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TematicheItalia ed Europa“La nota merkeliana”. In difesa di una cancelliera…

“La nota merkeliana”. In difesa di una cancelliera…

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Angela Merkel era al suo primo incontro, da Cancelliera della Repubblica Federale, con Vladimir Putin. Fin da giovane pare che la Cancelliera abbia un problema di rapporto con i cani. Incontra Putin e il leader russo si fa trovare assieme con un cane Labrador che va subito a scodinzolare con la Cancelliera. La quale rimane impassibile nonostante il disagio. Putin sapeva delle idiosincrasie della Merkel, e glielo ha fatto sapere.

Un ricordo comparso tempo fa sulla stampa tedesca per raccontare il lungo, difficile, contrastato rapporto di Angela Merkel con Vladimir Putin. E’ un ricordo interessante oggi che la Cancelliera viene posta spesso sotto accusa per la sua politica e geopolitica verso la Russia, per il suo Sì convinto al gasdotto Nord Stream due, per aver seguito una politica dell’uso e dell’import massiccio di gas dalla Federazione russa, oggi una politica ritenuta miope e sbagliata.

Ci permettiamo di dissentire da queste valutazioni. Sono sbagliate, a nostro avviso; e sono, se inserite in approcci di un certo tipo, posso assumere persino un significato politicamente reazionario. Andiamo per ordine: la politica del gas russo aveva un ovvio senso economico. Come amano ricordare anche in questi giorni, fior fiore di economisti e di specialisti liberisti, semplicemente il gas russo costava di meno. Non solo: il gas russo poteva efficacemente sostituire, in termini più ecologici, il greggio medio orientale. Che finanzia regimi non propriamente ‘liberali’, in un mondo che a che fare con il fondamentalismo estremistico.

Ragioni economiche, ragioni ecologiche, ragioni politiche dunque hanno consigliato la scelta del gas russo per la Germania e per l’Europa. Si potevano costruire e organizzare anche opzioni alternative per non essere troppo legati a Mosca? Premesso che l’economia politica del gas e del suo mercato è una cosa complessa, come spiega uno specialista del campo come l’ex ministro Alberto Clo’, la messa in opera di alternative al gas russo per avere più sicurezza sarebbe stata una strategia molto complessa ed alquanto dispendiosa. Ora si afferma con facilità che bisognava perseguire quella strada: ma quella strada significava fare ingentissimi investimenti per nuovi campi di gas, per rigassificatori, per flotte mercantili, per infrastrutture che magari non sarebbe mai servite. Non era propriamente una scelta leggera. Ma al di là di ciò, c’è una questione che deve essere esaminata molto bene: la questione politica.

Il rapporto Europa-Russia che andava costruendo la Cancelliera era una relazione ovviamente bilaterale: l’Europa è di gran lunga un attore globale più rilevante della Federazione russa, sul lato economico e finanziario; e nell’ambito militare, al tempo nel quale la Cancelliera cercava di costruire quel rapporto euro-russo, l’UE aveva una forza di difesa anche nucleare importantissima seppur nazionale, con Francia e Gran Bretagna. Insomma l’UE poteva costruire una relazione strategica con Mosca, dove avrebbe potuto avere il ruolo senior. Non sarebbe stato un rapporto dominato dalla Russia. 

Anzi era e sarebbe stato ancora di più nel prossimo futuro, una potente leva politica dell’Europa e della Germania verso la Russia. La politica del gas, la geopolitica dei gasdotti, la geo-economia della partnership energetica era molto molto importante per cercare di tenere legata la Federazione Russa all’’Occidente’ .

Per anni, Berlino di fronte alle immani pressioni americane, (di tutte le amministrazioni, di qualsiasi colore esse fossero),, ha affermato, Cancelliere Olaf Scholz compreso prima della guerra di aggressione russa all’Ucraina, che il Nord Stream due, ovvero l’opera di raddoppio dei gasdotti fra Germania e Russia, era un affare puramente economico. Era sicuramente una faccenda economica, di reciproco vantaggio della Germania e della Russia. E dell’Europa che poteva avere gas, via l’hub energetico tedesco del gas, a buon prezzo e di ottima qualità nella transizione energetica in attesa dell’era delle rinnovabili dominanti. 

Ma non era solo economia: era anche geopolitica. E geopolitica liberale. Una parentesi importante, tanto per capire un pochino le complessità della geopolitica globale: per avere un’economia energetica più equilibrata sarebbe stato saggio incrementare ancora di più in Germania e in UE, prima di oggi, la rivoluzione delle rinnovabili. L’altro giorno, comunque il ViceCancelliere, criticando la stessa Merkel (ma le sue critiche sono ampiamente comprensibili dal punto di vista della ovvia polemica di breve periodo), ha poi annunciato un anticipo della transizione energetica ‘green’. Cosa giustissima che ha una sua geopolitica fondamentale anch’essa: l’economia ‘green’ infatti è necessariamente legata tecnologicamente alla filiera delle terre rare, in cui la Cina ha una quota di oltre il 50 per cento. Per sviluppare le rinnovabili, appare indispensabile una strategia geopolitica merkeliana con la Repubblica Popolare. ‘Astuzia della storia’, si potrebbe dire, ricordando il Filosofo tedesco. Chiusa la parentesi.

