Odebrecht: il sistema che fa di tutti colpevoli e complici

La Odebrecht S.A. è la multinazionale brasiliana leader nel settore dello sviluppo infrastrutturale e nell’industria chimica, con importanti investimenti anche nel settore energetico. Un’azienda relativamente giovane (costituita nel 1944) che da Salvador (città dello stato di Bahia – lungo la costa centrale brasiliana) ha saputo imporsi a livello globale. Una crescita che negli ultimi anni ha evidenziato anche un lato oscuro: un sistema capillare di corruzione atto al conseguimento di importanti commesse d’appalto.

Odebrecht: il sistema che fa di tutti colpevoli e complici - GEOPOLITICA.info Fonte: www.odebrecht.com

La Odebrecht S.A. è stata fondata nel ’44 dall’ingegnere Norberto Odebrecht in Brasile e in pochi anni è riuscita ad ampliare il proprio raggio d’azione in tutta l’America Latina, Stati Uniti, Africa e non solo. Un’impresa che è sì partita dal settore edilizio, ma che ha saputo diversificarsi andando a diramare le proprie specializzazioni nel settore dell’ingegneria, dello sviluppo infrastrutturale, della chimica e dell’energia. Un impero imprenditoriale che oggi si articola in ben sette unità multinazionali: OR (società dedicata all’edilizia e fondata nel 2007); Atanos (società costituita nel 2007 e dedicata al settore strategico del biodisel e energie rinnovabili); Braskem (diciassettesima nel ranking delle aziende più potenti del settore petrochimico a livello mondiale ed in attività dal 1979); Ocyan (azienda di servizi e consulenza per le funzioni estrattive nel settore energetico e che annovera tra i suoi clienti la Petrobras); Odebrecht Latinvest (ntata nel 2012 per concentrare nel suo operato le attività di investimento infrastrutturale su base continentale); Odebrecht Ingeniería y Construcción (di tutte è quella storica e quindi incentrata sul settore di provenienza della famiglia Odebrecht ovvero la costruzione di grandi opere infrastrutturali); Odebrecht TransPort (dedicata ai trasporti).

In definitiva Odebrecht, considerando il solo Sud America, opera da circa 40 anni in Perù, ha grandi siti di investimento in Colombia, Panama, Argentina, Ecuador, Venezuela e Messico. In quest’ultimo paese nel 2016 ha aperto un importante complesso petrochimico della Braskem. Ovviamente nel portfolio dell’impresa non può mancare il Brasile, suo quartier generale, dove gli investimenti e le realizzazioni infrastrutturali si muovono capillarmente sul territorio dalla cooperazione con la Petrobras alla realizzazione di alcuni impianti sportivi per il Mondiale 2014. E proprio in Brasile ha inizio nel 2015 un’inchiesta dal nome Operação Lava Jato ad opera del giudice Sergio Moro. Inchiesta che inizialmente puntava a far luce su poco chiari flussi di danaro diretti ad importanti manager della Petrobras e che in poco tempo si è tradotta in uno scandalo internazionale senza precedenti. Il 19 giugno 2015 infatti viene arrestato il CEO della Odebrecht, Marcelo Obdebrecht (nipote di Norberto e figlio di Emilio che era divenuto presidente del consiglio amministrativo dell’azienda nel 1998 e al quale era succeduto Marcelo nel 2008) con l’accusa di corruzione. Accusa poi confermata nel 2017 con la conferma della pena di 19 anni di carcere per esser stato l’artefice di un giro di tangenti dal valore complessivo di circa 30 milioni di dollari. Marcelo che tutt’oggi sconta la pena tramutata dal dicembre 2017 in arresti domiciliari. Ma i 30 milioni di dollari sono risultati essere un’inezia a confronto di quanto realmente la Odebrecht è riuscita a fare nel periodo che va dal 2001 al 2016. Infatti si è evidenziato con il proseguo delle indagini, un giro d’affari illeciti internazionale superiore ai 788 milioni di dollari e capace di tramutarsi nell’immagine vivida di un continente (quello latinoamericano) cronicamente devastato dal clientelismo e dalla corruzione.

