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TematicheItalia ed EuropaNonostante i problemi interni, Londra protagonista del fronte antirusso

Nonostante i problemi interni, Londra protagonista del fronte antirusso

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Tra i vari attori impegnati nella guerra in Ucraina, il Regno Unito è certamente tra i più attivi. Dallo scoppio del conflitto Londra ha garantito il maggiore supporto a Kiev, secondo solo a Washington, tramite una retorica antirussa, consegna di armamenti, sanzioni, e continui contatti tra i leader dei due Paesi. Lo straordinario impegno inglese a difesa di Kiev può essere spiegato seguendo le direttive della tradizionale russofobia, esigenze politiche interne e necessità di riaffermarsi come attore globale al fianco degli Stati Uniti.

L’eterno nemico

La rivalità tra inglesi e russi è una costante da almeno due secoli. I due popoli, benché lontani geograficamente, si trovarono a scontrarsi in molteplici occasioni a partire dal XIX secolo. L’Impero britannico, potenza marittima, e l’Impero russo, potenza terrestre, si incontrarono in Asia centrale, terreno di contesa tra i due attori durante tutto l’Ottocento. 

Da sempre convinta che territori significhino sicurezza, la Russia ambiva a estendere la sua influenza alle steppe che vanno dal Tibet cinese al Mar Caspio (Turkestan), nel tentativo di raggiungere i mari caldi controllati dall’impero britannico. Dall’altro lato, il Leone inglese ambiva a mantenere il controllo dell’India, gioiello della corona. Quello che fu chiamato “Il Grande Gioco” venne sospeso nel 1907, a causa dell’emergente minaccia della Germania in Europa e in Medio Oriente, con un accordo bilaterale che vedeva i due rivali cooperare per mantenere la stabilità nell’altopiano persiano. 

La rivoluzione bolscevica aggiunse un connotato ideologico alla rivalità geo-strategica. Il pericolo di un contagio comunista di Germania e India rappresentava una minaccia esistenziale per l’impero inglese. 

La Seconda Guerra Mondiale costrinse i due rivali a combattere fianco a fianco, ma già nel 1946 Churchill denunciava da Fulton la divisione dell’Europa e la necessità di una “fraterna associazione dei popoli di lingua inglese” (il futuro Five Eyes), per far fronte alla minaccia comunista. La Guerra Fredda contribuì a contrapporre i due sistemi politici, culturali ed economici, e vide il Regno Unito fedelmente schierato a fianco degli Americani contro l’URSS. 

Negli ultimi anni la tensione era diminuita, sebbene l’assassinio di Litvinenko e l’occupazione della Crimea avevano ancora una volta ravvivato la rivalità, alimentate ulteriormente dopo il “caso Skripal”.

La russofobia inglese è dunque un elemento storico che trova le origini in rivalità geopolitiche e ideologiche, che condiziona tuttora la politica estera di Londra.

Partygate

L’invasione russa è stata per Boris Johnson un’occasione per distogliere l’attenzione dai numerosi problemi che sta affrontando. Primo premier nella storia britannica ad aver violato la legge mentre in carica, Johnson ha perso credibilità agli occhi di numerosi elettori e membri del partito conservatore, dopo aver dichiarato di non aver commesso alcun reato, salvo poi essere stato multato per aver contravvenuto alle regole covid che il suo stesso governo aveva stabilito. Nei prossimi giorni si aspetta un report finale sullo scandalo che aveva visto Johnson e alcuni membri del governo riuniti al numero 10 di Downing Street, violando così le regole per il contrasto alla diffusione del covid sui raduni di persone. Successivamente, una commissione parlamentare inizierà un’inchiesta per capire se Johnson abbia mentito al parlamento. 

I problemi non finiscono qui, dato che le recenti elezioni in Irlanda del Nord hanno premiato per la prima volta nella storia i secessionisti del Sinn Féin. Sebbene il tema della riunificazione irlandese non sia stato particolarmente presente durante la campagna elettorale, le relazioni tra Belfast e Londra non sono delle migliori. L’uscita dall’UE ha causato un riavvio delle tensioni tra unionisti e separatisti, che Johnson ha cercato di placare dicendo di voler modificare unilateralmente alcune clausole dell’accordo con Bruxelles. Il problema principale è il Northern Ireland Protocol, che evita la creazione di un confine di terra tra Irlanda e Irlanda del Nord, creandolo nel mare tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna. La proposta di allentare i controlli di dogana tra le due isole ha però suscitato la reazione di Bruxelles, che ha avvertito che non ammetterà modifiche unilaterali del trattato di separazione.

