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RubricheFaro AtlanticoIl report annuale della NATO

Il report annuale della NATO

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In un mondo più competitivo e pericoloso, la NATO continua a fare qualunque cosa sia necessaria per mantenere i popoli, le nazioni e i valori degli stati membri al sicuro. Così il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha dipinto, nel report annuale dell’Alleanza Atlantica del 2021, il mondo attuale, un quadro in cui la pennellata più recente è stata data dalla Russia di Putin. Nel report anche le lezioni apprese dalle missioni in Afghanistan e i principali impegni dell’Alleanza Transatlantica.

Articolo precedentemente pubblicato nel ventiseiesimo numero della newsletter “A Stelle e Strisce”. Iscriviti qui

In un mondo più competitivo e pericoloso, la NATO continua a fare qualunque cosa sia necessaria per mantenere i popoli, le nazioni e i valori degli stati membri al sicuro. Queste le parole con cui il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha dipinto, nel report annuale dell’Alleanza Atlantica del 2021, il mondo attuale, un quadro in cui la pennellata più recente è stata data dalla Russia di Putin. Il Segretario dell’Alleanza Transatlantica ha continuato nella sua lettera d’apertura dichiarando che Putin non ha intenzione di limitare le sue mire all’Ucraina. Tra gli obiettivi di Putin, vi è arrestare l’allargamento della NATO e ottenere il ritiro delle truppe e degli armamenti dei Paesi membri presenti nei territori degli stati unitisi alla NATO dopo il 1997. Se tali interessi non sono propriamente nuovi, l’elemento di novità risiede nel fatto che, per la prima volta nel febbraio 2022, Pechino si è schierata con Mosca nella contestazione ai valori occidentali.

Il messaggio è stato riecheggiato anche durante la conferenza stampa di presentazione del report. Stoltenberg ha aperto il suo discorso con un riferimento agli attuali sviluppi in Ucraina. Negli ultimi mesi l’ambiente securitario è mutato, peggiorando sensibilmente con l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, negli anni, la NATO ha addestrato diecimila soldati ucraini, fornendo equipaggiamento militare e supportando le riforme. Pertanto, le truppe ucraine sono adesso più forti mentre quelle russe si stanno presumibilmente riposizionando per rafforzare l’offensiva nelle aree del Donbas, nonostante le recenti dichiarazioni secondo cui un ridimensionamento delle truppe russe in Ucraina sarebbe prossimo. Il Segretario Generale ha altresì ribadito come l’Alleanza avesse più volte avvertito che l’invasione della Russia a discapito dell’Ucraina era prossima, ragion per cui i Paesi alleati si sono preparati al peggio ma hanno anche lavorato duramente per il meglio, tentando di ricostruire canali di comunicazione con la Russia. A ciò, Mosca ha risposto con rifiuti ripetuti fino a recidere i legami diplomatici costruiti nel tempo.

A destare particolare preoccupazione è anche il blocco dei porti che Mosca sta perpetrando contro Kiev. L’area del Mar Nero è di grande importanza strategica per la NATO, non a caso uno dei compiti principali dell’Alleanza è rafforzare la sua postura marittima nella regione. Attualmente, però, il blocco dei porti ucraini, cruciali per l’esportazione di cereali e grano, sta creando criticità che a partire dall’Ucraina si riverberano nel resto del mondo, causando un aumento dei prezzi degli alimenti. L’Alleanza, ha precisato il Segretario Generale, continua a monitorare la situazione nel Mar Nero, lavorando perché il blocco cessi. Tutto quello che può fare la NATO, tuttavia, non esula da quello che deve fare la Russia, ossia porre fine a questa guerra senza senso, ritirare tutte le sue truppe e ingaggiare in colloqui in buona fede, ha chiosato il Segretario Generale.

Il rapporto con la Russia nel report

In seguito alla fine della Guerra Fredda, l’Alleanza Atlantica si è impegnata per creare una partnership strategica che fosse favorevole anche alla Russia al fine di instaurare canali di comunicazione nei settori di interesse. I tentativi di cooperazione sono durati per circa 30 anni, questi anni hanno visto iniziative importanti quali la firma del NATO – Russia Founding Act nel 1997 e la creazione del Consiglio NATO – Russia nel 2002, nato principalmente come forum di dialogo e cooperazione per le parti.

