Non è più il Texas di una volta

Lo stato simbolo dell’America rurale e di frontiera è da 4 decadi feudo del Partito Repubblicano. Eppure, ci sono ragioni per pensare che, fra non molto, bisognerà smettere di inserirlo fra gli stati fermamente schierati col GOP.

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Le contee del Texas hanno una popolazione che varia da 160 a 4 milioni di persone. Per la precisione, la contea di Harris, la più popolosa, ha quattro milioni e settecentomila abitanti ed è più grande del Rhode Island, il più piccolo stato americano che è anche tre volte meno popoloso. In questa contea erano stati stabiliti 12 diversi punti di consegna di voti in absentia – i voti che comunque possono essere consegnati prima del giorno delle elezioni – per scongiurare lunghe file e diminuire il rischio di esposizione al Coronavirus. Tuttavia, il governatore del Texas, il repubblicano Greg Abbott, il primo ottobre ha fatto un passo indietro: ha limitato i punti di consegna dei voti a solo uno per contea, indipendentemente dalla popolazione. Oltre a suscitare polemiche da parte delle associazioni per i diritti civili, i media internazionali si sono interrogati sulla ratio dietro tale manovra. Non si tratta di permettere in maniera massiccia il voto postale, fortemente criticato dai Repubblicani, poiché i seggi servivano comunque a consegnare personalmente il voto davanti ad un testimone e comunque il Texas invia questo tipo di schede solo agli anziani e ai malati. La giudice esecutiva della Contea, Lina Hidalgo, ha dichiarato che questo è un chiaro caso di voting suppression. Limitare il numero dei seggi infatti potrebbe penalizzare particolarmente le città più densamente popolate, ovvero centri metropolitani come Houston, capoluogo della contea in questione e città più popolosa dello stato. Questa, in base ai risultati elettorali e ai sondaggi attuali, sembra essere sempre più democratica.

Certezze che vanno scomparendo

Quattro anni fa sarebbe stato inimmaginabile ipotizzare che i repubblicani, in una loro roccaforte come il Texas, potessero anche solo essere insidiati dai democratici. Eppure, vari dati recenti sembrano confermare la competitività di queste elezioni nello stato della stella solitaria. Nel 2018, alla corsa per un seggio al senato federale, il candidato democratico Beto O’Rourke sfiorò l’impresa, arrivando a soli due punti e mezzo di distanza da Ted Cruz – senatore repubblicano in carica – guadagnando l’otto percento in più del voto totale rispetto allo sfidante precedente.

Riguardo alle attuali elezioni presidenziali, i sondaggi hanno mostrato Trump in costante discesa dal marzo scorso, fino ad inizio ottobre, quando Biden è addirittura passato in vantaggio secondo alcuni istituti di rilevazione. Il 28 ottobre il prestigioso Cook Political Report ha riclassificato il Texas da “lean R”, tendente repubblicano, a “toss up”, in bilico. Una cosa è certa: lo stato ha già raggiunto il numero totale di voti espressi nel 2016 il 30 ottobre, solo attraverso le modalità di voto anticipato. Il giorno precedente, la contea di Harris ha superato, nonostante le restrizioni del governatore, il record di voti assoluti mai espressi in un’elezione (più di un milione e trecentomila). È quindi probabile che il valore finale dell’affluenza complessiva possa essere elevato, trovandosi al 53% ancora prima dell’apertura dei seggi veri e propri.

Cambiamenti demografici

È dalle presidenziali del 1976 che lo stato non viene vinto da un candidato democratico, quando Jimmy Carter ebbe la meglio su Gerald Ford. Tuttavia, rispetto ad allora, è praticamente irriconoscibile. È ormai a maggioranza minoritaria, ovvero le minoranze compongono più del 50% della popolazione e la componente ispanica, un terzo dei texani, cresce a una velocità 9 volte superiore rispetto a quella bianca, storico bacino elettorale del GOP. Inoltre, il dato sulla religiosità mostra una crescita dei non affiliati a nessun credo mentre le statistiche sull’educazione indicano un aumento nel livello medio di scolarizzazione. Complessivamente, l’elettorato che ha portato Trump alla vittoria nel 2016, bianco, protestante e senza educazione universitaria, sta via via scomparendo. Paradossalmente ciò avviene proprio dove i repubblicani trovano da oltre 40 anni un bacino costante e numeroso di grandi elettori, 38, praticamente essenziali ora come nel prossimo decennio per qualsiasi loro candidato presidente.


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Obiettivi per il futuro

È molto probabile, però, che questi non vadano a Biden nell’imminente tornata elettorale, essendo il controllo del partito ancora forte nel territorio. Tuttavia, se il trend di alta affluenza si dovesse riconfermare nei grandi centri urbani, tipicamente liberal come nella contea di Harris, i democratici potranno sperare di avvicinarsi al risultato repubblicano, gettando le basi per ribaltare definitivamente il Texas nella corsa alla Casa Bianca del 2024.

Ruggero Marino Lazzaroni,
Geopolitica.info