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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaLa Namibia punta sull’idrogeno verde

La Namibia punta sull’idrogeno verde

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I piani energetici di Windhoek per il prossimo futuro sono molto ambiziosi. La Namibia, importante nazione dell’Africa australe, ha in programma di diventare un avanzato hub per la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili. Il cosiddetto “idrogeno verde”, una delle fonti più pulite ed ecosostenibili, garantirebbe alti tassi energetici a fronte di impatti ambientali minimi. I vantaggi di questa scelta sono molti, così come le opportunità in ambito geo-strategico ed economico. Nondimeno, sono presenti una serie di criticità che devono necessariamente essere prese in considerazione.

La Namibia, al secondo posto dopo la Mongolia nella classifica mondiale dei Paesi con la minor densità di popolazione (3.3 abitanti/km²), ha in programma di realizzare una vera e propria rivoluzione energetica nei prossimi anni. Nonostante la scarsa densità abitativa, il Paese sudafricano ha un’estensione molto ampia, quasi tre volte l’Italia, e rappresenta un importante anello di congiunzione tra Angola e Sudafrica, due significativi player regionali. La scarsa rilevanza demografica – la Namibia non arriva a tre milioni di abitanti – ha per molto tempo impedito a Windhoek di giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere geopolitico continentale. Nondimeno, la strategia energetica scelta dalla Namibia potrebbe contribuire ad accrescere l’appeal del Paese a livello internazionale, oltre ad attrarre importanti capitali stranieri su cui basare lo sviluppo dell’apparato economico-industriale del futuro.  

Il presidente Hage Geingob, in carica dal marzo 2015, intende de-carbonizzare rapidamente ed in maniera definitiva l’industria e l’economia namibiana. La fonte energetica prescelta per realizzare questo audace piano è l’idrogeno verde. Per produrre idrogeno “verde” o “pulito” è possibile usare l’energia derivante dallo sfruttamento del sole o del vento, che non produce emissioni di CO2 dirette. Tecnicamente, l’idrogeno verde può essere prodotto tramite un processo denominato elettrolisi dell’acqua, che consiste nella separazione di idrogeno e ossigeno, grazie ad una macchina che si chiama elettrolizzatore. Finora, l’idrogeno ottenuto con energia proveniente da fonti rinnovabili non ha avuto una massiccia diffusione, dal momento che gli impianti per la sua produzione richiedono ingenti risorse e forti investimenti iniziali. I progetti della Namibia riguardano proprio questo tipo di investimenti.

Sito prescelto e vantaggi della produzione di idrogeno verde 

La città scelta dalla Namibia per quanto riguarda la produzione di idrogeno verde si chiama Lüderitz. Con i suoi 15.000 abitanti, è un piccolo centro urbano che all’inizio del Novecento era noto soprattutto per il commercio di diamanti, di cui l’area è tuttora ricca. Come suggerito dal nome, derivante dall’esploratore e imprenditore Adolf Lüderitz che la acquistò nel 1883, la cittadina ha un passato di dominazione coloniale tedesca. Il carattere teutonico è riscontrabile anche in relazione alla sua architettura, che un po’ ricorda certe città bavaresi.

   I motivi per cui Windhoek ha scelto Lüderitz sono vari. Innanzitutto, sotto il profilo geografico si hanno numerosi vantaggi. Essendo affacciata sull’Oceano Atlantico, questa piccola città può essere facilmente raggiunta via mare. Il sito selezionato per la costruzione degli impianti, infatti, è il Parco Nazionale di Tsau Khaeb, nel deserto namibiano non distante dalla costa. In aggiunta, l’area, oltre ad essere situata molto vicino alle principali rotte navali, è anche contigua ai più importanti corridoi via terra dell’Africa australe, che mettono in comunicazione la Namibia con il Sudafrica, la maggiore economia dell’area australe. 

   In secondo luogo, il sito prescelto è oltremodo ricco di energia solare, fonte rinnovabile indispensabile nel processo di produzione di idrogeno verde. In verità, tutto il Paese è caratterizzato da una forte presenza di sole. A questo proposito, secondo il Ministero della Ricerca tedesco, due terzi del territorio namibiano hanno valori di irradiazione solare superiori a 2.700 kWh/m2, l’unità di misura che calcola l’indice di prestazione energetica. Windhoek può contare su oltre 3.500 ore di sole l’anno, una media di oltre 9 ore al giorno. Per avere un confronto, in Italia le regioni più irradiate dal sole (Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia) ne contano “solo” 2.600. Per quanto riguarda l’energia del vento, le zone costiere della Namibia hanno condizioni ideali per la produzione di energia proveniente dallo sfruttamento di pale eoliche. Questo costituisce un ulteriore elemento da tenere presente in ottica di produzione del cosiddetto “idrogeno pulito”. 

