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Nuovo accordo tra Unione europea e Cile per il litio: liberalizzazione, strategia e doppio standard

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L’Advanced Framework Agreement tra UE e Cile garantirà la liberalizzazione commerciale tra le due parti in cambio di materie prime come litio, rame ed idrogeno. Tuttavia, le miniere cilene in cui vengono estratti questi materiali danneggiano l’ambiente e le comunità indigene. E mentre l’UE ignora questi potenziali danni ecologici in Cile per i suoi interessi strategici, gli standard ambientali hanno portato allo stallo l’accordo con i Paesi del MERCOSUR.

Il 29 febbraio 2024, la maggioranza del Parlamento europeo (358 pro, 147 contro, e 45 astensioni) ha approvato il nuovo Advanced Framework Agreement (AFA) tra Stati dell’UE e Cile, siglato il 13 dicembre 2023. L’Accordo si basa su liberalizzazione del commercio bilaterale e abbattimento dei costi doganali per diversi settori strategici: la maggior parte delle esportazioni europee sarà senza dazi doganali, ad eccezione di prodotti agricoli come carne, frutta e verdura e olio d’oliva – portando ad un aumento stimato dell’export europeo a 4.5 miliardi. In cambio, il Cile garantirà un accesso privilegiato alle sue materie prime come litio, rame ed idrogeno, molto importanti per l’Unione europea perché essenziali per attuare le transizioni ecologica e digitale in cui l’Unione sarà sempre più impegnata. In particolare, l’Accordo faciliterà l’investimento da parte di compagnie europee nel mercato delle materie prime cilene, proibendo monopoli di export o import e dual pricing, però permettendo al Cile la flessibilità di abbassare il prezzo domestico nel mercato dell’energia. Gli effetti di questo Accordo saranno estremamente positivi per le compagnie europee, dal momento che il Cile fornisce l’80% del litio importato dall’UE, ed il Cile è tra gli Stati con le più grandi riserve di litio al mondo.

Questo pacchetto di iniziative economiche va ad aggiornare l’accordo siglato nel 2002 tra l’Unione ed il Paese sudamericano. L’obiettivo è quello di rendere più forte la partnership commerciale tra i due: l’Accordo è stato fortemente voluto dall’UE, che ha iniziato a delinearlo già durante la presidenza cilena precedente di Piñera, mentre l’attuale presidente Boric ha cercato di apportare modifiche che però non sono state accettate dall’Europa. 

L’intensità con cui l’UE ha spinto per questo accordo è conseguenza di una strategia di diversificazione delle fonti energetiche che tiene conto di possibili risvolti geopolitici futuri. Al momento l’UE dipende dalla Cina per il rifornimento di batterie al litio, per questo sta cercando di diversificare le sue forniture dando una maggiore importanza alle miniere di litio cilene. Si prevede che la richiesta di litio e rame per la creazione di veicoli elettrici e parchi eolici aumenterà a livello globale del 500% nei prossimi 10 anni. Ma il potenziale del Cile non è stato notato solo dall’UE: la compagnia cinese BYD ha recentemente ottenuto un contratto da parte del governo cileno per la costruzione di un nuovo impianto di produzione in cambio di garanzie sull’accesso al litio a prezzo diminuito.

L’Accordo col Cile rappresenta un’eccezione in un periodo complicato per i rapporti tra UE e Sud America. Infatti, il percorso degli accordi di libero scambio UE-MERCOSUR (di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) è giunto ad uno stallo. Le cause principali per il rallentamento dei negoziati sono due. Da una parte, la volontà della Francia di inserire delle “clausole specchio” affinché i prodotti sudamericani rilevanti per l’accordo raggiungano gli stessi standard ambientali dei prodotti interni all’Unione. Dall’altra parte, le rivolte degli agricoltori che sono scoppiate nei mesi passati in tutta Europa. Infatti, l’UE è da tempo alla ricerca di Paesi amici in grado di fornire materie prime e risorse energetiche, tuttavia le importazioni a basso costo delle carni bovine e di altri prodotti alimentari, essendo molto competitive, spaventano i contadini europei. Di conseguenza, le proteste degli agricoltori sono riuscite a fermare i progressi nella realizzazione dell’accordo con il MERCOSUR, evidenziato dal popolare slogan: “Stop Free Trade.” 

L’Accordo col Cile è stato criticato dal partito di sinistra del Parlamento europeo The Left perché la liberalizzazione prevista dall’Accordo riduce la capacità del governo cileno di regolare le risorse verso l’Europa. Vengono favoriti i diritti degli investitori rispetto a quelli del governo cileno, creando un’asimmetria in termini di export, dove il Cile esporta materie prime ed importa prodotti finiti, quindi perpetrando un modello economico sbilanciato. Inoltre, l’Accordo rischia di avere un effetto negativo sulle piccole aziende agricole cilene, perché viene data priorità alle grandi corporazioni. 

Un’altra critica che è stata mossa verso l’AFA riguarda la questione ambientale e territoriale sull’estrazione di litio e la costruzione di nuove miniere. Infatti, l’apertura di miniere di litio spesso coincide con lo sfratto di comunità indigene ed un maggiore inquinamento della falda acquifera. Una recente ricerca dell’IDS (Institute of Development Studies) dimostra come oltre il 50% delle miniere cilene viene contestato dalle comunità indigene, in aperto conflitto col governo cileno per proteggere i loro territori e l’ambiente. The Left critica la mancanza nell’AFA di norme e regole a difesa delle comunità indigene o su specifiche regolamentazioni per impedire l’inquinamento collegato a queste miniere. 

Per quanto riguarda la ricezione dell’Accordo da parte della politica cilena, mentre il governo e Boric stesso lo hanno presentato come un grande successo, sono anche sorti alcuni dubbi in linea con le critiche presentate dagli europarlamentari. Per esempio, Karol Cariola, parlamentare dei Partito Comunista Cileno, ha messo in dubbio che la crescita attesa a livello macroeconomico corrisponderà necessariamente a miglioramenti concreti per i cittadini cileni. Allo stesso tempo, Isabel Allende Bussi, cugina della famosa scrittrice e presidente del Partito Socialista Cileno, ha parlato della necessità di migliori tecnologie per il riutilizzo di acque nere e grigie che risultano dall’attività estrattiva, dato che il Cile è in un costante stato di crisi idrica dal 2010 a seguito del cambiamento climatico. Tuttavia, l’AFA apre la strada alla privatizzazione dell’industria idrica, come ha spiegato l’eurodeputata Maria Eugenia Rodríguez Palop, invece che proporre un rafforzamento del settore pubblico al fine di combattere la crisi idrica e l’inquinamento che risulta dall’estrazione del litio.


Nonostante le similitudini tra l’accordo con il Cile e quello con il MERCOSUR, il secondo rimane in stallo, mentre l’AFA è in procinto di essere completato, passato in sordina perché più ristretto e limitato. In questa situazione, l’UE sembra aver adottato un doppio standard, dato che le questioni ecologiche e le proteste degli agricoltori hanno bloccato l’accordo con il MERCOSUR, ma gli stessi problemi in ambito ecologico e la stessa politica di liberalizzazione del commercio sono state approvate nell’AFA. Questo doppio standard è il risultato delle necessità geopolitiche europee, che costringono l’Unione a mettere in secondo piano ecologia ed ambiente nei rapporti con il Cile.

Federico Pasetti

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