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Tra “muro di droni” e guerra ibrida: gli sviluppi nello scacchiere nordico-baltico

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Nel contesto della guerra in Ucraina e dell’allargamento della NATO verso nord, l’area nordico-baltica acquisisce una rilevanza inedita, diventando teatro di un confronto tra Russia e i Paesi della regione appartenenti all’Alleanza. Questi ultimi denunciano azioni di disturbo sempre più frequenti da parte russa e ipotizzano la messa a punto di un “muro di droni”.

L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia ha avuto una serie di risvolti di notevole importanza nella parte orientale e settentrionale del continente europeo. I Paesi qui collocati, di fronte alle vicende militari degli ultimi due anni, si sono generalmente distinti per una postura di fermezza nei riguardi di Mosca e di supporto all’Ucraina, anche a livello militare. Tra gli alfieri di questa posizione si possono annoverare Paesi come l’Estonia e leader politici come Kaja Kallas e Sanna Marin, quest’ultima artefice dell’ingresso della Finlandia nella NATO. L’allargamento dell’Alleanza atlantica verso nord ha costituito una novità di primo piano nel contesto europeo degli ultimi anni e manifestato non solo la ritrovata vitalità politica della stessa Alleanza, ma anche l’esigenza da parte di Paesi come Svezia e la stessa Finlandia di porsi sotto il suo ombrello protettivo. Mossi in questo senso dall’assertività di Mosca, le cui azioni vengono interpretate come miranti a superare l’ordine internazionale basato sulle regole, i due Paesi hanno effettuato una scelta storica in materia di politica estera, superando in entrambi i casi uno status di neutralità di lunga data. L’area del Baltico e dell’Europa del Nord, che a questo punto costituisce il fianco settentrionale dell’Alleanza, ha dunque acquisito una centralità inedita rispetto agli ultimi decenni, diventando teatro di crescenti frizioni tra Russia da una parte e Paesi NATO dall’altra.

In seguito all’invasione dell’Ucraina, al sostegno a Kyiv da parte dei Paesi dell’area nordico-baltica e all’allargamento della NATO verso Svezia e Finlandia, la Russia ha messo in atto in misura crescente una serie di azioni di disturbo nei riguardi di questi Paesi, catalogabili nella categoria delle minacce ibride.
Un caso rilevante ha riguardato la Finlandia: nella seconda metà del 2023, infatti, il confine
tra quest’ultima e la Russia è stato oggetto di un flusso migratorio ragionevolmente alimentato e agevolato da Mosca; il persistere di questa situazione ha indotto Helsinki a chiudere la frontiera a tempo indeterminato. Nella prima metà del 2024, invece, l’area baltica è stata interessata da fenomeni di disturbo dei sistemi GPS attraverso il “jamming”, inducendo l’Estonia ad accusare la Russia di aver compiuto un attacco ibrido. Sempre per quanto riguarda l’Estonia, si registra la rimozione da parte dei russi di numerose boe che, nel fiume Narva, delimitavano il confine tra i due Paesi, evitando che le rispettive imbarcazioni entrassero in acque territoriali straniere; una mossa che la leader estone Kaja Kallas ha descritto come un “incidente di confine” parte di un più ampio schema della Russia finalizzato a creare “paura e ansia”, mentre il leader della NATO Stoltenberg ha espresso la propria solidarietà a Tallinn in seguito all’accaduto.


L’episodio probabilmente più significativo è stato quello della comparsa, nel sito del Ministero della Difesa di Mosca, di un documento in cui si proponeva una modifica unilaterale dei confini marittimi russi, sia nell’area del Golfo di Finlandia sia nell’area di Kaliningrad. Il documento è stato rimosso nel giro di alcune ore, dopo aver però suscitato le reazioni negative da parte di tutti i Paesi affacciati sul Baltico. Il Ministero degli Esteri lituano, in particolare, ha descritto l’azione come una provocazione deliberata e intimidatoria, parte di una “politica aggressiva e revisionista” volta a mettere in pericolo la sicurezza dei Paesi vicini e dell’Europa nel suo complesso. Finlandia ed Estonia hanno interpretato la mossa come finalizzata a creare confusione e distrazione; un obiettivo, secondo le parole del ministro degli Esteri della Finlandia Elina Valtonen, tipico degli atti ibridi come quello in esame. Nel testo si affermava che le coordinate su cui attualmente si basa la delimitazione delle frontiere marittime, approvate dall’Unione Sovietica nel 1985, non sarebbero più adeguate in quanto “non completamente corrispondenti all’attuale situazione geografica”. Congiuntamente alla rimozione del documento, avvenuta dopo alcune ore senza che siano state fornite spiegazioni precise, le agenzie di informazione russe hanno ripreso una fonte “diplomatico-militare” secondo la quale la Russia non avrebbe intenzione di revisionare i propri confini marittimi nel Baltico.

