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TematicheCina e Indo-PacificoMentre Mosca fa la guerra in Europa, gli occhi...

Mentre Mosca fa la guerra in Europa, gli occhi americani sono ancora puntati sull’Indo-Pacifico (e su Pechino)

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Mentre Mosca ammassava truppe e mezzi lungo il confine ucraino in vista della campagna militare che avrebbe lanciato il 24 febbraio, la Casa Bianca ha rilasciato la nuova Indo-Pacific Strategy che afferma senza mezzi termini che la Repubblica popolare cinese «sta perseguendo l’obiettivo di una sfera di influenza nell’Indo-Pacifico» per, infine, «diventare la potenza più importante del mondo» (p. 5). 

Il presente articolo riproduce parzialmente i contenuti di un contributo dell’autore per l’edizione del 20 maggio di “Scenari”, inserto di geopolitica del quotidiano “Domani”.

Secondo il documento, l’azione cinese non sarebbe, però, solo mirata a intimidire gli stati della regione, ma più in generale sarebbe ponderata per la modifica dello status quo esistente in Asia e nel mondo, una postura evidentemente revisionista secondo Biden. In questo senso, vale la pena notare, l’amministrazione Biden riconosce nell’ordine regionale asiatico, costruito a partire dal sistema di alleanze e partnership con al centro gli Stati Uniti ma sviluppatosi in una serie di istituzioni multilaterali come l’ASEAN, una porzione del più vasto ordine internazionale a guida americana edificato a partire dal 1945 e globalizzato dopo la vittoria della Guerra fredda. Mantenere lo status quo asiatico, dunque, è condizionale a mantenere un ordine internazionale che Washington ritiene non solo equo e aperto poiché basato su regole ma – e, probabilmente, anzitutto – vantaggioso per la propria sicurezza e prosperità.

La Indo-Pacific Strategy giunge come primo documento strategico vero e proprio dell’esecutivo precedendo la National Security Strategy definitiva nonché la National Defense Strategy (una cui versione classificata è stata consegnata al Congresso e di cui si attende un sunto declassificato) e suggerendo che queste rifletteranno – e non viceversa come ci si potrebbe aspettare – la priorità attribuita da Biden e la sua amministrazione al quadrante indo-pacifico e alla Cina. Il succinto Fact Sheet della prossima Defense Strategy, rilasciato più di un mese dopo l’invasione russa, sembra confermare queste aspettative. Nel prospetto, si legge, che il «Pentagono» si muoverà con urgenza per «sostenere e rafforzare la propria capacità di deterrenza, con la Repubblica popolare cinese in qualità di competitor più rilevante nonché sfida persistente per il Dipartimento» (p. 1). Con queste premesse, possiamo attenderci che anche la Nuclear Posture Review – il documento che delinea la strategia nucleare americana – e la Missile Defense Review – il testo che definisce l’approccio americano sia alla difesa missilistica che agli strike disarmanti contro il nemico – elaborate congiuntamente alla Defense Strategy, andranno di pari passo.

Dal punto di vista retorico, i documenti strategici di Joseph Biden sembrano ricalcare quasi perfettamente quelli di Donald Trump. Tuttalpiù, è nelle modalità di risposta che l’amministrazione attuale mostra discontinuità rispetto a quella precedente. Se l’obiettivo prefissato resta pressoché lo stesso, ovvero non più «di cambiare la RPC» ma, piuttosto, di «plasmare l’ambiente strategico in cui essa opera» per costruire «un equilibrio di influenza» favorevole «agli Stati Uniti, ai [loro] alleati e partner» (p. 5 della Indo-Pacific Strategy 2022), la strada scelta da Biden si snoda attraverso una maggiore enfasi data ad «alleanze modernizzate» e a «partnership flessibili» (p. 10). In questo senso, l’ampliamento del mandato del QUAD, il dialogo di sicurezza tra Australia, Giappone, India e Stati Uniti, perché includa aree di policy non limitate alla difesa, e la firma del patto AUKUS con Regno Unito e Australia, dimostrano un’attenzione alle iniziative e alle intese multilaterali – o minilaterali, quando coinvolgano un numero ridotto di attori. Più in generale, il tentativo di includere anche altri attori all’interno del quadrilatero (QUAD+) – Vietnam, Corea del Sud e Nuova Zelanda – e di riprendere in mano un progetto comprensivo di cooperazione economica – il cosiddetto Indo-Pacific Economic Framework lanciato il 23 maggio– dopo che Trump aveva ordinato il ritiro americano dal TPP, dimostrano due elementi di novità rispetto alla politica del precedente inquilino della Casa Bianca. Da un lato, la determinazione a coinvolgere e sostenere alleati e partner nella regione in iniziative che propongono un quadro di relazioni in cui sviluppare ulteriori collaborazioni bilaterali. Si veda, a tal proposito, la serie di accordi tra i membri di QUAD e AUKUS, come il Reciprocal Access Agreement nippo-australiano. Dall’altro la volontà di stabilire partnership che non si limitino alla mera dimensione militare ma che costruiscano comuni standard di cooperazione economica, tecnologica, sanitaria. Infine, si noti che il nuovo approccio americano all’Indo-Pacifico passa anche per l’ASEAN, principale organizzazione regionale multilaterale, i cui leader si sono incontrati proprio a Washington su invito di Biden.

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