La nuova giunta militare al governo in Niger sta cercando di stabilire nuovi rapporti a livello internazionale portando avanti una narrativa basata sulla decolonizzazione. Allo stesso tempo il Niger è importante per la lotta alle forze jihadiste presenti nella regione del Sahel e per le sue risorse energetiche. Questi elementi hanno fatto sì che nuovi attori come Russia, Cina e Turchia siano subentrati al vuoto lasciato da USA e Francia dopo che il nuovo governo ha cacciato le loro truppe militari e le loro compagnie energetiche. Anche a livello regionale il Niger ha rotto con il passato, abbandonando la comunità economica dell’Ecowas e creando una confederazione con Mali e Burkina Faso, anche loro governati da giunte militari.
A seguito del colpo di stato avvenuto a luglio del 2023 il Niger sta cambiando la sua configurazione politica interna ed internazionale. Una giunta militare guidata da Abdourahamane Tchiani ha preso il potere dopo aver destituito l’ex-presidente Bazoum. I militari hanno cambiato totalmente la posizione geopolitica dello stato africano: attraverso una narrativa fondata sull’orgoglio nazionale e sulla decolonizzazione hanno tagliato i legami che legavano lo stato alle potenze occidentali, in particolare Francia e Stati Uniti.
Nonostante si parli relativamente poco del Niger in occidente la sua rilevanza geopolitica continua ad aumentare, in particolare per due elementi: la lotta al terrorismo e l’energia. Infatti, il Niger si trova nel Sahel, una regione del continente africano appena più a sud del deserto del Sahara, caratterizzata da instabilità dovuta a continui scontri armati tra diversi attori statali e parastatali. In particolare, nel Sahel troviamo una grande presenza di organismi terroristici che hanno pervaso gli incubi dell’occidente per anni e che stanno diventando sempre più rilevanti nella regione: Al-Qaeda e ISIS. La presenza di queste cellule terroristiche ha portato Francia e USA ad instaurare una presenza militare fissa nel Niger negli anni passati. Tuttavia, questa presenza di militari occidentali è finita con l’instaurazione del nuovo governo, il quale ha sfrattato i due eserciti nel giro di poco tempo. Il 19 aprile 2024 a seguito di lunge negoziazioni ed un incontro tra il premier del governo di transizione nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine ed il segretario di stato USA gli Stati Uniti hanno accettato di andarsene dal Niger. Il tempo che è anche servito a Washington per cercare un altro Paese dell’Africa occidentale in cui spostare le sue operazioni. Invece, la Francia è stata costretta ad andarsene molto prima e con molta più velocità completato in appena 3 mesi nel dicembre 2023.
Tuttavia, non bisogna pensare che queste iniziative siano state una scelta unilaterale di un governo golpista, dato che ci sono state varie manifestazioni popolari nella capitale Niamey a favore del governo e della sua iniziativa basata su idee di decolonizzazione ed indipendenza. La popolazione nigerina considerava la presenza di truppe francesi e statunitensi come inefficace nella lotta ai terroristi e dannosa per le proprie istituzioni democratiche, per questo hanno preferito affidarsi ad un esercito nazionale in grado di difendere l’integrità del paese. Questa prospettiva così negativa nei confronti degli interventi stranieri è stata causata dalla poca collaborazione e dialogo con le istituzioni locali; infatti, l’esercito francese si era rifiutato più volte di condividere informazioni e logistica con la controparte nigerina. Allo stesso tempo la presenza di basi sul territorio non è mai stata votata in Parlamento e lo stato non ha mai ottenuto benefici economici in cambio dei permessi per costruire le basi –cosa che invece avviene in Ciad e Djibouti.