L’economia del gas e dei gasdotti con la Russia non era solamente un affare economico, pur essendo consistente il vantaggio economico: era una questione geopolitica di prima grandezza. Gas russo e Nord Stream due erano le leve della Germania e dell’Europa per tenere legata la Russia. Senza quelle leve, la Russia era ancora più sospinta verso l’Asia, verso la Cina, verso l’India. Cosa che ora sta puntualmente avvenendo ulteriormente. La Cancelliera dunque perseguiva, saggiamente, una ‘Grande Strategia’ verso Mosca adeguata alla globalizzazione e agli interessi di sistema dell’Europa e a ben guardare dell’intero Occidente ‘correttamente inteso’.

Ma gli Stati Uniti non hanno mai con concordato con questa impostazione: fin dai tempi di Alfred Herrhausen, il grande banchiere della Deutsche Bank, ucciso dai terroristi della RAF. Il banchiere proponeva un approccio liberale molto innovativo nel 1989 per l’Europa orientale per evitare le pulsioni etno-nazionalistiche ad Est. E’ stato invece seguito, sotto la leadership unipolare degli Stati Uniti, un approccio di diverso tipo, l’’Impero liberale’ (o pseudo-liberale) e un neo-liberismo a netta dominanza finanziario-speculativa, e vediamo com’è andata. In. Europa orientale. In Russia. In Medio Oriente. In tutto il pianeta. Invece di mettere sotto accusa la Cancelliera, sarebbe molto più valido storicamente mettere sul banco degli imputati proprio le strategie dell’’Impero pseudo-liberale’ in Europa orientale, verso la Russia e non solo; in particolare le strategie messe in campo al posto di quell’approccio del grande banchiere tedesco. Per avere contezza della visione liberale innovativa del banchiere tedesco consigliere dell’allora Cancelliere Helmut Kohl, si può leggere il discorso che il presidente di DB avrebbe fatto ai banchieri angloamericani a Wall Street se i terroristi della RAF non avessero messo una bomba sul suo cammino.

Dunque, il gas russo e i gasdotti con la Russia avevano una logica economica ma anche una profonda e innovativa logica politica e geopolitica. Se la geopolitica del gas fosse adeguatamente proseguita senza il boicottaggio americano, l’’Occidente’ avrebbe potuto avere anche qualche carta per influire sul sistema politico russo in vista del dopo Putin. Era una leva insufficiente probabilmente per favorire un processo di democratizzazione solido in Russia ma comunque sia, ora quella leva non esiste più.

Mi si può obbiettare che sto descrivendo la politica merkeliana in termini decisamente positivi, e quindi mi si può e mi si deve domandare, per quale ragione allora siamo alla guerra, all’aggressione russa, a questo immane fallimento politico che è l’attacco militare unilaterale di Mosca a Kiev? Una piccola annotazione indispensabile: Putin ha ordinato la aggressione precisamente quando Berlino, sotto pressione di Washington, ha bloccato il gasdotto controverso Nord Stream due. Un ultra-merkeliano, potrebbe arguire che la politica dei gasdotti della Cancelliera ha evitato per anni proprio quello che sta accadendo ora.

Ma mi ripeto la domanda critica: perché questo fallimento? Una prima ragione appare evidente proprio da quello che ho sommariamente detto or ora: gli Stati Uniti sono stati duramente nemici dell’impostazione geopolitica liberale verso la Russia propria della Cancelliera. Ciò ha messo sulla graticola, ogni mese sempre di più, la Germania proprio per questa posizione verso la Russia. La geopolitica del gasdotti era ostacolata, anche con sanzioni anti-tedesche, dagli Stati Uniti che con ciò hanno semplicemente sabotato proprio i possibili legami della Russia con l’’Occidente’..

Ma questo motivo non è sufficiente per spiegare la fine di quella geopolitica, nonostante l’indubbio peso politico di Washington: in realtà c’era e c’è un difetto di fondo nella costruzione reale europea che ho cercato di segnalare in un’altra sede che ha reso debole la stessa Berlino (e non è la politica dei gasdotti). L’azione globale dell’Europa aveva e ha deficit rilevantissimi, ad esempio nell’organizzazione delle forze ‘geopolitiche civili’ e ovviamente nel campo della difesa comune. E’ un deficit enorme che però nell’era Merkel, ‘la capa di tutti noi’ come è stata definita da un autorevolissimo personaggio delle classi dirigenti francesi, era coperto dalle capacità di governo, politiche, di mediazione, della Cancelliera, dal suo metodo e dal suo capitale politico. Le enormi potenzialità di risorse geopolitiche dell’UE non sono state decentemente ed efficacemente organizzate se non in particolari momenti, la crisi sanitaria globale, e in specifici ambiti: ciò ha reso l’Europa, e quindi la stessa Germania, meno forti di quello che potrebbero e dovrebbero essere. 

