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La NATO e il vantaggio tecnologico: pubblicata la prima strategia per l’IA

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Lo scorso 21 ottobre, durante la ministeriale Difesa, la NATO ha pubblicato la sua prima strategia per l’Intelligenza Artificiale, riconosciuta come una delle sette tecnologie emergenti e dirompenti (EDT) che avranno un impatto cruciale sulla stabilità e interoperabilità alleata. L’interesse dell’Alleanza Atlantica per le EDT – e più in generale per il mantenimento del proprio vantaggio tecnologico – è stato pienamente visibile negli ultimi anni soprattutto con il lancio dell’iniziativa NATO 2030 voluta dal Segretario Generale Stoltenberg.

La strada verso Madrid

Come ulteriore step del processo di adattamento al nuovo ambiente di sicurezza e alle nuove sfide da affrontare, l’Alleanza Atlantica tra il 2018 e il 2019 – prima con la pubblicazione della NATO Science & Technology Strategy (aggiornamento di quella del 2013) e poi con il Summit di Londra – ha mostrato una crescente attenzione nei confronti delle emerging & disruptive technologies, considerate fondamentali per il mantenimento del proprio vantaggio tecnologico. La vera svolta, però, è arrivata con l’iniziativa NATO 2030, la riflessione strategica lanciata da Stoltenberg nel giugno del 2020 con il fine di rendere l’Alleanza più globale, più coesa e più forte a livello militare. In particolare, attraverso la pubblicazione del report NATO 2030: United for a New Era, si è riconosciuto il profondo impatto di tali tecnologie sulla sicurezza alleata. Nel documento, infatti, si legge che le EDT “rappresentano sia una sfida fondamentale sia – se sfruttate correttamente – un’opportunità per la NATO”. Da un lato, permettere agli avversari di ottenere un vantaggio competitivo rischierebbe di minare la coesione dell’Alleanza compromettendo anche l’interoperabilità. Dall’altro lato, queste nuove tecnologie (big data, intelligenza artificiale, autonomia, tecnologie quantistiche, tecnologie spaziali, biotecnologie e human enhancement, tecnologie ipersoniche) offrono opportunità storiche in termini di vantaggio strategico, dalla gestione di nuovi tipi di conflitti alla condivisione ed analisi dei dati in tempi minori.

Nel luglio del 2020, come naturale conseguenza dell’iniziativa NATO 2030, Stoltenberg ha deciso di istituire l’Advisory Group on Emerging and Disruptive Technologies: un gruppo composto da 12 esperti appartenenti al settore privato e a quello dell’accademia con lo scopo di fornire consulenza al NATO Innovation Board sull’adozione di nuove tecnologie. Qualche mese più tardi, l’Advisory Group ha pubblicato il suo primo rapporto annuale fornendo quattro raccomandazioni chiave per l’Alleanza: migliorare l’alfabetizzazione tecnologica in tutta l’Organizzazione; creare una rete di Centri di Innovazione; progettare e facilitare nuovi meccanismi di finanziamento per l’innovazione con enti del settore privato e creare vere e proprie partnership con il settore industriale ed accademico.

I passi in avanti: DIANA e NATO Innovation Fund 

Ulteriori passi in avanti sono stati fatti al Summit di Bruxelles del 2021 durante il quale i capi di Stato e di Governo dei trenta Paesi alleati hanno deciso di supportare la cooperazione e lo sviluppo tecnologico mediante la creazione di due nuove strutture seguendo l’Emerging and Disruptive Technology Implementation Roadmap approvata a Londra due anni prima: il Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (DIANA) e il NATO Innovation Fund – due strumenti cruciali per garantire e mantenere il vantaggio tecnologico.

DIANA – immaginato sulla falsariga della DARPA – sarà fondamentale per lo sviluppo di applicazioni nel campo delle EDT e funzionale alla creazione di un network civile-militare utile alla crescita delle startup e del più ampio tessuto tecnologico dell’Alleanza. Inizialmente l’operatività era stata prevista nel 2023, tuttavia, durante una delle ultime ministeriali Difesa, gli alleati hanno concordato la sua piena attività – e quella del NATO Innovation Fund – entro il Summit di Madrid. Secondo quanto reso noto, DIANA avrà una dotazione iniziale di circa 70 milioni annui. Il NATO Innovation Fund, invece, sarà lo strumento chiave che consentirà investimenti per un valore di 1 miliardo di euro in tecnologie duali e/o dirompenti considerate rilevanti per la sicurezza alleata. Faciliterà, inoltre, una più stretta cooperazione con le imprese impegnate nel settore dello sviluppo tecnologico.

