Nepal: una costituzione contesa

L’adozione di una carta costituzionale, è al centro dell’agenda politica nepalese sin dal 2008, anno in cui fu eletta la prima assemblea costituente. Le divergenze tra le forze politiche vincolano il paese a una costituzione ad interim anacronistica che difficilmente verrà sostituita nei tempi stabiliti (22 gennaio 2015). La situazione è inoltre resa più complessa dalle interferenze di Cina e India che cercano di modellare il futuro ordinamento del paese himalayano secondo le loro esigenze.

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Nel 2007 in Nepal, in seguito all’adozione del Comprehensive Peace Accord (CPA), intesa che nel 2006 chiuse 10 anni di rivolta maoista, è stato avviato un processo di radicale trasformazione del paese.

Con quella data si segna il passaggio dello stato nepalese da monarchia costituzionale a repubblica federale attraverso l’instaurazione di una costituzione ad interim che, nella testa degli idiatori, doveva accompagnare il paese in una fase di transizione più breve possibile.

Ma la realtà dei fatti è stata bene diversa, con le forze politiche incapaci di creare una carta costituzionale che fosse in grado di rispecchiare l’intento di porre fine a qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle comunità marginalizzate attraverso la concessione di diritti e la loro inclusione nella vita politica del paese.

Il primo tentativo di creare una carta costituzionale, accettata dalle compagini politiche e dalla popolazione, si concluse nel maggio del 2012, quanto la prima assemblea costituente fu sciolta a causa dell’incapacità di raggiungere un consensus sulla bozza costituzionale.

Nel Novembre del 2013, nuove elezioni diedero vita ad una seconda assemblea costituente nella quale il Partito del Congresso Nepalese (NC) conservatore ed il Partito marxista-leninista Comunista del Nepal Unificato (CPN-UML) eclissarono il Partito Unificato Comunista Maoista (UCPN-M) e formarono una coalizione che fu in grado di alleviare solo temporaneamente lo stallo in cui il paese versava. Ma, anche questa seconda assemblea costituente, facendo registrare solo progressi parziali e oltretutto riguardanti minor issues sembra incapace di risolvere il problema.

Nonostante ciò, le forze politiche nazionali si sono pubblicamente impegnate a fornire una costituzione entro il 22 gennaio 2015, data che sembra estremamente difficile possa essere rispettata vista l’attuale paralisi in cui versa il processo di drafting costituzionale.

Il problema principale è strettamente legato al panorama politico frammentato presente nel paese, che rende impossibile il raggiungimento di un consensus e vanifica i notevoli progressi fatti sule tema della pace e dell’inclusione politica.

Sebbene si ponga l’attenzione soprattutto sulla tipologia di stato federale da creare l’empasse attuale è strettamente legata ad almeno quattro questioni che vengono dibattute e dividono le parti rappresentate nell’assemblea costituente; le modalità di ristrutturazione dello stato, la forma di governo, il sistema elettorale ed il sistema giudiziario.

NC e CPN-UML vogliono uno stato centralizzato con al massimo sette province, un sistema parlamentare, un sistema elettorale britannico (first past the post elections) ed una corte suprema. UCPN-M vuole un governo decentrato composto da dieci-quattordici province, un esecutivo eletto direttamente, rappresentanza proporzionale alle elezioni ed una corte costituzionale. Inoltre NC e CPN-UML vogliono che la costituzione venga approvata nell’Assemblea Costituente attraverso la maggioranza dei voti, mentre l’UCPN-M vuole un accordo basato su consensus.

A rendere ancor più complessa la questione, anche le interferenze messe in atto da Cina ed India. Questi due colossi regionali, seppure abbiano ripetuto, più volte e pubblicamente, la loro volontà di non interferire in nessun modo con gli affari interni del paese himalayano, sono attivi in una competizione che ha come obiettivo il tentativo di indirizzare il processo distesura costituzionale secondo la modalità più confacente ai loro interessi.

Vale la pena ricordare come la mancanza di una cooperazione costruttiva con questi due attori regionali fu, in aggiunta alla già citata incapacità di raggiungere un accordo tra i partiti nazionali sulla bozza costituzionale, alla base del fallimento dell’azione della prima assemblea costituente sciolta nel maggio del 2012.

Attualmente, entrambi i paesi vogliono che il Nepal si doti di una struttura federale sorretta da un potere centrale forte, in grado di semplificare loro la vita e velocizzare il raggiungimento dei loro interessi vitali nell’area. Tra questi sicuramente ha un ruolo di primissimo piano il mantenimento di un livello di sicurezza accettabile nella aree di confine.

Ognuno naturalmente ha la “sua soluzione” dettata dalle specificità che caratterizzano i rapporti con Kathmandu.

L’India, che condivide con il Nepal un confine aperto e mal regolato, suggerisce una forma di federalismo su base etnica che le consenta di far valere il suo peso nelle questioni nazionali attraverso l’operato dei partiti regionali del Madesh-Terai. In quest’area, conosciuta anche con il nome di southernbelt nepalese, Nuova Delhi vuole una o al massimo due province. Va ricordato che in questo preciso momento storico l’India, che con la nomina di Modi ha iniziato a trattare con il Nepal anche da un punto di vista politico, ha sicuramente un’enorme influenza nella politica interna del paese, basti pensare che il Nepal dipende per un percentuale superiore all’80% da importazioni indiane.

La Cina, dal canto suo, ha consigliato ai suoi referenti politici interni di approfondire la discussione sul tema del federalismo, soprattutto in riferimento alle relazione tra centro e periferia. Secondo Pechino un federalismo su base etnica nel contesto nepalese potrebbe portare alla disintegrazione del paese e, soprattutto, unica loro reale preoccupazione, far esplodere il problema della sicurezza nell’area tibetana.

A pochi giorni dal 2015, la carta costituzionale (la sesta in 65 anni di storia) rappresenta la conditiosine qua non per considerare concluso, quantomeno da un punto di vista istituzionale, il processo di trasformazione del paese che si auspica possa finalmente condurre il Nepal in una nuova fase storica, nella quale sarà capace di sfruttare a pieno le immense potenzialità e ridurre la dipendenza, non sono da un punto di vista energetico, dall’estero.