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Gli obiettivi di Mosca nella prima fase della campagna russa in Ucraina

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Quella a cui stiamo assistendo in queste ore è una campagna aerea e missilistica condotta con lo scopo di neutralizzare le capacità di difesa aerea ucraine e disarticolare la catena di comando e controllo di Kiev. In questo modo, le forze poste a difesa dell’Ucraina resterebbero accecate e immobilizzate sul campo di battaglia, rendendo possibile una manovra rapida e distruttiva da parte delle formazioni corazzate di Mosca.

La preparazione dell’attacco

Negli scorsi mesi, alcuni tra gli analisti militari occidentali più esperti di Russia hanno sottolineato a più riprese come l’ipotesi di un attacco come quello a cui stiamo assistendo in queste ore fosse da ritenersi molto probabile. L’analisi degli indicatori militari sul campo rivelava, già da metà dicembre, che ciò che il Cremlino stava facendo al confine con l’Ucraina assomigliava sempre di più alla preparazione di un’operazione militare su vasta scala, molto più di una “incursione minore” come quella di cui aveva parlato Biden.

Mosca è riuscita ad ammassare al proprio confine occidentale più di 150.000 uomini, provenienti da tutti i distretti militari della Russia, senza tener conto delle forze dei ribelli del Donbass, della Guardia Nazionale e di altre forze ausiliarie. La preparazione dell’operazione è cominciata a inizio 2021 ed è proseguita ininterrottamente per tutto il corso dell’anno. I media occidentali avevano già messo in guardia l’Ucraina dall’ipotesi di un attacco nella primavera del 2021, quando vennero diffuse le prime notizie dello schieramento russo sulla frontiera. Poche settimane dopo, il Cremlino aveva annunciato un “ritiro”, che in realtà si è presto rivelato essere solamente parziale: molti dei materiali e dei mezzi schierati non sono mai stati ritirati. A settembre, l’esercitazione Zapad è stata un’altra occasione per Putin per portare altro materiale militare al confine, in particolare in Bielorussia. Alcuni analisti hanno sottolineato fin da dicembre come molte delle truppe schierate proprio in Bielorussia provenivano dal distretto militare orientale, quello più lontano, che fino ad allora non aveva mai inviato truppe in quella regione. A novembre sono ricominciate a circolare notizie dello schieramento russo, ma questa volta la crisi è proseguita, fino ad oggi.

Nella notte del 24 febbraio, Putin ha annunciato che la Russia avrebbe dato avvio a una “operazione militare speciale volta a denazificare e demilitarizzare l’Ucraina”, minacciando seriamente chiunque avesse intenzione di interferire in questa manovra.

Le notizie sull’attacco sono ancora molto confuse. Il ministero della Difesa russo ha annunciato a metà di questa mattina che le forze di Mosca hanno neutralizzato le difese antiaeree ucraine e tutte le basi dell’aeronautica di Kiev. L’attacco prosegue su più direttrici e sembra assomigliare a una tenaglia che punta a chiudere i reparti ucraini a est della capitale ucraina in una grossa sacca. Al momento, le forze russe sembrano aver oltrepassato il confine dalla Bielorussia e dalla Crimea. I reparti provenienti dalla Bielorussia sembrano puntare su Kiev, dove già nella tarda mattinata gli abitanti della città hanno cominciato a sentire esplosioni, mentre i caccia di Mosca volavano a bassa quota sui tetti della capitale. In questo momento, uno degli obiettivi più importanti dell’azione del Cremlino sembra essere Kharkiv, la seconda città più popolosa dell’Ucraina. Sul fronte meridionale, invece, sembra siano state condotte con successo operazioni anfibie contro il porto di Odessa e di Mariupol. Se fossero vero, in poche ore Mosca avrebbe ottenuto il controllo totale del dominio marittimo del conflitto, per cui potrebbe facilmente imporre un blocco navale sull’Ucraina.

Gli obiettivi di Mosca nella prima fase delle operazioni

In questa fase, l’azione di Mosca è prevalentemente volta a preparare l’operazione terrestre. L’obiettivo delle forze russe sono le difese antiaeree, le stazioni radar, i velivoli e gli assetti navali, le postazioni di comando e controllo, i sistemi di guerra elettronica, i porti, gli aeroporti, i ponti. In sostanza, il Cremlino intende innanzitutto neutralizzare gli assetti che permettono alle forze di Kiev di esercitare la funzione di comando e controllo e che gli garantiscono la possibilità di negare a Mosca la supremazia dello spazio aereo.

