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RubricheFaro AtlanticoNorvegia: tra minaccia russa e programmi di potenziamento

Norvegia: tra minaccia russa e programmi di potenziamento

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Benché l’emergenza mondiale Covid-19 abbia monopolizzato l’attenzione dei media e benché il fronte attualmente considerato più “caldo” nello scacchiere internazionale sia quello della Libia, non bisogna dimenticare che sono ancora aperte molte questioni nello scenario atlantico-europeo, tra queste emerge essenzialmente la ripresa delle ambizioni russe che ha portato i paesi confinanti a rivalutare le loro politiche di difesa. La nostra attenzione si concentrerà sugli investimenti nel settore militare della Norvegia, Stato membro della NATO.


Il contesto norvegese

Norvegia e Russia condividono l’interesse strategico per i giacimenti di idrocarburi del nord e per l’apertura delle nuove rotte commerciali permesse dal cambiamento climatico. Per Oslo queste opportunità sono di primaria importanza a causa del deteriorarsi delle riserve di Brent nel Mare del Nord ma anche per la congiuntura economica non particolarmente favorevole. L’atteggiamento russo con le sue ambizioni di rientrare nel novero delle grandi potenze, si è finora indirizzato a sud (Cecenia, Georgia, Siria, Libia) ed in Europa centrale con l’annessione della Crimea e l’intervento, più o meno ufficiale, nella guerra civile ucraina dal 2014. Tuttavia, anche nello scacchiere settentrionale la pressione militare e politica russa è tornata a farsi sentire, tanto che lo scorso settembre gli Usa, attraverso l’ambasciatore Kenneth Braithwaite che parlava direttamente in nome di Trump, esprimevano disappunto in quanto la Norvegia, uno dei pochi paesi della NATO che condivide un confine con la Russia, non ha raggiunto ancora la spesa target del 2% del Pil (decisione NATO del 2014) per il settore militare.  Questo “richiamo”, unito alla ormai accertata propensione di Mosca al confronto militare, hanno messo in apprensione la Norvegia.

Il Paese nordico, dopo il 1990, aveva prontamente colto il diminuire della minaccia militare russa ed il Libro Bianco elaborato nel 2011-2012 era ancora incentrato sugli impegni internazionali del paese. Le eventuali minacce esterne, con particolare attenzione alla Russia, erano rappresentate essenzialmente dalla cyberwar, tanto che nel 2012 era stato creato il comando della Cyber Defence Force. Tuttavia, come accennato, vi è stato un acuirsi delle tensioni con Mosca, manifestatesi nel 2013 con l’avvio di un vasto programma russo pe riattivare basi e radar nella zona artica entro il 2018. Ciò ha inevitabilmente portato ad una revisione dei programmi fissati nel Libro Bianco del 2012 e del relativo piano di investimenti 2013-2016. 

È stato così rielaborato un piano a medio termine 2015-2023 che prevede una prima fase con interventi di ammodernamento ed implementazione di mezzi corazzati, elicotteri ed acquisizione degli F-35A; una seconda fase con interventi per le forze navali, compresi nuovi sommergibili.   

Questo piano vede quindi un ingente flusso di risorse verso il settore Difesa, con investimenti previsti nell’arco di un ventennio per 19,8 miliardi di dollari ed un’attenta politica di risparmi che comporteranno diversi sacrifici (si veda la chiusura di 11 basi militari in tutto il paese).  Il risultato è che nel 2016 il bilancio della difesa ha toccato quota 6 miliardi di dollari e si ha come obiettivo di raggiungere i 7 miliardi entro la fine del 2020, ciò renderebbe la Norvegia il paese con il più elevato livello di spesa militare nello scacchiere settentrionale. 

