Nuova Italia, nuova Libia, nuovo Mediterraneo
Italia e Libia, nazioni diverse e distanti, ma allo stesso tempo da sempre unite dal Mar Mediterraneo che come ci ha insegnato Predrag Matvejević “è il mare della vicinanza”. Infatti, piuttosto che frontiera, le acque mediterranee hanno spesso costituito una via di passaggio e comunicazione, la piattaforma ideale e concreta su cui questi due Paesi hanno spesso edificato un destino storico condiviso. Il 2011 ha rappresentato solo l’ultimo di una lunga serie di insoliti parallelismi nella storia delle popolazioni di queste due terre. Sia Roma che Tripoli hanno conosciuto, in presenza di condizioni estremamente diverse e sotto forme altrettanto eterogenee, un importante mutamento politico nel corso della stagione più recente.  

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Nel nostro Paese in molti hanno parlato di conclusione della cosiddetta “Seconda Repubblica” – che almeno sotto il profilo istituzionale non era mai iniziata – e di avvio di una “terza” fase di vita repubblicana in cui l’esaurimento della parabola politica che aveva caratterizzato l’ultimo ventennio ha portato all’affermazione di nuovi attori e forze partitiche. In particolare la Libia ha affrontato un vero e proprio cambio di regime, con la fine di un pluridecennale sistema di potere antidemocratico e l’avvio di una nuova stagione politico-istituzionale su cui sia il popolo libico, che l’intera comunità internazionale, hanno riposto grandi aspettative. L’ordinato svolgimento della tornata elettorale che nel luglio scorso ha visto i cittadini e le cittadine della Libia scegliere alle urne i propri rappresentati nel ricostituito Parlamento di Tripoli rappresenta l’inequivocabile segnale dell’esito positivo finora ottenuto da un processo di ricostruzione nazionale iniziato poco più di un anno fa.

Al pari, la formazione in autunno del governo Al Zeidan, il primo a godere della legittimazione parlamentare e dunque popolare dal 1969, conferma la corretta prosecuzione di tale processo e del cammino verso la completa pacificazione del Paese. In corrispondenza di questo comune mutamento, tuttavia, il Mar Mediterraneo si è – metaforicamente – “allargato”, tanto da far sembrare le sponde dei due Paesi più lontane. Alcune incomprensioni e il timore di veder precipitare il più importante territorio frontaliero in una condizione di anarchia ha fatto procedere la politica e la diplomazia italiana con tempi lenti che, pur se assolutamente giustificati dalla gravità del momento storico, hanno rischiato di generare un fraintendimento della reale volontà dei nostri rappresentanti.

Sostenere la progressiva democratizzazione della Libia, il rispetto dei diritti fondamentali dei suoi cittadini e il suo progresso economico costituiscono un obiettivo primario per l’Italia. E non per un vago – quanto ipocrita – senso di solidarietà universalistico, ma perché questo mutamento costituisce parte integrante del nostro interesse nazionale. Una Libia più democratica significa per l’Italia poter contare su uno Stato vicino e pienamente integrato nelle principali organizzazioni internazionali e più propenso al dialogo nella risoluzione dei temi caldi dell’agenda politica mondiale. Il consolidamento dello Stato di diritto e il rispetto delle prerogative fondamentali dei cittadini costituiscono una garanzia di credibilità che ci permette di confrontarci con un Paese animato dalla volontà di gestire anche la scottante questione dell’immigrazione clandestina con un sincero rispetto per la vita umana. Non di meno, una Libia più ricca costituisce per l’Italia un’occasione per consolidare una cooperazione economica già ampiamente avviata e che potrà essere estesa a nuovi settori, aprendo su entrambe le sponde del Mediterraneo inedite opportunità di investimento.

L’interesse dell’Italia al raggiungimento di successi significativi nella crescita economica e nella stabilità dei Paesi non comunitari dell’area è forte ed è evidenziato dalla promozione dei programmi in campo economico e della cooperazione nell’area mediterranea con sostegno alle piccole e medie imprese della regione e con un’attenzione particolare allo sviluppo dell’agricoltura e dell’agroindustria, alla cooperazione scientifica e al trasferimento delle tecnologie. La vicinanza geografica e la complementarietà delle risorse e dei sistemi produttivi dei due Paesi fanno della Libia un naturale partner commerciale a cui l’Italia oggi non può e non deve rinunciare. Per tali ragioni ogni organizzazione italiana, pubblica o privata, che abbia realmente a cuore il destino della “nuova Italia” è conscia di come in questo particolare momento occorra sollecitare le nostre migliori energie per rinsaldare i rapporti con la “nuova Libia”. Dal campo della cultura e dei rapporti individuali, passando per gli scambi commerciali e la cooperazione internazionale, per arrivare alla dimensione politico-diplomatica.

La “nuova Italia” e la “nuova Libia” mantengono un minimo comun denominatore fondamentale con il passato: la posizione centrale nel Mediterraneo, quel mare che il grande storico Fernand Braudel ha descritto come un mosaico ricco e movimentato, a volte contraddittorio, di un’unica civiltà che condivide uno stesso destino. Così il volto del Mare Nostrum non è più solo fatto delle allucinazioni solari, dei templi di luce, delle assenze pomeridiane delle pianure lungo i litorali o delle colonne spezzate, coperte dall’edera dei ricordi, che si stagliano nell’azzurro pastello; ma anche, e forse di più, dai deserti e dalle steppe tutto intorno. Queste sono le divinità che hanno dato forma alla civiltà del Mediterraneo: il Mare, il Cielo, il Sole e, dunque, la Montagna. Eccola, la civiltà dei pastori, nomadi e transumanti, dei boscaioli e dei montanari, dei monaci agricoltori che domano la terra, degli anacoreti e dei mercanti, degli avventurieri e degli esploratori che hanno creato la nostra identità plurale.

Un’ eredità che acquista oggi una nuova centralità geopolitica: via di comunicazione tra tre continenti, porta d’accesso al Medio Oriente e allo spazio indiano, nonché punto d’incontro degli interessi e delle culture più diverse, il Mediterraneo rappresenta per i Paesi che vi si affacciano un asset strategico da impiegare e difendere nel più vasto contesto mondiale. Lo stato dei rapporti tra Italia e Libia, di conseguenza, assurge a una centralità che, trascendendo le dinamiche nazionali e regionali, si riverbera finanche sul piano della stabilità globale. Il rilancio dei nostri rapporti in tutte le dimensioni è dunque lo strumento ideale con cui gettare le basi per il parallelo rilancio di un “nuovo Mediterraneo” quale soggetto attivo e decisivo sul palcoscenico della politica internazionale.