0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheCina e Indo-PacificoPer la Nato la “Indo-Pacific Strategy” è valida solo...

Per la Nato la “Indo-Pacific Strategy” è valida solo se è mediterranea

-

È chiaro che la guerra tra Russia ed Ucraina, con Kyiv all’offensiva dalle sponde del Dnipro al Donbass, avrebbe monopolizzato – o quasi – il summit NATO a Vilnius.Ma ciò non ha comunque impedito di riflettere sulle trasformazioni strategiche di una Alleanza atlantica sempre più orientata verso l’Indo-Pacifico.

La rivista statunitense di scuola neorealista “The National Interest” ha pubblicato un articolo interessante sul “versante mediterraneo” della Nato, mettendolo in correlazione con lo scacchiere indo-pacifico.

Se Ucraina e Taiwan sono due crisi indissolubilmente legate, Russia e Cina sono parte dello stesso “revisionismo” anti-occidentale.

Ma se gli Usa hanno individuato in Pechino il principale competitor sullo scenario mondiale, la gran parte dei governi europei non è troppo disposto ad invischiarsi in uno scontro diretto con i cinesi, un qualcosa che vada oltre le “dimostrazioni navali”, percependo, come è normale, Mosca come una minaccia più incombente e sulla quale concentrarsi.

Questa è, tutto sommato, la posizione della Francia ed anche della Germania. Di fatto, il contributo militare europeo ad una guerra tra Washington e Pechino (che sarebbe soprattutto navale) sarebbe alquanto modesto nel Pacifico.

Con lo sviluppo dell’Asia e con le “vie della seta” terrestri chiuse, fintanto che permane il braccio di ferro con Putin, il Mediterraneo è tornato a rivestire il proprio ruolo di “connettore strategico” tra Oriente e Occidente, pur in balia delle crisi sistemiche.

Il controllo dei “colli di bottiglia”, Gibilterra, come Suez o lo stretto di Malacca, è diventato essenziale ed anche Russia e Cina lo hanno compreso, come la presenza di naviglio delle due potenze revisioniste nel Mediterraneo ha fatto emergere.

Il Mare Nostrum rappresenta l’1% delle acque del globo, ma è attraversato dal 20% del traffico marittimo mondiale ed è un’area soggetta, da qualche anno a questa parte, ad una crescente presenza militare, inizialmente visibile principalmente nel dominio marittimo, ed oggi anche terrestre, dando concretezza al pericoloso fenomeno della “territorializzazione” del Mediterraneo e quindi non solo ad una forma di instabilità diffusa ma anche al rischio di conflitti convenzionali.

La maggior parte dei paesi dell’Europa meridionale è ben consapevole della crescente presenza cinese nel Mediterraneo, di cui sono sempre più preoccupati, mentre la maggior parte degli #alleati della “Nato dell’est” ha compreso nel corso degli anni che anche la strategia dirompente della Russia va a sud dal Mar Nero al Mediterraneo e in Africa (Wagner docet).

La teoria italiana del “Mediterraneo allargato” e la “Indo-Pacific Strategy” statunitense rispondono alle stesse esigenze da due prospettive diverse: mentre per Roma è fondamentale garantire la libertà di navigazione nell’Oceano Indiano e nel Mar Rosso quali vie d’accesso al Mediterraneo, per gli Stati Uniti è opportuno ricalibrare gli equilibri di potenza in quelle acque, con una politica che ha espanso e revisionato la “Indo-Pacific rebalancing Strategy” di Obama ed ha avuto una soluzione di continuità fini a Biden, passando per Trump. 

Entrambe queste teorie strategiche hanno un minimo comune denominatore nella stabilità geopolitica del “Cindoterraneo” e la conditio sine qua non è il contenimento delle ambizioni cinesi.

Solo legando l’agenda mediterraneo-africana a quella indo-pacifica Roma può tentare di far emergere davvero, in seno alla Nato, l’esigenza di orientarsi maggiormente sul “fronte sud”.

Articoli Correlati

Le scelte strategiche dell’Occidente delle democrazie tra minacce ideologiche e militari

Nel terzo anno di guerra all'Ucraina, Putin è sempre più determinato nella sua svolta autoritaria e bellicista, come dimostrano...

Polonia: la sfida degli agricoltori al “nuovo corso” 

Le proteste degli agricoltori europei hanno toccato la Polonia, Paese che ha già avuto nel suo recente passato scontri...

La morte di Navalny, così se ne va il grande oppositore di Putin

Venerdì 16 febbraio, Alexey Navalny, storico oppositore del regime di Vladimir Putin, è deceduto in circostanze poco chiare nella...

Latin America’s «Pivot to Asia»?

In the last few years, Latin America has redirected its attention towards the Asia-Pacific region. Trade opportunities and investments...