Di fronte alla continuazione del conflitto in Ucraina e alle pesanti perdite militari da esso cagionate, il Presidente russo Vladimir Putin ha ufficialmente varato una nuova dottrina nucleare che abbassa notevolmente la soglia per l’impiego dell’arsenale nucleare del paese.
L’evoluzione della dottrina nucleare russa
La dottrina nucleare rappresenta una branca della strategia militare atta a modulare le possibilità di impiego degli armamenti nucleari in linea con le necessità del paese. In particolare, un ruolo fondamentale nella determinazione della dottrina nucleare consiste nelle effettive capacità convenzionali del paese rapportate alle minacce alla propria sicurezza. Durante la primissima fase della Guerra Fredda l’esiguità dell’arsenale atomico sovietico e il forte vantaggio convenzionale di Mosca spinsero la leadership del gigante comunista ad adottare una dottrina nucleare incentrata sull’impiego di armamenti nucleari come moltiplicatore di potenza per una eventuale “Blitzkrieg” rivolta contro l’Europa Occidentale. Conscia della propria inferiorità sul piano nucleare e della propria superiorità su quello convenzionale, l’URSS escluse la possibilità di colpire i grossi agglomerati industriali europei al fine di sfruttarne le risorse per il prosieguo del conflitto.
A partire dagli anni Sessanta la crescita dell’arsenale atomico sovietico determinò un incremento dell’importanza degli armamenti nucleari e una fine della politica di mancato uso verso gli agglomerati industriali. In ogni caso, dato l’immane coefficiente di potenza delle proprie forze di terra, Mosca mantenne una soglia tendenzialmente alta per l’impiego di armamenti nucleari, politica dettata anche dalla necessità di porsi al di sopra degli Stati Uniti su un piano morale. Tale processo culminò nel 1982, quando il Ministro degli Esteri Andrey Gromyko proclamò, almeno formalmente, di fronte all’Assemblea Generale dell’ONU il rifiuto da parte di Mosca ad impiegare per prima armamenti nucleari in caso di guerra, un vera e propria politica del “no first use”
A seguito del crollo dell’URSS nel 1991 la drastica riduzione del potenziale convenzionale russo ha provocato un forte cambiamento nella dottrina nucleare del paese. Nel 1993 venne infatti posto fine alla politica del “no first use”, in quanto il paese risultava ora maggiormente esposto ad attacchi convenzionali di natura esistenziale. La crisi del Kosovo del 1999 e il progressivo peggioramento delle relazioni tra Mosca e l’Occidente portarono la Federazione Russa a sviluppare armamenti nucleari non strategici, maggiormente funzionali ad essere impiegati come moltiplicatore di potenza in caso di un conflitto convenzionale. Durante la Presidenza di Vladimir Putin l’arsenale nucleare russo è andato incontro ad un forte processo di modernizzazione culminato con l’adozione nel 2020 di una dottrina nucleare separata dalla generale dottrina militare del paese.
L’orso ferito
La seconda invasione russa dell’Ucraina ha cagionato immani perdite umane e materiali alle forze armate russe, provocando un drastico abbassamento del coefficiente di potenza convenzionale del paese. In virtù di ciò, l’importanza dell’arsenale nucleare nella difesa del territorio russo è notevolmente aumentata. Durante il conflitto la leadership di Mosca ha più volte minacciato l’impiego di armamenti nucleari nei confronti dell’Ucraina e dei suoi alleati al fine di forzare questi ultimi a porre fine alla propria politica di supporto per Kiev. Di fronte alla profonda degradazione delle capacità militari russe, nel mese di settembre 2024 il Presidente russo Vladimir Putin ha annunciato durante un meeting del Consiglio di Sicurezza del paese la propria volontà di rivedere la dottrina nucleare del paese.
Tale processo ha determinato il rilascio di un nuovo documento da parte dell’esecutivo di Mosca che abbassa notevolmente la soglia di impiego di armamenti nucleari. Le differenze tra la nuova dottrina nucleare e l’edizione del 2020 risultano molteplici. Nello specifico, il documento rilasciato quattro anni fa indicava come la Russia considerasse le armi nucleari come un mezzo di esclusiva deterrenza, mentre ora il termine “esclusivo” è stato rimosso. In secondo luogo, la sezione numero due della nuova dottrina nucleare identifica un’eventuale aggressione alla Federazione Russa da parte di uno stato non nucleare eseguito mediante il supporto di uno stato nucleare come un attacco congiunto. Al contempo, tale sezione introduce ben quattro nuovi rischi passibili di trasformarsi in minacce militari, ossia: la creazione di nuove coalizioni militari o l’ampliamento di quelle esistenti verso i confini russi, il blocco delle comunicazioni vitali da parte di un nemico, il cagionamento di disastri naturali ed esercitazioni su vasta scala ai confini russi. Infine, il nuovo documento afferma che la Federazione Russa si riserva il diritto di impiegare armi nucleari anche in caso di attacchi convenzionali che mettano a rischio l’esistenza dello stato.
Verso una terza guerra mondiale?
L’abbassamento della soglia di impiego dell’arsenale atomico russo costituisce una naturale reazione al processo di degradazione delle capacità belliche convenzionali del paese. Esso ha determinato l’insorgere di profonde preoccupazioni circa la possibilità dello scoppio di una guerra nucleare. In particolare, l’annessione da parte di Mosca dei territori occupati in Ucraina potrebbe comportare l’identificazione di una controffensiva di Kiev rivolta verso Donbass e Crimea come una minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale russa. Se tale prospettiva appare decisamente inquietante, è opportuno ricordare come Mosca abbia già subito la perdita di alcuni territori occupati in Ucraina e allo stato attuale le forze di Kiev siano arrivate addirittura a controllare una piccola porzione del territorio nazionale russo senza che vi sia stato alcun segnale di una risposta nucleare effettiva. Un’eventuale guerra nucleare comporterebbe infatti danni devastanti per la Federazione Russa, la quale si ritroverebbe peraltro in una posizione sfavorevole, dovendo allocare il proprio arsenale per colpire diversi nemici, mentre l’Occidente potrebbe concentrare le sue forze su un singolo attore. Tuttavia, è opportuno ricordare come la prospettiva di un’invasione dell’Ucraina fosse ritenuta improbabile da diversi analisti date le probabili conseguenze che Mosca avrebbe dovuto affrontare, ciononostante, tale scenario si è verificato. Nell’ambito della presente revisione della dottrina nucleare russa, l’errore umano rappresenta un fattore da non sottovalutare.

