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Omicron in Corea e Giappone, i brevetti sui vaccini e la promessa di Biden

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Lunedì 28 novembre 2021, il Primo Ministro Kishida decretava che a partire da martedì 29 novembre sarebbe entrato in effetto il divieto a nuovi ingressi nello Stato asiatico; proprio martedì 29 è stato confermato il primo caso di paziente affetto dalla variante Omicron nel Paese del Sol Levante. Gli unici esenti dal divieto sono cittadini di nazionalità o residenza nipponica, i quali dovranno comunque sottostare ad una quarantena obbligatoria di almeno 10 giorni, 14 se rientrano da una lista di Paesi stilata dal governo, anche nel caso di doppia vaccinazione. Mercoledì 30 l’Agenzia coreana per il controllo e la prevenzione delle malattie ha annunciato la scoperta della variante all’interno del Paese, portata da una coppia di ritorno da uno di quegli Stati dai quali il governo aveva vietato l’ingresso a partire dal sabato precedente. Ha senso chiudere le barriere per combattere il diffondere della variante, o c’era qualcos’altro che le nazioni del mondo potevano fare per impedire i contagi?

Gli accordi Trip e le richieste del Sud Africa e dell’India per sospenderli durante la pandemia

I Trade-Related aspects of Intellectual Property rights (Trip o Trips) rappresentano un accordo concluso nel quadro degli Uruguay Round del Gatt nel 1994, quale allegato dell’accordo costitutivo dell’Omc. In sostanza, il trattato costituisce una base giuridica per l’armonizzazione della protezione della proprietà intellettuale un po’ come, semplificando in maniera forse eccessiva, le tariffe Mfn (Most Favoured Nation) rappresentano un’armonizzazione dei dazi a livello internazionale. Lo scopo è quello di favorire un level-playing-field nel campo dei brevetti e dell’innovazione tecnologica.

Tuttavia, la recente pandemia di Covid-19 ha posto l’accordo in mezzo a critiche sollevate da alcuni Paesi in merito alla possibilità di replicare vaccini protetti da brevetti come stabilito dal trattato appena menzionato. Infatti, in occasione del Consiglio Trip del’Omc del 15 e 16 ottobre 2020, India e Sudafrica hanno presentato la richiesta di sospensione di suddetti accordi per quel che concerne vaccini, medicinali e dispositivi medici necessari alla lotta alla pandemia. Nonostante gli stessi Stati Uniti si siano trovati a dover far fronte alla carenza di vaccini, si sono uniti a Svizzera e Regno Unito nel bocciare la proposta dei due Stati.

Nell’aprile 2021, 175 ex Capi di Stato e vincitori del Premio Nobel hanno scritto una lettera aperta al presidente Biden chiedendo il supporto statunitense riguardo la sospensione dei brevetti sui vaccini. Nello stesso mese, la People’s Vaccine Alliance ha stimato che Pfizer, Johnson & Johnson e AstraZeneca abbiano emesso dividendi ai propri azionisti per un valore di 26 miliardi di dollari statunitensi nei passati 12 mesi, sostiene Oxfam International. L’unico passo avanti effettuato in questa direzione, seppur simbolico, è stato quello del Parlamento Europeo di inizio giugno 2021, con il voto favorevole verso una risoluzione di deroga agli accordi Trip ai seguenti incontri dell’Omc e del G7.

L’innovazione tecnologica come driver della crescita economica e competizione sino-americana

Vasta è la letteratura economica che fa del progresso tecnologico il motore principale dello sviluppo economico; tuttavia, gli economisti sviluppisti identificano nell’eccessiva protezione delle proprietà intellettuali una delle ragioni principali per cui determinati Paesi faticano a raggiungere livelli di sviluppo economico e sociale simili a quelli di altre nazioni. Per quanto non esista una teoria economica che univocamente identifichi nel mancato, o nel difficile, accesso a tecnologie che permettano di incrementare la produzione di beni il motivo principale del mancato sviluppo di determinate economie, è bene tenere in considerazione che il dibattito sulle diseguaglianze dettate da un eccessivo regime protezionistico della proprietà intellettuale è ancora vivo e vivace nelle discipline economiche.

