Ombre cinesi sulla transizione in Zimbabwe?

Dopo aver opposto il gran rifiuto, il dittatore africano Robert Mugabe, presidente del paese dal 1987 ma leader indiscusso già dal 1980 all’indomani del riconoscimento formale come ex colonia britannica, ha deciso di rassegnare le dimissioni e dimettersi dal proprio ruolo. Verrebbe da sorridere a pensare come questo arzillo novantatreenne ha cercato di mantenere la sua posizione, se non fosse che durante gli ultimi decenni Mugabe ha distrutto il suo paese mettendo in ginocchio milioni di persone, donne e bambini compresi.

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Da sempre leader supremo ed indiscusso dello Zimbabwe Mugabe, non appena nominato presidente del Consiglio nel 1980, iniziò un percorso di accentramento del potere, eliminando di fatto ogni minima possibilità di democraticizzare il paese. Con l’appoggio dell’esercito locale intraprese una guerra etnica contro gli oppositori condannando a morte circa 20.000 persone, riuscendo così nel 1987 a diventare Presidente della Repubblica dello Zimbabwe. Da allora sino ad oggi sono stati trent’anni ininterrotti di pura follia; Mugabe è riuscito a condurre il proprio paese in una irreversibile crisi finanziaria applicando forsennate teorie economiche di ispirazione marxista che hanno portato l’inflazione nei decenni a livelli insostenibili. Celebre la sua simbolica frase “se non avremo soldi per costruire strade li stamperemo”.

Anche sotto il profilo sociale ogni sua scelta si è rivelata devastante: non solo non ha mai contrastato il diffondersi di malattie quali l’AIDS, ma secondo i suoi oppositori ne avrebbe favorito la diffusione per indebolire i gruppi ostili. Nel 1992, dopo la prematura scomparsa della moglie, Robert Mugabe ha deciso di sposare la segretaria Grace Marufu, di 41 anni più giovane. Soprannominata “Grace Kelly” la nuova first lady non ha mai disdegnato di vivere nel lusso e ogni qualvolta abbia messo piede in Europa non si è mai fatta mancare frenetiche giornate di shopping nelle boutique di Londra o Parigi. Negli ultimi anni però Mugabe è stato formalmente definito “persona non gradita” da ogni paese europeo e da molte altre nazioni occidentali compromettendo così la possibilità per i coniugi di muoversi tra le capitali del vecchio continente.

Il sempre minore spazio di movimento politico per Mugabe e l’avanzare dell’età hanno destato nella moglie l’irrefrenabile voglia di abbandonare il ruolo “marginale” di consorte per cercare di intraprendere la strada che potrebbe portare ad essere lei il successore del dittatore africano. Mugabe infatti non ha mai voluto parlare di eredi politici e chiunque negli anni gli abbia fatto cenno a questa eventualità ha sempre esternato che il suo “fantasma avrebbe sempre presenziato” sul paese. Ora però la corsa del suo treno sembra arrivata a destinazione e la presenza ingombrante ed imbarazzante della moglie Grace e il timore di un suo possibile successo, ha convinto qualche gerarca dell’esercito ad accelerare un percorso di transizione senza alcun spargimento di sangue.

C’è un passaggio però non secondario che deve essere considerato per comprendere quanto sta avvenendo ad Harare. E’ ampiamente risaputo, da qualche anno, che il governo cinese ha fortemente intensificato le relazioni ed i contatti con buona parte dei paesi dell’Africa \subsahariana; attraverso contratti particolarmente vantaggiosi per chi presiede il Governo del singolo stato, Pechino offre assistenza ed infrastrutture in cambio di materie prime fondamentali per la crescita e lo sviluppo della economia cinese. Anche il presidente marxista Mugabe negli anni non ha mai disdegnato contatti con Pechino, ma la visita solitaria della scorsa settimana in Cina del ministro della difesa dello Zimbabwe Constantine Chiwenga ha alimentato sospetti di possibili pressioni cinesi per un cambio dell’inquilino all’interno del palazzo presidenziale di Harare.

Per la verità la Cina non ha mai perseguito la politica della destabilizzazione e anzi ha sempre mostrato grandi capacità relazionali che hanno permesso al Governo comunista di fare affari con tutti. Pechino infatti da sempre applica la dottrina della non ingerenza negli affari altrui. Una scelta ben lontana da Mosca che, pur dichiarando il contrario, cerca nel complesso quadro geopolitico mondiale di influenzare i molti paesi con governi fragili e precari. Si pensi alla presenza politica e militare di Mosca in molte aree del medio oriente, dell’Africa e dei paesi occidentali anche tramite l’utilizzo di strumenti web. Pechino invece da sempre ha un approccio diametralmente opposto e ogni sua relazione estera è finalizzata ad accordi di tipo commerciale ed economico.

Certo la presenza da luglio di quest’anno di un contingente militare cinese a Gibuti e l’intensificarsi di questo rapporto tra Harare e Pechino, che in qualche modo ha accelerato la successione di Mugabe per uno dei gerarchi militari, potrebbe essere un affare vantaggioso per molti. Bisognerà comprendere se potrà esserlo per tutti i cittadini dello Zimbabwe, che da decenni continuano a “vivere” in una situazione sociale di drammatica emergenza. Da questo punto di vista, la pulsione al cambiamento dei singoli cittadini giocherà un ruolo determinante nella fase di transizione che si preannuncia non priva di rischi e difficoltà.