potere in Medio Oriente, dal momento che Mosca potrebbe vedersi costretta ad un parziale ritiro, militarmente parlando, da zone calde come la Siria o la Libia, per concentrarsi su una ripresa dell’economia nazionale, messa a dura prova dalle sanzioni occidentali. Spetterà a questo punto all’Arabia Saudita decidere se sfruttare il momento per colmare il vuoto lasciato dai russi oppure se lasciare spazio ad altre intrusioni esterne, la cui più probabile sarebbe quella cinese.

La palla passa a Riad

La congiuntura favorevole che sembra delinearsi all’orizzonte per l’Arabia Saudita, però, va riconosciuta e colta se la monarchia vuole fare un passo in avanti ed aumentare ancor di più la propria influenza nello scenario internazionale. I rapporti tra Riad e Washington non sono idilliaci, anche per la volontà americana di spostare l’attenzione dal Medio Oriente; i progetti cinesi si coniugano perfettamente con le necessità saudite; e infine la guerra in Ucraina sembra marginalizzare anche la Russia dai giochi mediorientali.

La conclusione che si può trarre è che Riad, in questo contesto internazionale, abbia l’opportunità di sfruttare le dinamiche descritte per accrescere il proprio peso internazionale. Liberarsi dalla dipendenza americana le farebbe acquisire più margine di manovra, il che potrebbe favorire un ulteriore avvicinamento alla Cina, ed un rinnovato attivismo nelle zone della probabile smobilitazione di Mosca. Il tutto, però, senza dimenticarsi di una possibile opposizione da parte degli altri attori mediorientali come Iran, Israele, Turchia o Emirati Arabi Uniti.

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