La capacità di comando e controllo è necessaria per garantire l’azione coordinata dei reparti – i quali, lasciati senza ordini, possono agire solamente in maniera individuale – e per mantenere una consapevolezza informativa (situational awareness) del campo di battaglia – con questo termine si intende la percezione degli elementi presenti in un determinato volume di tempo e di spazio, così come la comprensione del loro significato e la proiezione del loro status nel prossimo futuro. La perdita della consapevolezza informativa e della possibilità di agire in maniera coordinata riduce notevolmente la libertà di movimento, quindi l’iniziativa e la possibilità di sfruttare il fattore sorpresa, e porta a un quasi totale congelamento delle truppe sul terreno.

Quanto allo spazio aereo, se Mosca ottenesse la supremazia di questa dimensione, i reparti di Kiev si troverebbero esposti a una minaccia gravissima, non potendo difendersi dall’azione dal cielo di Mosca. I Russi hanno capacità molto maggiori degli ucraini nella terza dimensione,sia in termini offensivi che difensivi. Kiev dispone di una flotta di un centinaio di velivoli ad ala fissa, tra cui circa un’ottantina di aerei da caccia, due dozzine di bombardieri/velivoli da attacco al suolo. Quasi tutti questi velivoli sono di epoca sovietica, per cui, anche se aggiornati, non dispongono di armamenti sofisticati. Di contro, i Russi dispongono di circa 300 velivoli ad ala fissa, molti dei quali di recente produzione, molti dei quali equipaggiati con radar moderni, che gli consentono di utilizzare armamento guidato più sofisticato. Mosca può poi contare, a differenza di Kiev, su una cinquantina di grossi velivoli AWACS (Airborne Warning & Control System) – sono velivoli dotati di grossi sistemi radar in grado di fornire alle proprie forze notevoli capacità di sorveglianza aerea, comando e controllo, comunicazioni e gestione del campo di battaglia – oltre che di velivoli ELINT/SIGINT (Electronic Signals Intelligence/Signals Intelligence) – velivoli in grado di raccogliere intelligence tramite la raccolta di segnali elettromagnetici, necessari per incrementare la consapevolezza informativa e per garantire la scoperta e l’acquisizione degli obiettivi. L’aeronautica russa, inoltre, è stata intensamente testata sul campo di battaglia siriano, dove ha potuto testare e affinare le sue tattiche e le sue nuove piattaforme con estrema efficacia, a differenza di quella ucraina, praticamente senza esperienze militari rilevanti.

L’Ucraina, poi, a differenza della Russia, non dispone di un sistema di difesa aerea integrato e stratificato – per integrato si intende un sistema composto da assetti di diverso tipo connessi e coordinati tra di loro, mentre per stratificato si intende un sistema composto da tanti assetti capaci di colpire obbiettivi ad altitudini differenti – che gli permette di garantire alle proprie forze la difesa contro un’ampia e variegata serie di munizioni e assetti nemici. Kiev dispone di qualche sistema S-300 (lunga gittata), 2K12 ‘Kub’ e 9K37M ‘Buk M-1’ (media gittata) e 9K330 ‘Tor’ a corta gittata, ma sono tutti sistemi dipendenti da missili e da radar che i russi conoscono bene e, soprattutto, sono isolati tra di loro. La difesa più efficace su cui può contare Kiev sono i sistemi MANPADS (Man Portable Air Defense System), tipo il famoso missile Stinger, che però necessitano di essere a stretto contatto col nemico per risultare efficaci.

Tutto questo non significa che Mosca dispone del dominio assoluto nello spazio aereo, né che Kiev non può difendere in alcun modo le sue truppe dal cielo. A circa 12 ore dall’inizio dell’operazione Mosca non sembra ancora aver raggiunto la superiorità aerea. L’impiego di tutti questi assetti in maniera coordinata da parte delle forze russe risulta poi estremamente complesso: il campo di battaglia nella terza dimensione, in questa fase, è denso di assetti di vario tipo, tra velivoli ad ala fissa e ad ala rotante operanti ad altitudini a velocità diverse, oltre che di munizioni di varia natura – razzi, missili, proietti d’artiglieria – per cui risulta difficile coordinare tutti questi elementi senza causare del fuoco amico. L’analisi dei rapporti di forza, inoltre, non basta per valutare l’esito di uno scontro, dato che la guerra è, come pochi altri fenomeni, legata a una moltitudine di contingenze che ne rendono l’esito affatto prevedibile.