Il secondo punto di interesse geopolitico nel Niger risiede nelle sue vaste risorse energetiche, in particolare di uranio, di cui è uno dei principali produttori mondiali –ma sono anche presenti pozzi di petrolio e miniere d’oro. Un terzo delle centrali nucleari francesi nel 2022 è stato alimentato da uranio di provenienza nigerina, come anche un quarto delle centrali europee. Nonostante la ricchezza di materie prime però il Niger è uno dei paesi più poveri al mondo –con almeno il 44% della popolazione che vive sotto della soglia di povertà, una statistica che lo relega agli ultimi posti a livello globale. A questo punto la domanda sorge spontanea: com’è possibile che un paese così ricco di risorse si ritrovi con un livello così drammaticamente alto di povertà? Il nuovo governo ha posizionato la risposta negli accordi predatori ed impari firmati con le potenze occidentali per l’estrazione di materie prime. L’instaurazione del nuovo governo ha segnato un punto di svolta anche a livello della politica energetica: il gruppo francese Orano che si occupava dell’estrazione di uranio ed altre materie prime è stato sfrattato proprio come la controparte bellica, e le miniere sono state nazionalizzate.
A questo punto, il “vuoto” lasciato dai militari occidentali e dalle compagnie energetiche doveva pur essere colmato in qualche modo dal nuovo governo del Niger, ed è qui che entrano in gioco le nuove potenze mondiali interessate ad instaurare una loro presenza nel Sahel: Russia, Cina, e Turchia. Putin in particolare è riuscito a sfruttare il sentimento anti-coloniale sviluppatosi in Niger e giocare con questa retorica che rigetta le potenze occidentali, ottenendo un’amplificazione della propria influenza assicurandosi il permesso di schierare le proprie truppe nella Airbase 101, precedentemente occupata dagli statunitensi. Ma l’influenza russa non si limita al livello politico, bensì si estenda anche sul piano del consenso interno. La popolazione vede di buon occhio la loro presenza, infatti, il 12 maggio le strade di Niamey si sono riempite di partecipanti ad una manifestazione pro-Russia, in un mix di neo-patriottismo e spirito decolonizzatore che mostra il risentimento popolare nei confronti dell’ex-presidente Bazoum e della vecchia posizione pro-occidente adottata dalle élite politiche che risultava estremamente impopolare.
Ma l’incremento dell’influenza russa sulla politica nigerina non è solo causato dalla narrativa anticoloniale: i militari russi hanno fatto tesoro degli errori commessi da Francia e Stati Uniti. In primo luogo, i russi hanno reso partecipi dei loro obiettivi militari sia i politici che la popolazione, invitandoli a collaborare e fare proposte oltre che creare un programma di addestramento per la popolazione e fornire l’esercito nigerino con nuovi armamenti. Inoltre, la Russia ha speso molto per presentare la propria efficienza nella lotta al terrorismo, sponsorizzando i propri successi nelle operazioni antiterroristiche ma allo stesso tempo silenziando notizie meno positive. A seguito del colpo di stato l’informazione indipendente ha subito restrizioni sempre più stringenti, per esempio l’accesso al Niger a vari reporter stranieri è stato bloccato, insieme all’arresto di una giornalista e di un editore per le loro critiche al nuovo governo.
Anche la Turchia ha aumentato la sua influenza attraverso l’ambito militare, in particolare grazie alla vendita dei suoi armamenti, meno costosi e più semplicemente ottenibili dagli eserciti africani. La dimostrazione di questo nuovo legame è stata evidenziata dall’incontro tra il ministro della difesa nigerino e l’ambasciatore turco, conclusasi con l’annuncio del rafforzamento della cooperazione in materia di difesa con la Turchia. Le giunte militari al potere in Niger, Mali e Burkina Faso hanno comprato vari modelli di droni armati per combattere i gruppi jihadisti. Allo stesso tempo, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Osdh) ha segnalato la presenza di circa un migliaio di combattenti siriani in Niger. Questi mercenari fanno parte della Sadat, un gruppo paramilitare considerato come un esercito turco alternativo al servizio di Erdoğan, inviato in Niger per sorvegliare miniere e basi militari.
