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NotizieObama inciampa sulla sanità

Obama inciampa sulla sanità

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Mentre sulle recenti tensioni in Honduras il capo di Stato americano Barack Obama si è pronunciato in maniera netta, definendo il golpe un «terribile precedente», nella politica interna cerca di rilanciare il progetto di una sanità pubblica accessibile a tutti. Nell’ultimo discorso settimanale ha affermato che quella sanitaria è la più grande sfida per la politica interna, e che entro il 2009 verrà raggiunto l’obiettivo prefissato di fornire assistenza – di qualità e accessibile – agli oltre 46 milioni di statunitensi che ne sono privi. A questo scopo è stato redatto un progetto di legge che sarà presentato al Congresso, con linee guida ben precise, dall’allargamento del Medicaid (la legge del 1965 che garantisce aiuti – a livello sanitario – alle famiglie statunitensi con limitate capacità economiche) alla copertura assicurativa fornita da un gruppo di compagnie americane, sotto il cappello del governo, con minori costi per le famiglie.

Nel frattempo Obama, continuando il percorso di dialogo nei confronti della Russia con il viaggio che lo porterà a Mosca tra il 6 e l’8 luglio per incontrare i vertici russi, tenta di conquistare consensi interni con uno dei temi più caldi nell’agenda dei presidenti americani. La situazione, però, non sembra essere delle più rosee: il ministro della Sanità Kathleen Sebelius ha dichiarato che «procurare un’assicurazione ai 50 milioni di americani che ne sono sprovvisti richiederà molti anni» e, molto probabilmente, non si finirà prima del 2013. La legge, secondo il Congressional Budget Office, richiederebbe come minimo un trilione di dollari, cifra che farebbe lievitare il deficit nazionale, andando ad aggravare una condizione economica già precaria. Intanto Obama è pronto ad estendere i benefici derivanti dall’assistenza sanitaria ai dipendenti federali.

Giusto mercoledì scorso il Presidente, in un comizio ad Annendade (Virginia), tenuto secondo la formula del Meeting Town Hall, in cui i presenti possono porre domande all’ospite, ha risposto a un interlocutore che continuerà a premere fino a che la riforma sanitaria non verrà approvata. Per Obama la riforma non rappresenterebbe soltanto un punto in più rispetto ai precedenti presidenti, ma «un imperativo morale», oltre che economico. Secondo il Presidente un sistema che preveda alti costi per l’assistenza sanitaria, com’è quello statunitense oggi, non sempre è sinonimo di alta qualità. Per far fronte agli altissimi costi che la riforma impone la Casa Bianca sarebbe comunque pronta a metter da parte, per il prossimo decennio, 635 miliardi di dollari, per rendere meno gravoso l’impatto sul disavanzo. Mentre nei Paesi Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) la spesa per la sanità copre in media l’8% del Prodotto Interno Lordo, negli Stati Uniti si supera del doppio questa percentuale.
Alle dichiarazioni di carattere popolare, Obama, nello stesso discorso ha aggiunto anche una buona dose di retorica politica, affermando che «possiamo porci alla guida di questo secolo così come eravamo alla guida del secolo scorso. Ma se non agiamo, se lasciamo che questo momento passi, potremo solo vedere la nostra economia arrancare per gli anni se non per i decenni a venire». La popolazione però, alla pari del Congresso stesso, si mostra spaccata sul tema, temendo che una riforma di tali dimensioni possa influire sulla qualità della sanità. Quasi la metà degli americani, secondo un’indagine condotta dalla Quinnipiac University, sarebbe favorevole alla nuova proposta di legge e a sopportare ulteriori costi di tasse aggiuntive per vedere attuata la legge, mentre l’altra metà (circa il 45%), non sarebbe disposta a pagare oltre 500 dollari l’anno. Al momento attuale circa il 14% della popolazione americana non è coperta da assicurazione sanitaria, 46 milioni di americani che riescono a usufruire delle prestazioni ospedaliere tramite programmi di assistenza sociosanitaria.

La lotta sanitaria resta un punto fermo degli ultimi presidenti Democratici. Nel ’93 Bill Clinton aveva dato alla moglie Hillary – allora segretario di Stato – l’incarico di portare avanti una riforma in tal senso. Si formò di fatto una coalizione anti-riforma, che anche attraverso accurate campagne pubblicitarie televisive, riuscì a far fallire il progetto dell’amministrazione, che pagò il prezzo nelle amministrative di mid-term, un successo per i Repubblicani, che riuscirono così a conquistare il Congresso. Obama ci riprova, ricordando che oggi i due personaggi allora al centro degli spot «hanno disperatamente bisogno della riforma».

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