Ciò nonostante, il rapporto tra NATO e Russia si è deteriorato principalmente per due ordini di fattori: la politica estera aggressiva russa e la percezione della vocazione offensiva del processo di allargamento NATO, e la diversificazione delle posizioni degli stati membri che si sono differenziate sempre di più di fronte alla postura russa. Di questa diversificazione si è principalmente avvantaggiato il Cremlino che ha a lungo giocato sulle divisioni europee. Il punto di cesura è stato il 2014, anno dell’annessione della Crimea da parte della Russia che ha comportato la fine della cooperazione tra NATO e Russia, la fine del “business as usual”. La Russia, negli anni, ha perpetrato attività militari, convenzionali e ibride, lungo i confini della NATO e, in particolare, presso i confini dell’Ucraina. Si è tendenzialmente trattato di esercitazioni non annunciate e su larga scala come, ad esempio, Zapad nel 2021, contravvenendo alle obbligazioni internazionali discendenti dal Documento di Vienna. Ciò nonostante, le vie di comunicazione come il Consiglio NATO – Russia sono rimaste aperte per discutere i temi di sicurezza internazionale e incrementare trasparenza e affidabilità delle relazioni. Anche nel 2021 la NATO aveva continuato nel cosiddetto approccio dual-track con la Russia: difesa e dialogo. Al contrario, la Russia ha deciso di serrare i legati sospendendo le operazioni nei fora NATO, tra cui la sospensione delle attività dell’ufficiale di liason NATO in missione a Mosca. E pure l’aumento della complessità del dialogo non è equivalso a una completa rottura tra NATO e Russia. Il Segretario Generale Stoltenberg, infatti, ha incontrato il Ministro degli Esteri russo Lavrov nel settembre 2021, a margine della 76esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tra i temi trattati, figuravano anche l’aggressività in Ucraina e la situazione in Afghanistan.

Nonostante la globalizzazione e la crescente interdipendenza tra gli attori del sistema internazionale, la geografia non è stata superata. Gli attori intrappolati nella terra ferma, una volta espanse le proprie ambizioni, necessitano e quindi cercano uno sbocco al mare. Quegli spazi che ne permettono l’accesso acquisiscono un interesse strategico che non avrebbero se non avessero una vocazione marittima. Che lo spazio sia una posta in gioco per le grandi potenze in quanto sfera di influenza è un elemento comune e ricorrente nella storia. La ricerca dello spazio è storicamente associata alla Germania di Hitler, ma qualcosa di simile è stato perpetrato dalla Federazione Russa dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Esisteva un estero geograficamente e culturalmente vicino in cui la Russia continuava a riconoscere la sua naturale sfera di influenza. Paesi come gli Stati Uniti e le Repubbliche Baltiche concordano che tale strategia muova, oggi come allora, il Cremlino.

Le sfere d’influenza, per definizione, godono di un carattere ambivalente perché servono a difesa della grande potenza e, al contempo, sono terreno di aggressività da parte della grande potenza che deve espandersi oltre i propri confini per assicurare la sicurezza dei suoi confini stessi. Insomma, la migliore difesa è l’attacco. Per lo stato che si ritrova sfera d’influenza le limitazioni alla sovranità sono svariate. Dunque, per costituzione, le sfere di influenza sono luoghi di attrito tra gli attori del sistema internazionale perché ciascun attore cercherà di espandere la propria zona d’influenza per assicurarsi maggiore sicurezza e, così facendo, sconfinerà nella sfera d’influenza, anche potenziale, dell’altro attore. E il conflitto maturerà. Nonostante il carattere difensivo dell’Alleanza Transatlantica, alla fine della guerra fredda l’allargamento della NATO, dal punto di vista della Russia, è stato un allargamento a suo discapito e questa rimane tuttora una percezione significativa. È stato uno dei primi, se non il primo, motivo di attrito tra la NATO e la Russia, non appena questa ha ricostituito parte del suo potere. Paesi come Georgia, Ucraina e Bielorussia sono tornati in prima linea.

Una NATO sempre più forte

Poiché l’era della nuova sicurezza globale sarà contrassegnata da sfide tra i difensori dell’ordine internazionale, da cui dipendono pace e prosperità, e gli stati revisionisti che mirano a ridisegnarne i tratti, America del Nord e Unione Europea devono rimanere unite e lavorare all’interno di una NATO forte.