D’altro canto, l’influenza cinese sul Niger ha poco a che fare con l’ambito militare quanto più con economia ed infrastrutture. La Cina è particolarmente interessata alle riserve di uranio nigerine, e ha pagato 400 milioni di dollari per ottenere la licenza di estrazione degli idrocarburi e per l’esplorazione di un nuovo giacimento di uranio. Nel frattempo, la compagnia cinese Cncp costruirà a spese proprie un oleodotto attraverso il Niger fino al golfo di Guinea in cambio del 75% del greggio estratto. Tuttavia, il progetto di questo oleodotto ha rischiato di saltare a causa dei cattivi legami politici tra Niger e Benin, se non fosse stato per l’intervento dei diplomatici cinesi. Questo dimostra l’interesse che la Cina pone nel Niger sia dal punto di vista economico quanto nel creare un’immagine di attore politico internazionale efficace.
I problemi diplomatici tra Niger e Benin sono un chiaro esempio di come il nuovo governo di generali non sia del tutto ben accetto in alcuni Stati vicini; tuttavia, nel Sahel questo esempio di completa riconfigurazione geopolitica non è una novità. Mali e Burkina Faso, proprio come Niger, di recente hanno subito dei cambi di governo a seguito di colpi di stato militari con caratteristiche e narrative simili a quelle che hanno determinato la destituzione di Bazoum. I tre Stati saheliani hanno dei punti in comune nel focus sulla sicurezza e nella narrativa de-colonizzatrice e antioccidentale, questo perché i tre paesi condividono un passato coloniale molto simile ma anche gli stessi problemi attuali di lotta al terrorismo. Questa nuova intesa tra i tre nuovi governi li ha portati a posizionarsi in rottura rispetto al passato, facendo un passo indietro dal G5 Sahel, una coalizione militare nata per contrastare le forze jihadiste che comprendeva anche Ciad e Mauritania, insieme all’uscita dall’ Ecowas (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) perché ritenuta come “sottoposta alle potenze straniere” da cui cercano di liberarsi –l’organizzazione aveva infatti imposto sanzioni pesantissime contro il Niger a seguito del colpo di stato, esacerbando la situazione economica già complessa del paese.
Forti di questa svolta, i tre paesi hanno annunciato la fondazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), un’iniziativa militare e diplomatica, che intende garantire indipendenza ai tre Paesi rispetto ad organismi regionali come l’Ecowas o internazionali, creando anche nuovi accordi per uno sviluppo economico senza tasse di dogana tra i tre paesi. La mossa di creare una propria alleanza in diretta competizione con l’Ecowas è molto rischiosa; tuttavia, potrebbe portare dei benefici ai tre paesi, e sicuramente la loro uscita dalla comunità economica ha indebolito la sua immagine internazionale e regionale. Infatti, come racconta Ahmed Jazbha, professore di politica all’Università del Sud Africa, l’Ecowas non è riuscito ad ottenere i suoi obiettivi di integrazione regionale e sicurezza a livello militare ed economico, per questo è considerato inefficace dalle popolazioni civili.
Non bisogna pensare che la nuova posizione del Niger sia semplicemente isolazionista, al contrario il nuovo governo ha grande interesse nella cooperazione internazionale; tuttavia, questi rapporti devono essere equi e trasparenti, con il fine di aiutare la popolazione in Niger, che da anni vive in condizioni economiche drammatiche e un ambiente rischioso e violento, tutto questo nel disinteresse della maggior parte dei governi mondiali. Il nuovo governo sta cercando di stabilire nuovi rapporti di forza a livello internazionale e regionale, alleandosi con attori che, almeno all’apparenza, sembrano avere interessi comuni; questo non coincide necessariamente con il rifiuto di ogni legame con l’occidente, e la riprova di ciò possiamo trovarla proprio con l’Italia, infatti i contingenti italiano e tedesco proseguono l’attività di addestramento delle truppe nigerine anche a seguito del colpo di stato, e con il benestare del governo, che non rifiuta l’aiuto esterno se lo ritiene “sincero.”