Matteo Dian, nel suo ultimo volume, sottolinea come il trade-off tra Ctptpp e Rcep può essere anche stato influenzato dal diverso regime protezionistico delle proprietà intellettuali che i due accordi ponevo in essere all’interno dei rispettivi trattati costitutivi. Difatti, il primo richiedeva l’adesione ad elevati standard di protezione delle proprietà intellettuali, tramite la stipula di accordi di tipo Trip Plus, caratterizzati da un più elevato livello di protezione rispetto a quelli base del Wto. Il secondo, invece, non prevede misure più stringenti rispetto a quelle Trip stabilite dall’Omc.

Nel marzo 2018 gli Stati Uniti hanno richiesto consultazioni con la Repubblica Popolare Cinese in merito ad alcune misure messe in atto da Pechino, misure che Washington asserivano essere contrarie alle direttive Trips; questo processo in seno all’Omc ha preso piede in un particolare momento durante il quale l’allora presidente americano Donald Trump decideva unilateralmente di innalzare dazi a determinati prodotti cinesi. Le ragioni che hanno spinto la potenza atlantica a procedere con la richiesta di consultazioni sono dovute alla pratica cinese di richiedere trasferimenti di tecnologia da parte di quelle imprese che fossero state intenzionate ad entrare nell’economia asiatica. In realtà, la consultazione da tenere in seno all’Organizzazione del Commercio è finita con un nulla di fatto; tuttavia, rimane comunque un esempio significativo di come la questione relativa alle proprietà intellettuali sia un tema che crea tensioni tra le prime due economie del mondo.

Una promessa che arriva forse troppo tardi

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha dichiarato domenica 28 novembre 2021 di essere fortemente deluso dalla decisione di diversi Paesi di vietare ingressi dal Sudafrica così come da diversi altri Stati del continente africano; sostiene, inoltre, che non vi siano basi scientifiche che giustifichino tale scelta da parte di quelle nazioni che abbiano imposto il travel ban. Lo stesso giorno, il diretto dell’Africa per l’Oms Matshidiso Moeti ha dichiarato che nel momento in cui la variante omicron viene scoperta in diverse regioni del mondo, chiudere le frontiere solamente ai Paesi africani vuol dire attaccare la solidarietà globale.

Sembrerebbe quasi uno scherzo del fato che i due Paesi promotori di una sospensione dei brevetti sui vaccini siano stati i primi a scoprire delle varianti – la Delta e la Omicron – che hanno in qualche modo innervosito ed esasperato le potenze contrarie. Al 1° dicembre 2021, solo l’8,06% della popolazione dei Paesi a Basso Reddito è stata vaccinata, contro quasi il 65% di quelli ad Alto Reddito, secondo i dati delle Nazioni Unite sulla “vaccine equity”.

Il 3 dicembre 2021 il presidente statunitense Biden ha annunciato l’intenzione del suo governo di spedire più di 200 milioni di dosi in tutto il mondo nel giro di 3 mesi, di cui 9 nel continente africano nel breve termine. Per stessa ammissione del commander-in-chief, il popolo americano non può essere al sicuro finché il virus non è sconfitto in ogni parte del mondo. Tuttavia, sul fronte dei brevetti, non è seguita ancora una volta una sospensione dei brevetti sui vaccini.

Le evidenze sopramenzionate dimostrano ancora una volta come l’integrazione politico-economica  sulla scia del Washington Consensus mostri ancora – o sempre più secondo altri – crepe strutturali che inficiano la possibilità di un approccio multidimensionale alle disuguaglianze sociali ed economiche che affliggono gli Stati. In questo senso, non è da scartare l’ipotesi che l’ordine liberale a guida americana stia attraversando una crisi non solo per gli attacchi di agenti esterni, ma anche a causa delle contraddizioni e degli effetti che alcuni suoi elementi – come ad esempio la protezione di proprietà intellettuali asimmetricamente distribuite nel mondo, il libero commercio e la libera circolazione dei capitali senza regolamentazioni – hanno prodotto. 

Alessandro Vesprini,

Geopolitica.info

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