Il contenuto del documento strategico

Lo scorso 21 ottobre, durante la ministeriale Difesa, la NATO ha adottato la prima strategia per l’Intelligenza Artificiale all’interno della quale viene delineata la sua applicazione per la difesa e la sicurezza in modo “protetto ed etico”. L’IA – come già detto – è una delle tecnologie a cui gli alleati hanno dato la priorità per la propria sicurezza e stabilità. Di tutte le EDT però, è nota per essere la più pervasiva soprattutto se combinata con altre come i big data, l’autonomia o le biotecnologie. Secondo quanto stabilito nel documento, infatti, è probabile che l’IA influenzerà l’intero spettro delle attività intraprese dall’Alleanza a supporto dei suoi tre core tasks: difesa collettiva, gestione delle crisi e sicurezza cooperativa. 

Quattro sono gli obiettivi fondamentali della strategia:

1. Fornire una base per la NATO per dare l’esempio e incoraggiare lo sviluppo e l’uso dell’IA in modo responsabile per scopi di difesa e sicurezza;

2. accelerare ed integrare l’adozione dell’IA nello sviluppo e nella fornitura di capacità, migliorando l’interoperabilità alleata;

3. proteggere e monitorare le tecnologie che sfruttano l’IA e la capacità di ricerca e sviluppo;

4. identificare e salvaguardare gli alleati dalle minacce derivanti dall’uso “dannoso” dell’IA da parte di attori statali e non statali.

Per un uso corretto e responsabile dell’IA, l’Alleanza ha stabilito una serie di principi che – come si legge nel documento – “aiuteranno a guidare i nostri sforzi transatlantici in conformità con il diritto internazionale e con le nostre norme e valori”. Infatti, i principi di uso responsabile approvati dagli alleati si basano su impegni etici, legali e politici esistenti in base ai quali la NATO ha “storicamente operato e continuerà ad operare”. È interessante sottolineare, inoltre, come il documento strategico non voglia sostituirsi ad obblighi ed impegni esistenti – siano essi nazionali o internazionali – ma piuttosto si impegna a fornire coerenza agli alleati per un’interoperabilità più efficace. Tali principi sono:

  • Legalità: i sistemi IA saranno sviluppati e utilizzati in conformità con il diritto nazionale ed internazionale.
  • Responsabilità: i sistemi IA saranno sviluppati e utilizzati con adeguati livelli di giudizio e cura.
  • Spiegabilità e tracciabilità: i sistemi IA saranno adeguatamente comprensibili e trasparenti, anche attraverso l’uso di metodologie, fonti e procedure di revisione. Ciò include meccanismi di verifica, valutazione e convalida a livello NATO e/o nazionale.
  • Affidabilità: i sistemi IA avranno casi d’uso ben definiti. La sicurezza, la protezione e la solidità di tali capacità saranno soggette a test durante l’intero ciclo di vita.
  • Governabilità: i sistemi IA saranno sviluppati e utilizzati in base alle funzioni previste e consentiranno un’adeguata interazione uomo-macchina; la capacità di rilevare ed evitare conseguenze indesiderate e la capacità di adottare misure efficaci quando tali sistemi non dimostrano un comportamento adeguato.
  • Mitigazione dei bias: saranno adottate misure proattive per ridurre al minimo qualsiasi bias non intenzionale nello sviluppo e nell’uso di sistemi IA.

Fino ad ora la NATO ha rispettato alla lettera le tappe previste dalla roadmap approvata a Londra; la pubblicazione della strategia per l’IA ne è una chiara prova. I prossimi step prevedono piani e strategie specifiche per ogni singola tecnologia considerata fondamentale per il mantenimento del vantaggio tecnologico. L’attesa adesso è tutta rivolta verso il Summit di Madrid – previsto per giugno – quando l’Alleanza rilascerà il nuovo Concetto Strategico, documento che dovrà rispecchiare il mutato contesto securitario e le nuove priorità della NATO all’interno delle quali le EDT si inseriscono a pieno titolo.

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