Con la fine dell’era Merkel i deficit geopolitici europei sono rimasti allo scoperto, senza più la capacità politica della Cancelliera a correggerne gli effetti negativi: il nuovo Cancelliere tedesco è un leader politico importantissimo, (tra l’altro il suo intervento ‘di dottrina’ geopolitica alla Conferenza per la sicurezza di Monaco, era stato molto interessante, ed era in chiave ‘neo-merkeliana’), ma non ha (ancora) il capitale politico globale della Cancelliera, quindi non può (ancora) operare con la necessaria abilità. 

Non è un caso che Putin abbia scatenato l’aggressione immediatamente dopo il ritiro di Angela Merkel. Non è un caso che l’amministrazione americana si sia potuta muovere come si è mossa solamente dopo la fine dell’era Merkel: Russia e Stati Uniti hanno sfruttato la finestra di forte debolezza dell’Europa nel momento di transizione dall’era Merkel alla stagione successiva. Non c’era più il telefono europeo di Kissinger che rispondeva al nome di Angela Merkel, mentre purtroppo l’UE non era dotata di sufficienti strumenti di azione e intervento geopolitico che utilizzassero almeno una parte delle sue ingenti risorse e forze civili ed anche ‘di difesa’.

Morale: l’Europa ora è profondamente indebolita politicamente. E la ricerca di accuse alla Merkel è prova di questo profondo indebolimento politico. Questo è un momento transitorio? E’ sperabile, auspicabile, possibile che sia così: per l’Europa e per quello che resta dell’’Occidente’ democratico. E’ auspicabile che ’Europa social-liberale rinnovata possa riprendere il prima possibile una sua azione geopolitica liberale peculiare e indipendente, in primo luogo organizzando finalmente le sue ingenti risorse geopolitiche (anche se le contraddizioni in questi ambiti rimangono consistenti). 

I drammi di questi giorni, e l’azione americana che appare ora ‘vincente’ ad Ovest (ma appena si guarda fuori dal recinto ‘occidentale’, si scopre una realtà ben diversa, dagli Emirati arabi alla democrazia indiana) mostrano la necessità per l’’Occidente’ di posizioni e di impostazioni, di metodi e di approcci merkeliani. Ovvero di impostazioni e di approcci geopolitici di sistema che coniughino la cooperazione globale per governare le tragedie e i dossier del mondo con la fermezza nella difesa dei valori liberali presi sul serio (ovvero le regole di diritto che gli attori internazionali  devono o dovrebbero osservare…) attraverso un bilanciamento geopolitico impegnato, flessibile, pragmatico, sofisticato. Un bilanciamento che deve avere, e questo il punto centrale, uno o più assi chiave: sono gli assi riguardanti le relazioni con le economie e le nazioni emergenti.

L’eredità da tutelare e da incrementare della Cancelliera riguarda sia un metodo liberale di mediazione e di dialogo indispensabili per riuscire a mettere assieme tutti per governare il mondo del cambiamento climatico, delle pandemie, delle crisi economiche e finanziarie, delle crisi alimentari, sia i rapporti di partnership geopolitica/geo-economica con paesi, nazioni, economie, civiltà emergenti (o ri-emergenti).

Chi contesta la logica della Cancelliera spesso, in realtà, vorrebbe cancellare precisamente quel metodo liberale di decisione politica e quell’impostazione di partnership geopolitica/geo-economica con le grandi nazioni emergenti (impostazione ripresa anche dall’attuale Cancelliere socialdemocratico a Monaco, parlando tra l’altro delle grandi democrazie dell’Oceano indiano come India e Indonesia). 

Negare quel metodo e quell’impostazione liberali vuol dire far rintanare l’Europa e rintanarsi in una logica non solo sbagliata ma storicamente reazionaria. Essa infatti sarebbe una impostazione che vorrebbe ricacciare indietro le lancette della storia e riportare in auge logiche neo-coloniali contro il ‘Sud’ del mondo, comprese le grandi democrazie dell’oceano Indiano e dell’Atlantico del sud, India, Indonesia, Sudafrica, Brasile, Argentina, solo per citarne alcune. E’ una cosa non possibile, credo; e comunque, è una cosa molto pericolosa se si vuole avere nel mondo del 21° secolo un nuovo forte e sostenibile sviluppo economico capitalistico, e, questione più importante, un nuovo forte, popolare, allargato sviluppo politico liberale. 

Chi crede davvero ai valori liberali europei non può che respingere quel tipo di approcci, che peraltro non sono in linea con la filosofia della ‘rule of law’, lo stato e la certezza del diritto, un tema da sempre molto caro alla Cancelliera. Anche in questo caso c’è un discorso interessante da leggere: quello di Angela Merkel alle ragazze e ragazzi dell’Università di Pechino.

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