La situazione è complicata, specie se non si riuscirà a formare un nuovo governo a Belfast, dopo che gli unionisti hanno dichiarato di non voler governare con i vincitori. Per legge, infatti, il primo ministro del partito vincitore deve essere affiancato da un vice del partito sconfitto. La mancata formazione di un governo potrebbe portare Londra a dover esercitare le funzioni amministrative, il che potrebbe accendere gli animi ancor di più. Sebbene non si sia parlato di secessione, i cattolici mal sopportano l’uscita dall’UE e sono in costante crescita demografica rispetto ai protestanti. Secondo il Good Friday Agreement, che regola le relazioni tra Belfast e Londra, se una maggioranza mostrasse la volontà di procedere con l’indipendenza, potrebbe organizzare un referendum per decidere sulla secessione. La possibilità di questo evento spaventa Downing Street, che vede negli USA una possibile sponda, in quanto luogo di residenza della più grande minoranza irlandese al mondo. Tramite il supporto sulla guerra in Ucraina, Londra spera di mostrare a Washington la sua fedeltà e incrollabilità come alleato. Per Johnson l’impegno estero è dunque un’occasione per tenere insieme partito, elettorato e Paese, davanti alla minaccia russa.

Global Britain

La rottura con l’UE è stata motivata in gran parte da una volontà inglese di riaffermarsi come potenza a livello globale. 

Storicamente scettica verso ogni tipo di impegno e coinvolgimento nelle beghe europee, Londra si vuole mondiale, come lo fu per secoli. Da qui la volontà di supportare Kiev, al fine di riaffermare la propria importanza nella scena internazionale. Il 24 febbraio, giorno dell’invasione, Londra ha stipulato un trattato di cooperazione militare con Kiev e Varsavia. Ha spedito quattro aerei Eurofighter Typhoon in Romania, e inviato il cacciatorpediniere HMS Diamond nell’Egeo a fianco degli alleati NATO. Londra ha così potenziato la sua presenza nell’Est Europa, in territori che potrebbero diventare oggetti dell’influenza, finora solo economica, di una Germania che si riarma. Londra ha anche firmato un accordo di assistenza militare con Finlandia e Svezia, intimorite da un possibile intervento russo nel periodo critico tra la richiesta di ingresso e l’effettiva adesione alla NATO. 

Nel medio termine, Londra ambisce a diventare primo investitore d’Europa per la difesa e secondo nella NATO. Nel lungo termine, il Regno Unito vuole conferirsi un nuovo status geopolitico e un prestigio ridotto dalla perdita dell’impero. A questo scopo, la NATO è vista come moltiplicatore di potenza, e l’Est Europa e il Baltico come terre dove proiettare la propria influenza a discapito di Germania e Russia. A questo proposito, Londra aveva già garantito supporto ai polacchi durate la crisi migratoria al confine con la Bielorussia, ricordando a Varsavia di potersi fidare più di Londra che di Bruxelles, che aveva invece condannato la gestione della crisi.

In sintesi, l’impegno inglese a supporto di Kiev è motivato da storia, politica e strategia. Londra conosce l’importanza di questo conflitto per la sua reputazione, ha bisogno di riaffermarsi a livello globale, rinnovare la propria lealtà a Washington e promuoversi come alleato principale dei paesi del Trimarium, schiacciati tra i due giganti tedesco e russo. Johnson ha sanzionato duramente Mosca, imposto un embargo sul petrolio, rifornito di armi Kiev e assicurato Stoccolma ed Helsinki del suo supporto. Londra è mossa da un eccezionalismo che la vede di nuovo protagonista della storia, a dispetto delle divisioni interne. Con la volontà di essere ancora una volta decisiva, ancora una volta in funzione antirussa, pronta a celebrare la vittoria sul corpo del nemico di sempre.

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