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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaRiforme e contestazioni nella fase di transizione in Oman

Riforme e contestazioni nella fase di transizione in Oman

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Il 10 gennaio 2021 si è aperta in Oman un’importante fase di transizione nella vita politica del Paese a seguito della morte del sultano Qaboos bin Said. Bin Said è stata una figura importante per il Paese, per aver intrapreso una politica modernizzatrice e volta a mostrare l’Oman come Stato stabilizzatore del Medio Oriente.

Qaboos bin Said salì al potere nel 1970, quando con un colpo di Stato non cruento rovesciò il padre e impresse una politica di svolta, facendo giocare al Sultanato un ruolo chiave nella stabilizzazione del Medio Oriente. Sul piano interno intraprese un processo di modernizzazione, basato sulla costruzione di infrastrutture quali strade, ferrovie e porti, elementi molto importanti per garantire al Paese uno sviluppo economico e sociale in un territorio completamente desertico.

In politica estera il sultano condusse l’Oman fuori dall’isolamento internazionale e riuscì a stabilire relazioni diplomatiche sia con Cina e Unione Sovietica che con l’Occidente, rafforzando ancor più la sua posizione di Stato non allineato e soprattutto di mediatore nelle dispute regionali in Medio Oriente. L’ex sultano nel 2015 prese le distanze dall’intervento saudita in Yemen.

Alla morte di Qaboos bin Said è divenuto sultano dell’Oman Haitham bin Tariq al-Said, cugino del predecessore, che ha continuato l’azione riformatrice del paese. Tariq al Said ha maturato una buona esperienza politica come ministro della cultura sotto il governo del cugino, ed è tutt’ora a capo del comitato responsabile dell’attuazione di “Vision 2040”, il più colossale programma di riforme con l’obiettivo di trasformare l’economia del Paese e le sue fonti di sostentamento, rendendola meno dipendente dai proventi del petrolio e investendo su altri settori, come infrastrutture e trasporti, agricoltura, turismo, industria e pesca.

Nonostante sia riuscito a mantenere la stabilità interna in un periodo contraddistinto da gravi instabilità politiche e sociali, è proprio sul piano interno che l’Oman si troverà ad affrontare le sfide principali. Il calo del prezzo del petrolio, principale fonte d’introiti economici, ha comportato l’incremento del deficit di bilancio.

L’ascesa al sultanato di Tariq al-Said apre una nuova fase di sviluppo. L’azione politica del nuovo Sultano differisce da quella del cugino in tanti fattori. Un primo fattore di discontinuità riguarda il minore accentramento dei poteri nella figura del Sultano, attraverso l’istituzione della figura del Primo Ministro, prima assente. L’attuale Primo Ministro, nonché Principe Ereditario, è Theyazin, figlio di al-Said nato nel 1990.

Il governo ha adottato misure di centralizzazione del potere decisionale, che tuttavia non cancellano l’autonomia amministrativa dei governatorati. Le misure adottate costituiscono in parte gli effetti delle proteste delle Primavere Arabe del 2011, proteste pacifiche che chiedevano la riforma del regime in senso democratico senza volerne la caduta.

Lo Stato ha tratto giovamento dall’esperienza delle Primavere Arabe, dando l’opportunità al governo di ridisegnare il sistema politico attraverso l’adozione di riforme tutt’ora in atto e per la prima volta ha concesso ai cittadini la possibilità di contestarne l’operato. Il processo riformatore ha avuto inizio proprio nel 2011, e si è sviluppato fino ad oggi secondo tre direttrici: burocratico-amministrativa, che ha condotto alla riorganizzazione del governo; economico-sociale, che si rifà al programma “Vision 2040” per gli investimenti in energie rinnovabili e politica, che ha introdotto l’istituto amministrativo del Primo Ministro.

Per rendere raggiungibili gli obiettivi del programma “Vision 2040” il Sultano ha istituito nuovi ministeri, come ad esempio il Ministero del Lavoro, il Ministero dei Trasporti e quelli dell’Edilizia e del Turismo. Tutti settori nuovi in cui l’Oman ha deciso di investire.