Sistema collaudato dunque quello del pagamento di tangenti per il conseguimento di importanti gare d’appalto in lungo e in largo in Sud America e oltre. La vicenda ha come risaputo, coinvolto le alte sfere del Partito dei Lavoratori in Brasile, senza lasciare indenni Dilma Rousseff e Lula da Silva con quest’ultimo agli arresti proprio a causa dell’inchiesta Lava Jato e con la prima che ha perso la presidenza per impeachment nel 2016 (la causa dell’impeachment è stata sì l’accusa di manipolazione dei bilanci pubblici 2014 e 2015 ma lo scandalo di corruzione all’interno della Petrobras ha avuto la sua influenza sull’esito della mozione parlamentare). Ma sempre in Brasile lo scandalo non ha risparmiato le opposizioni al Partito dei Lavoratori, con il coinvolgimento di numerosi politici appartenenti al Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB) di Michel Temer ovvero quel partito che ha ereditato la leadership nel paese dal 2016 al 2018. Un motivo in più per spingere l’elettorato brasiliano a tagliare nettamente i ponti con il sistema politico moderato e classico del paese e affidarsi all’estremismo di Bolsonaro per rilanciare un’immagine nuova del paese. Sin qui siamo però nei confini nazionali per l’azienda di Salvador di Bahia, ma come detto l’inchiesta ha portato alla luce molto altro andando a destabilizzare la presidenza peruviana e colpendo prima Alejandro Toledo Manrique (presidente dal 2001 al 2006), poi Ollanta Humala Tasso (presidente dal 2011 al 2016) e infine Pedro Pablo Kuczynski eletto nel 2016 e spinto dallo scandalo alle dimissioni nel 2018. Curioso come Kuczynski sia stato “condannato” dall’oppositrice Keiko Fujimori che a sua volta è finita con l’esser travolta dal medesimo scandalo con tanto d’arresto nell’ottobre 2018. Un destino quello della Fujimori catastrofico visto che con l’elezione di Kuczynski era riuscita ad ottenere la libertà dal carcere per il padre Alberto Fujimori e con le dimissioni del suo rivale l’ascesa alla presidenza era ormai segnata. Ma con lo scandalo delle tangenti e il suo declino politico, ogni possibile ascesa alla ledership sembra ormai tramontata e il suo potere politico si è talmente assottigliato che recentemente Alberto Fujimori è stato nuovamente incarcerato. Il sistema di corruzione della Odebrecht entra in Argentina dopo la morte di Nestor Kirchner andando a contaminare le alte sfere governative per il conseguimento di fruttuosi appalti. Stessa sorte per la Colombia di Juan Manuel Santos al centro di uno scandalo collegato al finanziamento illecito della sua campagna elettorale del 2010 così come per Enrique Peña Nieto in Messico. Ma nemmeno il Venezuela chavista sembrerebbe indenne: la Corte Suprema di Giustizia (TSJ) in esilio in Colombia (trattasi di giudici in rotta con il governo chavista e fuggiti nel paese vicino) nell’ottobre 2018 ha emesso una condanna a 18 anni per Maduro (condanna ovviamente inapplicabile e priva di alcuna valenza giuridica ad oggi) colpevole, secondo i giudici, di aver intascato 98 milioni di dollari dalla multinazionale brasiliana. E poi ancora: Repubblica Dominicana, Panama, Guatemala ed Ecuador finiscono nel vortice di questa inchiesta (oltre ad Angola e Mozambico). Ma anche l’opposizione chavista non sembra esente da colpe con Henrique Capriles al centro di un’indagine ufficiale per corruzione collegata alla multinazionale brasiliana. Di questi ultimi è emblematico il caso ecuadoregno dove la Odebrecht si insidia nel 1987 per poi essere espulsa dal paese andino per mano del presidente Rafael Correa nel 2007 per il mal funzionamento della centrale idroelettrica San Francisco (realizzata dalla stessa azienda brasiliana). I rapporti con l’Ecuador si sono poi riappianati nel 2010 con un rientro dell’azienda nel paese andino tanto da trascinare nello scandalo delle tangenti alcuni funzionari del governo di Correa fino all’incriminazione del vicepresidente Jorge David Glas Espinel (in carica dal 2013 al 2018).

Un’incredibile rete clientelare dunque, un vero e proprio impero ben collaudato che non fa altro che porre in evidenza per l’ennesima volta un malessere del continente latinoamericano che a prescindere dalla corrente politica di appartenenza non riesce a svincolarsi da una fitta rete clientelare che finisce con l’imbrigliare mortalmente ogni spiraglio di cambiamento socio-culturale.

Ultimo atto della questione Odebrecht: sia Emiliano che Marcelo Odebrecht compaiono fra gli investitori offshore nell’inchiesta Paradise Papers, ma questa appare ad oggi una normale conseguenza di un giro d’affari tanto globale quanto illecito che vede al centro i vertici della multinazionale brasiliana degli ultimi vent’anni.

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