No one will be left behind, except Taiwan

Lo scorso 15 settembre il Ministro responsabile della Agenzia di stato taiwanese per la protezione ambientale, Lee Ying-yuan, ha presentato a New York, presso il loro Ufficio di Rappresentanza, la prima Voluntary National Review (VNR) di Taiwan, riguardante gli obiettivi che il paese si è impegnato a perseguire nel solco delle direttive poste dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata dall’ONU all’inizio del 2016.

No one will be left behind, except Taiwan - Geopolitica.info

Si tratta di obiettivi che il governo di Taipei intende realizzare, nonostante non figuri ufficialmente tra i governi impegnati a perseguire l’Agenda 2030 a motivo dell’ingiusto e assurdo ostracismo imposto all’ONU dalla Cina, ostile verso l’attuale amministrazione taiwanese democraticamente eletta nel 2016. Un ostracismo che confligge frontalmente sia con la realtà geopolitica  –  mai, infatti, l’Isola di Taiwan è stata sotto il controllo del regime comunista al potere a Pechino dall’ottobre 1949 – sia con i diritti di un intero popolo di 23 milioni di persone che, pur eleggendo liberamente le proprie istituzioni rappresentative di governo centrale e locale, rispettando i trattati internazionali, perseguendo politiche di pace e di generosa cooperazione allo sviluppo, si vede razzisticamente emarginato per prepotenti e odiosi diktat.

Sono passati circa due anni da quando i governi dei 193 Paesi membri dell’ONU hanno dato vita all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, che include 17 obiettivi generali che i paesi firmatari si sono impegnati a perseguire entro, appunto, il 2030. All’interno di questo progetto, uno degli strumenti previsti per il raggiungimento di tali obiettivi consiste nelle cosiddette VNR (Voluntary National Review), ossia documenti prodotti volontariamente dagli stati membri dell’ONU, volti a presentare i progressi e le politiche su attività come la lotta alla povertà, la lotta alla fame, l’educazione, la protezione ambientale e le politiche per l’ambiente, a livello nazionale e subnazionale.

Ad oggi 113 dei 193 paesi hanno presentato le proprie VNR al HLPF (High-Level Political Forum), ossia il Forum politico che ha sostituito nel 2013 la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, offrendo informazioni sulle proprie condizioni e sulle politiche volte a perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Così anche Taiwan ha presentato la sua  Voluntary National Review e, nel corso dell’evento al quale hanno partecipato numerosi Rappresentanti permanenti presso le NU, personalità politiche e parlamentari degli Stati Uniti e riconosciuti esperti delle materie trattate nel documento, Il Ministro Lee Ying-yuan ha sottolineato come Taiwan abbia implementato con successo politiche volte a perseguire i 17 goal e i 169 obiettivi previsti dall’Agenda 2030, presentandosi alla pari con gli altri paesi sviluppati del pianeta in termini di politiche per lo sviluppo umano, l’alimentazione, la salute, la formazione culturale e la parità di genere. Inoltre è stato ricordato come Taiwan abbia stabilito partnership, a livello globale, in termini di sviluppo delle attività agricole, della sanità pubblica, della scolarizzazione, della tutela ambientale, delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione, anche sostenendo, con generosi e concreti programmi di aiuto, gli sforzi di altri paesi – in Asia-Pacifico, America Latina e Africa –  su queste attività.

L’occasione è stata importante per mettere in luce il paradosso di Taiwan: un Paese aperto, libero e democratico, dove sono rispettati e promossi i diritti civili, politici, sociali e religiosi, economicamente, tecnologicamente e socialmente avanzato, impegnato su svariati fronti a livello internazionale ma ignorato dalle Nazioni Unite per le note ragioni di discriminazione puramente politica. Le quali Nazioni Unite – di cui, va ricordato, il governo della Repubblica di Cina è stato membro fondatore dal 1945 al 1971 – potrebbero e dovrebbero includere, per essere aderenti e coerenti alle proprie finalità statutarie, questa realtà nelle discussioni su obiettivi di interesse globale e negli organismi multilaterali specifici che sono preposti al contrasto delle malattie ed epidemie (AMS/OMS), alla prevenzione e repressione del terrorismo (Interpol), alla sicurezza aerea (ICAO).

Come ha ricordato il Ministro taiwanese degli Esteri, David Tawei Lee, in un articolo comparso su Taiwan Today lo scorso 5 settembre, e ripreso da molte testate in tutto il Mondo (in Italia, oltre a Geopolitica, anche dai quotidiani  “Il Messaggero” e  “Il Mattino“), le Nazioni Unite proclamano continuamente il loro impegno a favore dell’universalità dei propri principi fondativi e l’impegno a favore dei diritti umani: nel documento che ha dato vita all’Agenda 2030 l’universalità di questo progetto viene ribadita in ogni paragrafo e dichiarata esplicitamente dal quarto articolo dell’introduzione, che recita testualmente: “As we embark on this great collective journey, we pledge that no one will be left behind.Recognizing that the dignity of the human person is fundamental, we wish to see the Goals and targets met for all nations and peoples and for all segments of society.”

Parole inequivocabili che, tuttavia, suonano come una beffa se si guarda al trattamento riservato a Taiwan e ai suoi 23 milioni di cittadini, lasciati indietro o in disparte da una comunità internazionale ipocritamente sorda e prona agli ordini cinesi. Per cui la vicenda del VNR presentato a New York non è altro che l’ultimo capitolo di una storia costruita sulla ipocrisia, il cui principale artefice è il regime al potere in Cina. Un paese che non ha mai avuto de iure de facto il controllo di Taiwan e dei suoi abitanti, e che, con il suo peso politico ed economico, costringe l’ONU ad agire violando la sua stessa natura, ragion d’essere e finalità.

Suona dunque falsa la rivendicazione onusiana, ad ogni piè sospinto, del carattere universale dei propri progetti e programmi. Quanto bisognerà aspettare affinché qualcuno al Palazzo di Vetro cominci a fare i conti con queste intollerabili discriminazioni che rappresentano una vergognosa apartheid del XXI secolo?