La prima vera sfida del Sultanato è il superamento della crisi economica. Il governo ha adottato nel 2020 il documento “Medium-Term Fiscal Balance Plan 2020-2024”, al fine di sostenere la crescita economica e ridurre drasticamente il debito pubblico sotto il 2%. La realizzazione di questi obiettivi dipenderà dal buon esito dei progetti di diversificazione economica, tra i quali l’istituzione di un centro d’eccellenza per la comunicazione tecnologica avanzata, lo sviluppo di progetti urbani e infrastrutturali e la trasformazione dell’Oman al fine di attrarre un maggior numero d’investitori internazionali. Molto importante è la riforma delle autonomie locali attraverso l’adozione del Decreto Reale n. 101/2020 che ha concesso ai governatorati autonomia amministrativa e finanziaria.

Nel gennaio del 2021 il Sultano ha promulgato una nuova carta costituzionale, denominata “Basic Law”, che statuisce, quale erede al trono, il figlio maggiore del Sultano che abbia compiuto i ventuno anni. Con la nuova costituzione anche il Consiglio dell’Oman, l’assemblea elettiva e rappresentativa dell’emirato, ha visto ampliarsi i suoi poteri.

In politica estera il sultanato intrattiene buone relazioni diplomatiche sia con la Cina, che ha investito in Oman in grandi progetti infrastrutturali, sia con gli Stati Uniti, con i quali nel 2019 l’Oman ha confermato gli accordi dello Strategic Framework Agreement, che permette agli statunitensi il libero accesso a porti ed aeroporti omaniti. In Medio Oriente la stabilizzazione dei rapporti con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar è avvenuta a seguito della firma della Dichiarazione di Al Ula. L’Oman svolge un ruolo di mediatore nelle dispute tra Stati Uniti e Iran; nel 2018 il Sultano ha aperto alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele.

L’adozione di riforme e il processo di modernizzazione non hanno avuto l’effetto di ridurre le proteste e le manifestazioni di piazza dei cittadini, contro l’aumento dei tassi di povertà e disoccupazione. Come accaduto nel 2011, le proteste nel porto di Sohar tendono all’ottenimento di riforme mirate, tra le quali la fine delle diseguaglianze sociali e la riduzione del tasso di disoccupazione.

Il malcontento della società civile è derivato in particolare dai tagli ai sussidi operati a partire dal 2021 e dal tasso di disoccupazione che sta colpendo in particolare i giovani. Infatti, mentre il tasso di disoccupazione nazionale si attesta al 17%, la disoccupazione giovanile è pari al 49%. A caratterizzare le proteste iniziate lo scorso anno in confronto a quelle delle Primavere Arabe, è la loro estensione. Mentre le seconde coinvolgevano solamente i centri costieri, quelle del 2021 includono anche l’entroterra e potrebbero costituire un serio problema per il governo.

Alle proteste il sultano ha risposto con prontezza, garantendo un maggior numero di assunzioni nel settore pubblico, ma anche adottando misure repressive. Nel 2021 la città portuale di Sohar si è dimostrata lo specchio delle contraddizioni economiche e sociali omanite post-pandemia: mentre il volume delle merci importate ed esportate aumenta vertiginosamente, a Sohar molti giovani disoccupati sfilano per le strade e mettono in mostra il malcontento delle classi sociali più povere.

Un importante aiuto ai meno abbienti è giunto con il decreto reale del 16 aprile 2021 che ha garantito esenzioni fiscali e nuovi sussidi; allo stesso tempo, aiuti concreti hanno riguardato anche gli investitori. Nonostante nell’ultimo decennio il governo sia riuscito nell’intento di ristabilizzare il Paese dal punto di vista politico e sociale, le crescenti dimostrazioni mettono in mostra il malcontento popolare rendendo la situazione assai imprevedibile, con rischi concreti per la stabilizzazione dello Stato e l’incolumità dei suoi cittadini.

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