I programmi navali

La componente navale dell’apparato militare norvegese è quella che ha completato la maggior parte dei suoi programmi di ammodernamento. Infatti, la componente combat è stata rinnovata per i due terzi con l’introduzione delle fregate “Nansen” (realizzate dalla spagnola Navantia nel 2003-2011), unità che presentano ampi margini di crescita e capacità multiruolo. A completare questa parte della flotta norvegese, nel 2013 è stata ordinata alla Corea del Sud una moderna nave logistica di squadra da 27000 t., la “Maud”, consegnata il 21 maggio 2019.

Anche la componente costiera d’attacco è stata rinnovata, affiancando al prototipo di mini-corvetta antinave Skjold, altre 5 unità di serie completate nel 2010-2012. Mentre la componente costiera di sorveglianza (OPV) si è arricchita del portaelicotteri/rompighiaccio Svalbard (2001), dell’Harstad (2005), dei 3 “Barentshav”, di 7 pattugliatori costieri (2007-2012). Nei futuri programmi è prevista entro il 2023 l’acquisizione di 2 OPV artici, un numero imprecisato di unità costiere e l’ammodernamento di quelle in servizio.

Ricordiamo infine che uno dei programmi interessati dal piano 2015-2023 è relativo alla terza componente combat della flotta reale: i sommergibili. Attualmente sono in servizio 6 sommergibili di costruzione tedesca “Ula”, che, pur se ammodernati nel 2015, sono prossimi al limite della vita operativa. Così nel 2017 la Norvegia ha selezionato l’offerta tedesca per 4 Type-212 modificati a cui nel 2019 si sono aggiunti due battelli: la firma definitiva del contratto è previste per questo 2020 e le consegne inizieranno per il 2026.

I programmi aeronautici

L’aeronautica sta affrontando diversi programmi di ammodernamento, alcuni già completati come l’acquisizione di 5 nuovi aerei da trasporto C-130J-30 “Super Hercules” (2008-2012), mentre nell’ultimo decennio sono stati rinnovati i missili aria-aria “Iris-T” ed AIM-9X (2015), le bombe intelligenti GBU-38 JDAM e GBU-39 SDB, i sistemi di difesa aerea cosiddetti di “New Generation” che integreranno i nuovi radar in fase di selezione. 

Due programmi invece sono di estrema importanza, il primo che vede l’ordinativo in Italia all’AugustaWestland di elicotteri medi NH-90 (contratto da 425 milioni di dollari in 2 lotti) e di 16 elicotteri AW-101 (contratto da 1,7 miliardi di dollari e consegne entro fine anno), il secondo costituito da un ordinativo fatto agli Stati Uniti, proprio per l’acuirsi negli ultimi anni delle tensioni con Mosca, di 52 F-35A “Lightning II” (valore di 26 miliardi di dollari con consegne entro il 2023) e di nuovi  velivoli P-8A “Poseidon” per la guerra elettronica.

I programmi terrestri

I programmi di ammodernamento non hanno di certo dimenticato le forze terrestri che a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 avevano già visto mutato il loro arsenale, sia per la componente regolare sia per la Guardia Nazionale. Nel periodo 2007-2011 sono sati firmati con Heckler & Koch contratti per equipaggiamenti individuali e di squadra, come il fucile HK.416, la pistola mitragliatrice MP7 e la MINIMI, mentre tra 2006 e 2018 sono arrivati 170 LMV “Lince” dell’italiana IVECO e 30 4×4 MRAP “Dingo” tedeschi. Il piano 2015-2023 ha però reindirizzato le risorse sui mezzi pesanti per conflitti di tipo più convenzionale e riammodernamento di mezzi già in dotazione. Nel 2017, infatti, è stato firmato un contratto di 383 milioni di dollari per 24 esemplari del semovente sudcoreano K-9 “Thunder” (consegne entro il 2021), più altri 24 in opzione e 6 veicoli portamunizioni K-10. 

Bisogna comunque dire che tutto il programma, relativo soprattutto all’ammodernamento, che si sviluppa tra il 2014 ed il 2018, risente ancora dell’influenza delle missioni sul modello Afghanistan, visto che gli upgrade riguardano essenzialmente la capacità di sopravvivere a IED e mine.

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