Sebbene la messa in atto di azioni ibride nell’area nordico-baltica non costituisca un fatto inedito, l’intensità di queste mosse è aumentata in seguito sia al supporto all’Ucraina da parte dei Paesi dell’area nell’ambito del conflitto in corso, sia all’ingresso nell’Alleanza atlantica di Helsinki e Stoccolma. La Russia ha risposto con una serie di azioni di disturbo che, con frequenza crescente, interessano i Paesi collocati in questo quadrante, i quali denunciano l’assertività di Mosca e, nel caso della Svezia, in particolare attraverso le parole del Comandante supremo delle forze armate di Stoccolma Micael Bydén, anche le mire russe verso l’isola di Gotland, considerata dagli svedesi come punto chiave per il controllo del Mar Baltico e, per questo, presidiata da una maggiore presenza militare. Un altro contesto oggetto di discussione è quello delle isole Åland, appartenenti alla Finlandia e oggetto di uno status di demilitarizzazione le cui origini risalgono ai tempi della conferenza di Parigi seguita alla Guerra di Crimea (1856). L’ingresso di Helsinki nella NATO, infatti, porta a interrogarsi su quale sarà la politica della Finlandia in relazione allo status di questo territorio; il presidente Stubb, nel corso della campagna elettorale delle elezioni presidenziali, aveva aperto alla possibilità di superare il regime di demilitarizzazione, pur non registrando l’immediata necessità di compiere questo passo e in ogni caso affermando di volerlo effettuare dopo aver consultato gli alleati occidentali.

L’iniziativa più rilevante su cui i Paesi del fianco settentrionale e orientale della NATO hanno lavorato nelle ultime settimane è quella del cosiddetto “muro di droni”, che dovrebbe riguardare le frontiere orientali di Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Il piano, annunciato il 24 maggio da parte del ministro dell’Interno lituano Agnė Bilotaitė, riguarda dunque un gruppo di Paesi confinanti con la Russia, con l’obiettivo di contrastare “provocazioni e contrabbando” nel confine orientale della NATO e predisponendo a questo fine un sistema di droni lungo le frontiere. La Polonia, in questo contesto, ha messo a punto un piano per rafforzare in misura significativa la sua frontiera con la Bielorussia, in particolare attraverso fortificazioni e sistemi di sorveglianza.

Tra i Paesi in esame, nel quadro del dibattito in corso nelle ultime settimane, si registrano posizioni di apertura all’invio di personale militare in Ucraina, con compiti non di combattimento e riguardanti soprattutto l’addestramento delle truppe ucraine; è stato il caso, per esempio, del ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis e del consigliere per le politiche di difesa e sicurezza del Presidente estone. Inoltre, i Paesi baltici hanno annunciato di voler sostenere, in occasione del prossimo vertice NATO, un impegno nel quadro dell’alleanza a incrementare le spese militari fino al 2,5% del PIL.
Ad essere particolarmente tesi sono i rapporti tra Russia ed Estonia, se si considera l’inserimento del primo ministro Kallas nella lista dei ricercati di Mosca; la stessa Kallas, a sua volta, ha accusato la Russia di condurre una “guerra ombra” nei Paesi europei attraverso la pianificazione di operazioni di sabotaggio e spionaggio.

Questo quadro testimonia sia l’inedita importanza acquisita dello scacchiere nordico-baltico dalla fine della guerra Fredda, sia la volontà dei Paesi qui collocati di fronteggiare le azioni di disturbo della Russia con un approccio di fermezza e in maniera coordinata nel quadro della cooperazione regionale e della solidarietà transatlantica. Le vicende internazionali in corso rappresentano il contesto dell’inasprimento delle relazioni tra Mosca e gli altri attori regionali, che si traduce in un confronto politico e in una serie di azioni ibride nel quadrante nord-orientale del continente.

Edoardo Incani

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