Il report descrive i passi intrapresi per una NATO forte così come è stato stabilito a Brussels nel giugno 2021. Sin dallo scorso autunno, la NATO aveva intrapreso provvedimenti per migliorare la prontezza delle forze schierate nel fianco orientale dell’Alleanza. Allo stesso modo, il meeting previsto per giugno a Madrid di quest’anno serve a rafforzare l’impegno degli stati membri assunti in ambito NATO 2030 e modernizzare l’Alleanza Transatlantica per il futuro, il che implica aumentare il potere di deterrenza nel lungo termine, migliorare la postura di difesa nonché aumentare la prontezza delle truppe. L’Alleanza intende altresì lavorare per la resilienza delle infrastrutture critiche e l’innovazione al fine di mantenere la superiorità tecnologica, lanciando l’iniziativa Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic e l’Innovation Fund.

Bilanci positivi nel report

Il 2021 è stato anche il settimo anno consecutivo di crescita della spesa militare per gli stati membri europei e il Canada. L’aumento della spesa è equivalso a circa 270 miliardi di dollari, 3.1% in più sin dal 2014, anno in cui si è tenuto il vertice in Galles in occasione del quale i Paesi alleati si sono impegnati a investire maggiormente nella difesa collettiva. Il Segretario Generale ha inoltre sottolineato come gli alleati si siano ulteriormente attivati per incrementare le spese militari, come annunciato da diversi stati membri. Questo, ha chiosato il Segretario Generale, è un investimento anche per il legame che unisce l’America del Nord e gli alleati europei.

Il report ha inevitabilmente trattato il ritiro, nell’agosto 2021, dalla missione Resolute Support in Afghanistan. Secondo le stime fornite da Stoltenberg, gli alleati – a seguito del rapido collasso della leadership politica e militare afgana – sono riusciti a evacuare più di 120mila persone in 3 settimane. Circa 2mila afgani che avevano precedentemente lavorato a supporto delle missioni NATO sono già stati ricollocati nei Paesi alleati. Le lezioni che la NATO deve aver imparato dall’Afghanistan, ha rassicurato il Segretario Generale, plasmeranno le risposte future dell’Alleanza a situazioni di crisi.

La NATO continua a impegnarsi nello sviluppo del dialogo politico e delle consultazioni tra gli alleati per raggiungere il consenso rispetto a questioni securitarie quali il controllo degli armamenti ma anche il cambiamento climatico. Rimane ferreo l’impegno alla difesa collettiva contro tutte le minacce. Altrettanto saldo è il proposito di destinare il 2% del GDP alle spese per la Difesa e il 20% della spesa annuale per la Difesa al fine di acquisire nuovi equipaggiamenti entro il 2024. Infatti, la capacità di rinnovarsi è stata la chiave del successo. È altrettanto vero che quando i Paesi vicini sono più stabili l’Alleanza è più sicura, ragion per cui i miglioramenti materiali serviranno ad aumentare le capacità dell’Alleanza di fronteggiare il terrorismo, gli attacchi ibridi e le crisi avanzando stabilizzazione e peacekeeping.

Open door policy

Un tema trattato nel report ma che non è comparso tra i punti toccati dal Segretario Generale è il futuro dell’adesione alla NATO da parte degli stati che la ritengono un interesse nazionale. L’Alleanza rimane aperta all’ingresso di tutte le democrazie europee che condividono i valori della NATO, libertà individuali, democrazia e stati di diritto, e sono in grado di assumersi le responsabilità che la membership comporta nell’ottica di incrementare la sicurezza dell’area Nord Atlantica. Nel corso dell’anno trascorso, i Paesi membri si sono impegnati a supportare la potenziale adesione di Ucraina e Georgia alla NATO, in linea con le decisioni assunte nel Summit di Bucharest convenuto nel 2008. Questo impegno, così come il supporto fornito alla Bosnia-Erzegovina, rimane saldo anche nell’agenda NATO 2030.
Nel corso della presentazione del report, il Segretario Generale è intervenuto sull’ipotesi dell’ingresso nell’Alleanza da parte della Finlandia, già partner di rilievo della NATO, così come la Svezia. Nonostante i due Paesi, per anni, non abbiano aspirato a divenire membri dell’Alleanza, questi sarebbero ben accolti se decidessero di avviare l’iter di adesione. Il processo potrebbe essere particolarmente rapido anche perché, secondo le osservazioni di Stoltenberg, le truppe finlandesi e svedesi rispettano già gli standard dell’Alleanza. E pure, la scelta è esclusivamente nelle mani del governo finlandese, in quanto la NATO rispetta il diritto fondamentale di ogni stato a scegliere il proprio futuro.

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