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TematicheCina e Indo-PacificoUna nuova costituzione per la Thailandia

Una nuova costituzione per la Thailandia

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Sebbene ancora non siano stati ancora pubblicati i risultati ufficiali, le ultime notizie riferiscono che il referendum sulla nuova Costituzione in Thailandia è passato.

Ai cittadini sono state poste due domande:

  • con la prima si è chiesto se si accettava la nuova bozza della carta costituzionale;
  • la seconda, più controversa, domandava all’elettorato di approvare la nomina da parte delSenato congiuntamente alla Camera bassa del primo ministro per i cinque anni di transizione a partire dalla presa di potere del regime militare.

Domenica 7 agosto circa il 61% dei votanti (tuttavia si è recato alle urne circa il 55% della popolazione) ha optato per il si, nonostante lo schieramento contrario dei due principali partiti (Partito Democratico e PartitoPeu Thai).

A favore del no devono anche essere incluse le province del nord est,ancora fedeli all’ex premier ThaksinShinawatra– ora in esilio dopo l’accusa di corruzione – ed i territori del sud a prevalenza musulmana in cui da anni è presente una guerriglia costante al fine di ottenere una maggiore autonomia dal potere centrale.

Alla bozza sono state mosse molte critiche. Innanzitutto la redazione e la stesura del testo sono state affidate interamente ad un Comitato ad hoc scelto dai militari, senza la possibilità per i partiti di prendere parte ai lavori. Anche la distribuzione della bozza è stata incompleta e insufficiente. Ciò ha condotto ad una denuncia più marcata da parte degli oppositori e il conseguente arresto di vari protestanti.

Altra questione, forse la più rilevante, è l’esclusione o l’indebolimento dei partiti almeno nel periodo transitorio. Secondo la sezione 99 del testo, a questi ultimi non sarà permesso fondersi nella Camera bassa. Inoltre alla sezione 269 è previsto che il Senato sarà composto da 250 membri nominati dal Re su proposta della giunta militare (NCPO – National Council for Peace and Order). Risulta evidente come almeno per il periodo transitorio lo scopo della giunta sia quello di rafforzare il proprio potere a scapito delle organizzazioni partitiche e del confronto democratico.

Sebbene l’NCPO abbia affermato che il fine prioritario per il paese sia quello di mantenere la stabilità politica e sociale, non è da escludere la nascita di nuove proteste, soprattutto da parte delle ormai note camicie rosse.

Altro aspetto da considerare è l’amministrazione delle province del sud a maggioranza musulmana. Nonostante nella bozza della futura Costituzione sia previsto alla sezione 67  la protezione di tutte le religioni, lo Stato si impegnerà anche ad impedire la profanazione del Buddismo (si ricordi che lo stesso Re è considerato dalla popolazione come un semi dio che deve essere onorato e venerato). La tutela e l’incoraggiamento delle tradizioni e culture locali (sezione 70), se da una parte aprono la strada ad un processo di decentralizzazione, dall’altra si scontrano con la volontà di mantenere l’ordine pubblico ed un potere statale centralizzato.

Infine appare  preoccupante la mancanza di una regolamentazione più dettagliata per il ricorso alla legge marziale. Secondo quanto si legge nella sezione 176, il Re, capo delle forze armate, ha la prerogativa di proclamare la legge marziale senza l’approvazione dell’Assemblea Nazionale. Si rischia una limitazione arbitraria dei diritti dei cittadini e una maggiore autonomia delle forze militari.

Sicuramente la Thailandia è uno stato che ha bisogno di maggiore stabilità e che essa sia prolungata nel tempo. Basti ricordare che nel 2014 è avvenuto il dodicesimo colpo di stato dal 1932, anno in cui il paese passò dalla monarchia assoluta a quella costituzionale parlamentare. Tuttavia, si spera che la ricerca di un maggiore equilibrio interno non infici lo sviluppo della democrazia e dei suoi principi fondamentali.

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