La fase propedeutica all’azione terrestre vera e propria è condotta prevalentemente tramite l’impiego di armi a tiro indiretto in grado di impiegare munizioni guidate capaci di colpire con estrema precisione e operanti da tutte le dimensioni: marittima, terrestre e navale. Per colpire i suoi obiettivi, infatti, Mosca sta impiegando diversi assetti: lanciatori installati sulle sue unità navali lungo la costa della Crimea per lanciare missili balistici a lungo raggio KALIBR; bombardieri strategici tipo Tu-95 e Tu-160, bombardieri tattici Su-24 e cacciabombardieri Su-34 per lanciare missili cruise Kh-101 e Kh-105; batterie dell’artiglieria lanciamissili russa per lanciare missili balistici tattici ISKANDER. La Russia ha investito moltissimo nella sua artiglieria, molto più di qualsiasi esercito occidentale. L’artiglieria terrestre, in particolare, sia quella a lungo che a corto raggio, è estremamente efficace. Il conflitto nel Donbass scoppiato nel 2014 lo ha ampiamente dimostrato. Tra gli elementi che hanno reso il fuoco erogato dall’artiglieria russa così efficace vi è sicuramente la straordinaria cooperazione tra questa e gli assetti UAV. Gli assetti unmanned di Mosca rappresentano un anello fondamentale del ciclo F2T2EA (Find Fix Track Target Engage Assess), acronimo utilizzato per definire le fasi iniziali di cui si compone la kill chain. L’ausilio del drone, in effetti, costituisce un’evoluzione nell’impiego dell’artiglieria. Esso interviene in diverse fasi della catena di eventi che porta alla neutralizzazione dell’obiettivo. L’UAV funge da ricognitore, fornendo ai pezzi schierati le coordinate necessarie all’azione di fuoco, e da controllore del fuoco, inviando con immediatezza assoluta ai pezzi una valutazione del fuoco erogato.

Cosa ci si aspetta nella prossima fase

Terminata questa fase, che rappresenta una sorta di preparazione, è probabile che Mosca proceda con l’operazione terrestre vera e propria. La manovra russa punterà verosimilmente ad accerchiare le forze di Kiev, accecate e rese praticamente immobili dall’azione condotta nella prima fase. Le forze terrestri di Mosca sono sostanzialmente composte da una grossa massa di artiglieria che agisce a supporto di una grande massa di forze corazzate. La manovra di Mosca – con questo termine la dottrina militare italiana intende “la combinazione di fuoco e movimento sul campo di battaglia per ottenere una posizione di vantaggio sull’avversario da cui poterlo ingaggiare nel modo più conveniente” – si fonda sull’impiego coordinato dell’azione del fuoco e delle unità corazzate. Il movimento dei carri, in combinazione con il fuoco dell’artiglieria, permette alle forze di Mosca di raggiungere velocemente una posizione di vantaggio, che può consistere, ad esempio, in un aggiramento o in un avvolgimento delle forze nemiche. Ad oggi, è probabile, viste le direttrici da cui sembra provenire l’attacco, che Mosca intenda chiudere in una sacca le forze ucraine presenti a est di Kiev. Una volta ottenuta la supremazia nel dominio aereo, le forze russe potranno muovere in profondità in territorio ucraino e raggiungere obiettivi critici in breve tempo anche tramite il lancio di paracadutisti o il trasporto tramite elicottero. La riuscita di questa manovra dipenderà molto dall’esito di questa prima fase, ovvero dal grado di libertà di movimento e di comando e controllo di cui potrà godere Kiev quando cesserà la campagna aerea e missilistica.

Una volta aggirate, le truppe di Kiev si troveranno in estrema difficoltà. A differenza di quanto visto nei conflitti mediorientali, dove il nemico era rappresentato da guerriglieri, per cui non esisteva un vero fronte, né delle retrovie, l’esercito ucraino è un esercito convenzionale, per cui, per poter combattere, necessita di rifornimenti dalle retrovie: acqua, cibo, carburante, munizioni. È evidente che un grosso accerchiamento porterebbe velocemente alla perdita di efficienza dei reparti di Kiev, per non parlare della caduta del morale della truppa.

Mosca potrà accompagnare l’azione “cinetica” sul terreno a una lunga e complessa serie di operazioni nel dominio informativo. In questo dominio, l’obiettivo principale delle forze russe non è la distruzione delle forze, quanto il loro morale. Queste operazioni, che vengono definite operazioni psicologiche, mirano sostanzialmente alla diffusione di messaggi, sia tra la popolazione che tra le forze nemiche, col solo scopo di ridurre la volontà di combattere – non è escluso che Mosca abbia iniziato a condurre operazioni di questo tipo già da qualche mese. In questo dominio, i russi sono molto superiori rispetto agli ucraini.

Nelle prossime ore sarà chiaro l’esito della prima fase di quella che possiamo ormai chiamare la campagna russa in Ucraina. Mosca avrà successo se riuscirà a ottenere il dominio della terza dimensione e a disarticolare la capacità di comando e controllo delle forze di Kiev. Se il Cremlino dovesse raggiungere i suoi obiettivi, le unità ucraine si troverebbero letteralmente accecate, costrette a muoversi in maniera improvvisata e scoordinata, senza nessuna libertà d’azione. Subirebbero passivamente l’azione del nemico russo, che godendo di una pressoché totale libertà d’azione potrebbe continuare ad agire d’iniziativa. Questa consentirebbe a Mosca di sfruttare al meglio tutto il suo potere militare, decisamente superiore a quello ucraino.

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