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Nomine apicali e agenda strategica 2024-29: quale Europa per i prossimi cinque anni?

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A meno di un mese dalle elezioni per l’Europarlamento, il Consiglio europeo del 27-28 giugno è stato prevedibilmente dominato dal tema delle nomine per gli incarichi di vertici dell’Unione in vista del prossimo ciclo istituzionale.

Tenendo conto dei risultati elettorali, i quali facevano immaginare una situazione di continuità più che cambiamenti netti, le famiglie politiche rappresentate a livello continentale avevano già concluso un accordo sull’assegnazione degli incarichi, confermando Ursula von der Leyen alla guida della Commissione e scegliendo il portoghese António Costa per il Consiglio europeo e l’estone Kaja Kallas per il ruolo di Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza comune. 

I capi di Stato e di governo, dunque, sono giunti all’appuntamento con la prospettiva di suggellare le scelte già compiute nei giorni precedenti; tuttavia, si profilava la necessità di superare i dubbi della leadership italiana espressa da Giorgia Meloni, uscita vincitrice dalle elezioni a livello nazionale ma, in quanto appartenente al gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR), esclusa dall’accordo sulle nomine. Sono stati proprio Meloni e l’ungherese Viktor Orbán a esprimere le maggiori perplessità sul pacchetto di nomi sul tavolo: la Premier italiana, in particolare, si è opposta alle nomine di Costa e Kallas, astenendosi su quella di Ursula von der Leyen; quest’ultima è stata oggetto di un voto contrario anche da parte di Orbán, il quale si è poi astenuto sulla Kallas, approvando invece Costa.

Il via libera al pacchetto delle nomine da parte dei leader, arrivato nel corso della notte, spalanca la strada al secondo mandato alla guida della Commissione per von der Leyen e per il cambio della guardia alla guida del Consiglio europeo e nel ruolo di Alto rappresentante; sarà necessario, a questo punto, il voto favorevole da parte del Parlamento europeo per suggellare definitivamente la rosa dei nomi che guideranno le istituzioni comunitarie nel corso della prossima legislatura.

Sul fronte della politica estera è stata particolarmente significativa e meritevole di interesse la nomina di Kaja Kallas, la quale peraltro era stata associata al ruolo di Segretario Generale della NATO in concorrenza all’olandese Mark Rutte, poi affermatosi nella corsa alla successione di Stoltenberg. L’importanza di questa scelta risiede non solo nella sua provenienza geografica, ma anche nelle posizioni espresse nel corso degli ultimi due anni in relazione al conflitto russo-ucraino e alla postura da adottare nei riguardi della Federazione russa. Kallas, infatti, è stata tra gli alfieri di una posizione di fermezza di fronte alle istanze revisioniste di Mosca, all’invasione su larga scala dell’Ucraina del 2022 e alle varie azioni di destabilizzazione di matrice russa che hanno interessato sempre di più il territorio europeo, in particolare nell’area orientale e settentrionale. Sotto questo profilo, se da un lato non tutti i Paesi dell’UE potrebbero sostenere con uguale vigore posizioni così nette nei riguardi della Federazione russa e in difesa delle istanze di Kyiv, la sua nomina costituirà certamente una fonte di sostegno per la causa ucraina e per l’adozione di una postura diplomatica più vicina alla sensibilità di quei Paesi che, collocati in prossimità della Russia, considerano particolarmente importante fronteggiare in modo adeguato la retorica e le azioni di Mosca.

Proprio il tema Ucraina ha costituito un altro punto rilevante. Il 25 giugno, poco prima del vertice, si è tenuta la prima conferenza intergovernativa che, di fatto, ha segnato l’inizio dei negoziati di adesione all’UE, mentre il 27, con la presenza a Bruxelles del presidente Zelensky, è stato firmato un accordo di sicurezza tra Ucraina e Unione europea di validità decennale. L’UE si è impegnata a continuare a fornire aiuto militare attraverso l’European Peace Facility e l’Ukraine Assistance Fund, il quale disporrà di un budget di 5 miliardi per il 2024. I leader europei, nel corso del vertice, hanno discusso sul supporto verso l’Ucraina in tutte le sue forme, in primis ovviamente in ambito militare, trattando anche il tema dell’utilizzo dei beni russi congelati al fine di sostenere e ricostruire l’Ucraina stessa.

Altro elemento presente nell’agenda dei capi di Stato e di governo riguardava l’adozione di un’Agenda Strategica per il periodo 2024-2029. Il documento, che definisce gli orientamenti e gli obiettivi dell’UE, è stato redatto tenendo conto dei tre pilastri che il Presidente del Consiglio europeo uscente, Charles Michel, ha identificato nel corso dell’ultimo anno: Europa libera e democratica, Europa forte e sicura, Europa prospera e competitiva.

Il documento prende atto di un ambiente internazionale caratterizzato da competizione strategica, instabilità globale crescente e tentativi di minare l’ordine internazionale basato sulle regole, facendo riferimento esplicito in particolare all’invasione russa dell’Ucraina e alla situazione critica in Medio Oriente.

In relazione al punto dell’Europa “libera e democratica” si parla della necessità di salvaguardare i valori fondanti dell’UE e lo stato di diritto, così come di supportare in prima linea l’ordine legale internazionale e, in particolare, i principi stabiliti dalla carta dell’ONU.
L’importanza di un’Europa “forte e sicura” viene dichiarata alla luce di un “contesto geopolitico multipolare”, caratterizzato sempre più da logiche sempre più confrontazionali e transazionali, alla luce del quale si ambisce ad elevare l’Unione europea ad attore globale strategico. Necessario, da questo punto di vista, rafforzare le capacità di difesa dell’UE, attraverso l’incremento delle spese militari ma anche creando le condizioni favorevoli per un mercato della difesa europea ben integrato. Sottolineata anche l’importanza del processo di allargamento, descritto come un “investimento geostrategico” in pace, sicurezza, stabilità e prosperità, per quanto basato su un criterio meritocratico e su incentivi tangibili.

Il punto dell’allargamento è stato trattato durante il Consiglio europeo in relazione sia alla Moldova, la quale, così come l’Ucraina, il 25 giugno ha visto iniziare i negoziati di adesione con la prima conferenza intergovernativa, sia alla Georgia. In quest’ultimo caso, tuttavia, sono state espresse forti preoccupazioni alla luce della legge sugli agenti stranieri adottata dal governo di Tbilisi, la quale, secondo i leader europei, rappresenta un passo indietro rispetto alle raccomandazioni espresse dalla Commissione in relazione alla concessione dello status di Paese candidato. Il report finale del Consiglio invita esplicitamente il governo georgiano a chiarire le proprie intenzioni facendo marcia indietro su questo provvedimento, affermando che quest’ultimo costituisce di fatto un motivo di stop nell’ambito del processo di avvicinamento all’UE.

È ragionevole ritenere che la questione dell’allargamento, in relazione tanto all’Europa orientale e al Caucaso quanto ai Balcani occidentali, costituirà un dossier delicato nel corso del ciclo istituzionale in via di apertura, così come la necessità di dotare l’UE nel suo complesso di maggiori capacità di difesa e il tema di grande rilevanza dei rapporti con l’Ucraina nel contesto dell’invasione effettuata dalla Russia. Da questo punto di vista, la conferma di Von der Leyen e la nomina di Kaja Kallas costituiscono due punti di partenza nella definizione della postura europea in relazione a questi argomenti nel corso dei prossimi anni.

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