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TematicheCina e Indo-PacificoNubi si addensano su Seul

Nubi si addensano su Seul

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Nelle prime settimane di agosto 2022, la Corea del Sud ha sperimentato forti piogge, soprattutto nella capitale. Il fiume che vi scorre all’interno è esondato e si è riversato nelle strade, rendendo impossibile il traffico dei veicoli e il passaggio umano. Si registrano morti e dispersi. Tuttavia, altre nuvole aleggiano sopra Seul e sembrano provenire da Pechino.

Settimane turbolente per il governo coreano

La visita di Nancy Pelosi a Taiwan è stata accolta piuttosto negativamente dalla Repubblica Popolare Cinese, per usare un eufemismo. Tuttavia, mentre gli occhi del mondo erano rivolti su Taipei, a Seul un mancato vertice sembrerebbe essere passato in sordina. Il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol non ha incontrato la portavoce della Camera statunitense. Ciò che ha destato ulteriori malumori è inoltre stata la spiegazione fornita per tale mancato incontro, dapprima adducendo scuse relative al fatto di essere in vacanza, per poi sostenere successivamente di tutelare non precisati interessi nazionali.

A causare forti critiche nei confronti del presidente, tuttavia, non è stato solo il mancato incontro con la politica americana, bensì le contemporanee dimissioni di Park Soon-ae, la Ministra dell’Educazione fortemente voluta da Yoon nonostante i suoi precedenti con la giustizia (guida in stato di ebrezza). La ministra Park ha assunto su di sé la responsabilità della mancata attuazione di una riforma scolastica, riforma che condotto alle proteste di sia genitori che insegnanti. Questi due elementi hanno causato un forte calo dei consensi nei confronti del presidente coreano, calo che surclassa quello sperimentato dal suo predecessore Moon Jae-in. Sempre nelle prime settimane di agosto, i Ministri degli Esteri cinese e coreano si sono incontrati nella loro seconda riunione bilaterale, dopo quella condotta a margine del G-20 nel luglio dello stesso anno, per discutere di questioni economiche e securitarie, nonché per migliorare i rapporti reciproci.

L’attenzione cinese costante verso il THAAD e i microchip

Il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) è il sistema missilistico statunitense la cui costruzione è stata avviata a cavallo tra il 2016 e il 2017 dalla presidente sudcoreana Park Geun-hye, la predecessora di Moon Jae-in. In quel periodo, Pechino sfruttò tutta la propria potenza economica per boicottare diverse industrie sudcoreane, tra cui quella del turismo e dei prodotti seriali e cinematografici; questi ultimi, tra le altre cose, argomento anche dell’incontro di agosto 2022. La presidente Park venne destituita a seguito di scandali che hanno coinvolto lei e diversi membri di multinazionali coreane, per cui l’onere di risolvere la situazione con la Cina spettò al suo successore, il democratico Moon Jae-in, il quale si trovò nell’unica situazione possibile di dover accomodare le richieste di Pechino e ridimensionare i piani originali relativi all’installazione del THAAD.

Il sistema missilistico è tornato al centro delle discussioni bilaterali quando il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato alla controparte coreana che il suo ampliamento desta non poche preoccupazioni per la difesa della Repubblica Popolare, dal momento che i suoi radar hanno un raggio di rilevazione tale da osservare anche il territorio cinese. Le continue dichiarazioni del presidente Yoon in campagna elettorale circa un incremento del THAAD sono il motivo principale per cui la Cina insiste sulla questione. Tuttavia, Seul potrebbe utilizzare l’espediente delle tre carte: da una parte, il Ministro della Difesa ha dichiarato durante l’audizione parlamentare che il THAAD non verrà incrementato, e, dall’altra, il governo ha affermato che le promesse di Moon Jae-in illo tempore circa le limitazioni del sistema missilistico non rappresentano nulla più che un gentlemen agreement. Lo scenario più plausibile è che la Corea del Sud procederà all’installazione come previsto originariamente nel 2016, nel caso in cui dovesse decidere in tal senso.

E per quanto riguarda i microchip? Pechino teme che Seul si unisca alla cosiddetta alleanza “Chip 4”, che prevede lo stabilimento di una catena produttiva di semiconduttori tra Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Taiwan. Tuttavia, i rapporti economici sino-coreani per quel che concerne questo settore sono piuttosto stretti ed è improbabile che qualsiasi iniziativa esterna possa scioglierli facilmente. Il CHIPS and Science Act, il recente pacchetto di incentivi statunitensi mirati principalmente alla costruzione di fabbriche su suolo americano, se da una parte rende più appetibile delocalizzare negli Stati Uniti, dall’altra può tradursi in un’acuta competizione tra le imprese manifatturiere all’interno di quello che potremmo definire impropriamente “fronte americano anticinese”.

Tra l’Aquila e il Dragone

La Corea del Sud ha sperimentato sulla propria pelle quello che significa attirarsi le ire di Pechino; la leadership sudcoreana è quindi consapevole di quello che comporta tenere un atteggiamento eccessivamente duro nei confronti della superpotenza asiatica. Seul si trova dunque schiacciata tra le due prime economie del mondo. L’America rappresenta senza ombra di dubbio un alleato imprescindibile per un Paese che si trova formalmente in guerra con la propria controparte settentrionale.Ed è proprio la Corea del Nord a rappresentare la preoccupazione principale per la Repubblica di Corea, nonché altro argomento caldo del vertice bilaterale tenutosi in Cina tra i due rappresentanti cinese e coreano, in particolar modo quel che concerne la denuclearizzazione della penisola. Per arrivare a Pyongyang, qualunque presidente sudcoreano deve necessariamente attraversare le strade di Pechino e portare i propri omaggi alla leadership cinese. Che il mancato vertice Pelosi-Yoon sia stato il tributo da pagare per non adirarla e portare a casa qualche risultato?

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