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Non solo Gaza: il mare nuovo centro del conflitto in Medio Oriente

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Fino a ieri la guerra in Yemen alimentata da anni dai ribelli antigovernativi Houthi finanziati dall’Iran è stata sopita dall’Arabia Saudita, che guida dal 2015 una Coalizione ad hoc sotto l’egida dell’Onu. La crisi yemenita è stata erroneamente percepita a livello internazionale come gestibile questione regionale. Di fatto gli Houthi plausibilmente anche manovrati dall’Iran (oltre che finanziati) sono oggi i protagonisti dell’escalation del conflitto in Medio Oriente “nel Mar Arabo e nel Mar Rosso” contro Israele. Una miccia accesa 100 giorni fa nella Striscia di Gaza da Hamas e alimentata dalla reazione israeliana. Che ora rischia di provocare un’esplosione molto più devastante.

Articolo precedentemente pubblicato su The Watcher Post e qui consultabile.

Golfo di Aden e Mar Rosso sotto scacco

Armati da Teheran, gli Houthi da tempo attaccano quotidianamente con missili le navi in transito nel Golfo di Aden, tentando di impedire la rotta verso il Canale di Suez che accorcia di circa 10 giorni il viaggio delle merci da Oriente a Occidente rispetto al periplo dell’Africa. Un colpo al cuore del capitalismo mondiale, impersonificato nell’immaginario houthi e iraniano dagli Stati Uniti. Una strategia che ha già fatto diminuire da 400 a 250 le navi in transito nell’area. Ma punta più in alto. Prima giustificata dalla volontà di “impedire la navigazione israeliana nel Mar Arabo e nel Mar Rosso fin quando non cesserà l’aggressione e non sarà tolto l’assedio del popolo palestinese nella Striscia di Gaza”, oggi intensificata in nome della difesa rispetto alle reazioni congiunte di Stati Uniti e Gran Bretagna nell’area. A USA e UK potrebbe molto presto unirsi anche l’Unione europea, che deciderà la prossima settimana se schierare una task force a protezione delle navi UE nell’area e che ad ogni modo schiererà solo imbarcazioni militari, ma con compiti esclusivamente difensivi. Gli attacchi Houthi si stanno intensificando: gli ultimi due missili sono partiti ieri dalla zona di Mukayras in Yemen, e hanno colpito fortunatamente senza vittime il mercantile Gibraltar Eagle, di proprietà USA e battente bandiera delle Isole Marshall. A 150 chilometri di distanza. Un brutto segnale di miglioramento della precisione dell’armamentario a disposizione degli Houthi. 

Le conseguenze degli attacchi sul commercio internazionale

Tra le prime serie conseguenze della strategia di attacco degli Houthi c’è la decisione del Qatar di sospendere il trasporto di gas liquido attraverso il Canale di Suez. Intanto il rallentamento delle merci da Oriente a Occidente e viceversa ha causato oltre al balzo verso l’alto dei prezzi delle materie prime anche gli stop alle produzioni Tesla in Germania e Suzuki in Ungheria. Lato Italia va ricordato che il 40% del commercio marittimo italiano “passa per il Canale di Suez e vale 140 miliardi di euro”, come ribadito dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto.  

La condanna Onu

Intanto dà il polso dell’emergenza anche la mossa dell’Onu. Una settimana fa il Consiglio di Sicurezza ha adottato una Risoluzione urgente sulla sicurezza marittima del Mar Rosso chiedendo la cessazione delle ostilità dopo il moltiplicarsi degli attacchi Houthi. Undici i voti a favore e quattro astensioni, tra cui spicca quella della Russia. “Pieno sostegno del Consiglio ai diritti e alla libertà di navigazione delle navi di tutti gli Stati nel Mar Rosso, compresi i mercantili e le navi commerciali che transitano nel Bab-el-Mandeb in conformità col diritto internazionale”. La sensazione è che sia in atto una corsa contro il tempo. Anche per fermare una crisi economica dalle emorragie imprevedibili.

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