ONG: quale ruolo nel sistema internazionale del XXI secolo?

L’ordine mondiale, attualmente considerato, è il frutto di un costante mutamento delle relazioni tra gli attori più influenti del panorama internazionale. Il sistema che coinvolge gli Stati europei, nello specifico, assume forme sempre più complesse e decisamente influenzate da attori non statali che solo a partire dagli anni ’50 dello scorso secolo, hanno palesato il proprio contributo all’incremento evolutivo dello scenario politico così come si presenta nel panorama internazionale; scartando definitivamente l’individualismo hobbesiano sostenuto a gran voce, tra gli altri, da Charles Beitz « […] that the states are the only actors in International relations».

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Attualmente l’intervento sociale e politicamente concreto che sia possibile attribuire alle Organizzazioni non governative pare suggellare un rapporto inversamente proporzionale all’importanza che la sovranità statale ha mostrato negli ultimi decenni. Comprendere l’importanza delle ONG ai fini un nuovo e potenziale ordine mondiale, significa offrire ampio spazio a uno storico dibattito teorico tra le più importanti teorie delle relazioni internazionali. L’attuale scenario che si prospetta nel panorama europeo, in particolare, assume i caratteri di una evoluta anarchia internazionale in cui gli effetti, mondiali ma taciturni, della globalizzazione hanno, in qualche misura, permesso di acquisire una forma apparentemente decente di cooperazione tra gli Stati aderenti all’Unione Europea.

Tale “logica delle alleanze” esprime un punto di vista proprio dei neo-realisti, il cui sostegno a un sistema di interazione tramite reciproche relazioni non lascia spazio, sulla falsa riga dei realisti classici, al sostegno di attori che non siano gli stessi stati che ne fanno parte. Il perseguimento dell’interesse nazionale è un importante motivo a giustificazione dello scetticismo neorealista nei confronti, ad esempio, dei diritti umani, oggi tra i diritti maggiormente trattati dalle ONG, il cui regime cozza inevitabilmente con l’obiezione etica neorealista della morale universale, di per se fondamento del regime stesso dei diritti umani. La visione neorealista, dunque, non trascende l’importanza attribuita al sistema interno degli stati a discapito di valori universalmente riconosciuti e , attualmente, positivamente perseguiti dalle ONG.

Nel teatro della sovranità statale in cui la società europea si trova costretta a sopravvivere, l’apporto della globalizzazione ha permesso agli attori non statali di acquisire la capacità di rendersi attivi e concreti. E’ stata la crisi della tanto agognata sovranità statale, figlia della dottrina del sovrano quale legibus solutus legata alle tradizioni della Roma imperiale, che ha permesso il rafforzamento di realtà che avessero la forza di operare oltre i confini dello stato e, inoltre, di dare voce a fattori di importanza estrema nel nuovo ordine mondiale: i diritti umani, la sanità, l’ambiente e ulteriori campi di apprezzamento di principi universalmente riconosciuti. L’apporto neoidealista, sulla scia di una moderna evoluzione post Guerra Fredda, si è cimentata in una delucidazione e un perseguimento della maggiore cooperazione cui il mondo stava andando in contro. Sarebbe opportuno considerare le teorie neoidealiste come la chiave che ha aperto la strada all’importanza di valori universalmente riconosciuti dell’umanità e, dunque, come base di sviluppo delle moderne ONG. L’armonia mondiale, come caposaldo della teoria, sarebbe perseguibile non sulla base naturale degli interessi tra le nazioni, piuttosto deve essere gestito da organizzazioni. Nella ricerca di tale obiettivo, un ruolo importante è svolto dal diritto internazionale, a cui i neoidealisti riconoscono la capacità di ridimensionamento del potere degli stati.

Le moderne ONG hanno, a partire dalle fondamenta neoidealiste, acquisito un ruolo che vada al di là del mero aspetto nazionale, ma che permetta, allo stesso tempo, allo Stato entro cui la sede amministrativa è nata, di rafforzare la cooperazione internazionale volgendo l’attenzione a tematiche sociali altrimenti difficilmente considerabili. Una antitesi realista, in tema di diritti umani e relative ONG, è riscontrabile con l’evoluzione delle teorie istituzionaliste sociologiche. Si tratta di una teoria delle relazioni internazionali che fonda la propria essenza sull’ aspetto sociale e un eguale valore morale tra gli individui. Grazie alla teoria istituzionale sociologica, un abuso di diritto ha conseguenze in ogni parte del mondo, donando importanza imprescindibile a valori universali. E l’importanza della flessibilità strutturale è una conseguenza, su un presupposto estremamente pratico, del successo delle ONG  dovuto, principalmente, ad una struttura organizzativa ed amministrativa decisamente più adattabile rispetto ad altri organismi internazionali pubblici e in linea, dunque, con i valori da tutelare; inoltre il loro modo d’agire senza vincoli burocratici eccessivi nonché una piena e notevole libertà d’espressione, compongono un insieme di fattori che concorrono a renderle strumenti estremamente più efficaci, attraverso i quali poter esercitare pressioni, talvolta notevoli, sull’operato degli Stati stessi; al punto da spingerli sia a modificare situazioni pregiudizievoli dei diritti dell’individuo, sia ad adattare o adottare adeguati regolamenti e comportamenti, in sintonia con il rapido mutare della congiuntura internazionale a qualunque livello politico, economico o sociale.

Il Prof. Attila Tanzi relativamente allo sviluppo raggiunto dalle ONG nel moderno panorama internazionale ipotizza che nel prossimo futuro: «si auspica la fine degli stati sovrani nazionali». Il conseguente riconoscimento rispetto a un rilevante grado di autonomia delle organizzazioni non governative rispetto alla volontà di chi ha dato loro vita, nonché la capacità di influenzare il corso degli eventi, sembra trovare riscontro anche nella teoria relativa alle operazioni di peace keeping che permette di facilitare l’esercizio della diplomazia preventiva. Il ruolo delle ONG, nel mantenimento della pace, risulta essere di importanza estremamente riconosciuta al fine di creare le condizioni di una pace sostenibile. Questo ulteriore esempio di approccio attribuibile alle ONG permette di concepirne il ruolo di superamento dei nazionalismi radicati nell’esperienza attuale europea.

In fin dei conti, queste moderne organizzazioni ultrastatali, sembrano essere composte da aspetti caratteristici estremamente attualizzanti. Un insieme di principi che permettano di raggiungere un sistema omogeneo di ideologia e di politica, in contrapposizione all’eterogeneità prevalente della fase attuale. La riduzione delle fonti di guerra e conflitto rappresenta un pezzo fondamentale per la costruzione di un nuovo puzzle dell’ordine internazionale europeo e le loro ulteriori funzioni sembrano poter soddisfare l’ideale di una società internazionale, «universale» secondo H. Bull, che si sostituisca al sistema degli Stati. Quale potrebbe essere, dunque, il futuro ruolo delle ONG in un nuovo e ipotizzabile ordine mondiale?