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TematicheItalia ed EuropaNext Generation EU: parliamo di parità di genere

Next Generation EU: parliamo di parità di genere

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Secondo un recente studio richiesto dalla Commissione FEMM del Parlamento europeo sugli effetti di genere del Covid-19, gli impatti economici e sociali della crisi del nuovo Coronavirus ricadono maggiormente sulle donne. Come affermato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il 37% dei fondi dello strumento europeo di ripresa Next Generation EU sarà devoluto alla lotta contro il cambiamento climatico e il 20% verrà destinato alla transizione digitale. Sono entrambi settori estremamente importanti, ma in cui le donne sono sottorappresentate: secondo la pubblicazione della Commissione europea “She figures 2018” solo il 36% dei laureati nel settore STEM sono donne. La campagna europea halfofit si impegna al fine di rendere l’empowerment femminile una delle priorità del NGEU, chiedendo di destinare il 50% dei fondi europei alle donne. 

Impatto di genere del Covid-19

Il Covid-19 – come altre epidemie in precedenza – contagia e colpisce uomini, donne e altri generi non binari in modo differente. Sebbene gli indicatori suggeriscano che vi sono più decessi di uomini che di donne a causa delle infezioni da nuovo Coronavirus, l’impatto a breve e lungo termine degli effetti socio-economici del Covid-19 ricade in misura sproporzionata sulle donne.

Secondo lo studio della Commissione FEMM, prima del Covid-19 in un nucleo familiare composto da due coppie eterosessuali le donne svolgevano lavoro domestico non pagato da due a dieci volte in più rispetto agli uomini. Questi lavori domestici possono includere le pulizie, la cura dei figli, la cura dei parenti più anziani, l’organizzazione dei tempi e attività dei famigliari, fare la spesa e cucinare. Lo studio rivela che durante la pandemia il tempo dedicato dalle donne alle faccende domestiche è aumentato considerevolmente, soprattutto con l’arrivo del lockdown e con la chiusura delle scuole e strutture infantili. L’indagine realizzata a maggio 2020 dal Boston Consulting Group mostra come durante il primo lockdown, nonostante un maggiore aumento proporzionale di ore settimanali dedicate alla cura della casa da parte degli uomini, le donne abbiano continuato ad occuparsi maggiormente delle faccende domestiche. In particolare, le donne hanno svolto lavori domestici non pagati per 15 ore in più a settimana rispetto agli uomini. Lo studio della Commissione FEMM suggerisce che ciò potrebbe essere causato dalla persistenza di stereotipi di genere radicati nella società, dalla struttura dell’occupazione lavorativa delle donne, generalmente più flessibile, e a causa della diseguaglianza nel salario – il divario retributivo medio di genere in Europa è del 14,8% secondo i dati Eurostat 2018 – che rende più sensato dal punto di vista economico che sia la donna, nella maggior parte dei casi, a ridurre il suo lavoro salariato al fine di assicurare la continuità dei lavori domestici non pagati.

L’emancipazione economica delle donne inoltre continua a subire effetti negativi poiché i settori che più sono stati colpiti dalla crisi del Covid-19 – il settore alberghiero, del turismo e quello manifatturiero – hanno un’alta rappresentanza di forza lavoro femminile. Ciò comporta un rischio maggiore di riduzione delle ore lavorative, di riduzione del salario e di disoccupazione per le donne, come si evince dalla valutazione effettuata a riguardo a maggio 2020 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Risposta del Governo italiano

L’Italia è il primo paese beneficiario dello strumento europeo di ripresa Next Generation EU, che assegna al nostro paese un totale di circa 209 miliardi di euro. La recente bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo italiano traccia gli obiettivi, gli investimenti, l’attuazione e il monitoraggio dell’utilizzo di questi fondi. Essa è divisa in sei differenti missioni principali, e la quinta di queste missioni è rappresentata da “parità di genere, coesione sociale e territoriale”. A tale missione sono dedicati circa 17 miliardi di euro. Tuttavia, come si evince dal testo della bozza, i 17,1 miliardi in realtà non sono destinati solamente alle iniziative per parità di genere, ma anche alle iniziative di coesione sociale e territoriale. Di questi 17 miliardi, solo 4,2 sono mirati alla parità di genere. Il resto è diviso fra le voci «giovani e politiche del lavoro», «vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore» e «interventi speciali di coesione territoriale».

Halfofit: come raggiungere l’effettiva parità di genere?

La pandemia ha evidenziato problemi strutturali che erano già presenti nelle nostre società, come il lavoro femminile precario e il divario retributivo di genere, rendendo ancora più svantaggiosa la condizione economica delle donne nel nostro paese e in tutta Europa. Per questo è nata halfofit, la campagna europea lanciata dai Verdi europei, tramite l’eurodeputata Alexandra Geese, che ha l’obiettivo di destinare esattamente la metà dei fondi di Next Generation EUalle donne. In Italia, Halfofit – Donne per la salvezza è portata avanti grazie a una grande mobilitazione di movimenti ed associazioni femminili e femministe, appelli sottoscritti da cittadine e cittadini e webinar organizzati con la partecipazione di personalità importanti per riflettere sul tema e comprendere come investire al meglio i fondi europei ai fini di favorire l’occupazione femminile. Innanzitutto, i sostenitori di halfofit credono che 4,2 miliardi non siano sufficienti. Veronica De Romanis, economista e docente presso l’Università Luiss, ritiene che la parità di genere non riceva il focus che merita all’interno della bozza del governo: “Vi deve essere una missione dedicata solo all’occupazione femminile, con attività specifiche”. Un altro degli obiettivi principali di halfofit è quello di sostenere tutte le categorie di donne ed essere il più inclusivi possibili, come ha ricordato la Senatrice Emma Bonino in uno dei primi incontri webinar della campagna europea: “Non possiamo non occuparci della questione immigrate nel nostro paese, non possiamo occuparci solo di noi stesse”.

Vi è un’idea condivisa tra i sostenitori di halfofit sul fatto che sia giunto il momento di impiegare più risorse a favore della parità di genere, investendo nella cura, nell’educazione e nelle aziende ai fini di incentivare le assunzioni femminili. Tuttavia, come l’economista Tito Boeri ricorda, le risorse non sono sufficienti se non vi è un’attuazione corretta e c’è il timore che alcuni dei progetti del NGEU possano non essere portati a termine. I fautori della campagna europea ritengono necessario creare misure concrete per poter effettivamente implementare tali progetti e considerano essenziale che nelle sedi decisionali donne e uomini siano presenti a pari titolo.

L’eurodeputata Geese sottolinea l’importanza di riconsiderare il lavoro e di investire in infrastrutture sociali che permettano alle donne di lavorare in modo equamente retribuito, senza essere costrette a dedicare la maggior parte del loro tempo al lavoro di cura non salariato: “Una donna su due non lavora, ma non amo questa espressione perché tutte le donne lavorano. Lavorano nell’assistenza di anziani, di disabili, nella cura dei figli, cura domestica ecc. Questo lavoro deve essere conteggiato nel PIL.”

I sostenitori e ideatori di halfofit ritengono che più donne nel mercato del lavoro significhi più crescita, più ricchezza e meno diseguaglianza per tutte e tutti. Essi reputano che non si tratti solamente di una questione di quote, ma anche di supporto e rappresentanza di metà della popolazione. Secondo loro si finirebbe così per raggiungere una situazione win-win, in cui nessuno viene danneggiato. Per queste ragioni, halfofit si impegna per far sì che la metà dei fondi del Next Generation EU venga effettivamente destinata alle donne e alla loro giusta inclusione nel mondo del lavoro.

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