Oltre ad una serie di benefici energetici, si tenga presente anche un altro fattore. La Namibia ha un livello di corruzione piuttosto basso, mediamente inferiore rispetto ad altri Paesi africani. Ciò potrebbe facilitare futuri investimenti sul territorio, dal momento che i costi necessari per realizzare i lavori non lieviterebbero in maniera incontrollabile. In sostanza, investire nell’economia di Windhoek potrebbe essere allettante per molte compagnie internazionali desiderose di aprire nuovi mercati ed espandere la propria clientela in un’area relativamente scevra dalle criticità strutturali proprie di molte nazioni africane.

   Nel novembre 2021 ad aggiudicarsi il bando per la costruzione degli impianti fu un’azienda anglo-tedesca, la Hypen Hydrogen Energy. Il progetto prevede la costruzione di una centrale elettrica da 5 Gigawatt generati da fonte rinnovabile eolico-solare. La capacità di elettrolisi sarebbe in grado di generare 3 Gigawatt, con una produzione annua di 300.000 tonnellate di idrogeno verde. Secondo alcuni studi di fattibilità, il costo di questa energia prodotta Lüderitz sarebbe di 1.30-1.75 euro/Kg invece dei 3.50 previsti in altri Paesi. Questi costi comprendono anche la desalinizzazione dell’acqua marina, che incide per una percentuale minima di spesa. In concreto, il processo di elettrolisi verrebbe effettuato con elettrodi di platino e iridio, metalli reperibili in Namibia e quindi relativamente poco costosi. Secondo il progetto di Hypen Hydrogen Energy, l’inizio della produzione del nuovo combustibile dovrebbe iniziare nel 2025.

Le criticità principali nella produzione di idrogeno namibiano

Nonostante gli indubbi benefici di energetici e ambientali, la produzione di idrogeno verde nel sito di Lüderitz comporta qualche seria criticità. Innanzitutto, a livello di sicurezza, questa forma di energia presenta dei rischi concreti. Non si scordi, infatti, che l’idrogeno è un gas, per giunta altamente volatile e infiammabile, il cui trattamento deve essere sottoposto a rigidi controlli. Sono, infatti, necessarie ampie misure di sicurezza per prevenire perdite o esplosioni. Oltre agli indispensabili impianti per la produzione di questa energia, dunque, la Namibia ha bisogno di infrastrutture per lo stoccaggio, l’erogazione, il trasporto e la consegna dell’idrogeno verde. Questo si tramuta inevitabilmente in un aumento delle attività di sorveglianza e tutela del territorio, con la conseguente lievitazione dei costi. Costi che si prospettano ab origine molto alti, dal momento che per la realizzazione delle strutture necessarie alla produzione di idrogeno sono necessari ben 8.3 miliardi di dollari. Una cifra elevatissima per lo Stato africano, se si pensa che il suo intero PIL del 2020 era di circa 9.4 miliardi di euro.

   Anche in ambito logistico si avrebbe qualche concreta difficoltà. Le infrastrutture previste, che comprendono anche grandi impianti di desalinizzazione per la produzione dell’acqua necessaria all’elettrolisi, oltre a costare parecchio, sono molto grandi e di certo inadatte ad operare in un piccolo agglomerato urbano come Lüderitz. Vista l’ingente attività industriale richiesta per il completamento del progetto, vi è il forte rischio che la cittadina non sopporti questo massiccio sviluppo infrastrutturale da realizzarsi, peraltro, nel giro di pochi anni. Lüderitz dovrebbe anche ingrandire e rafforzare il porto, giacché quello attuale è molto piccolo e non attrezzato per accogliere le grandi navi con cui esportare l’idrogeno. In virtù di ciò, vari osservatori internazionali hanno forti dubbi sul fatto che un progetto così imponente possa essere realizzato in un Paese senza precedenti esperienze di questo tipo.

Conclusioni

I piani energetici namibiani per il prossimo futuro sono decisamente ambiziosi e all’insegna di un approccio produttivo ecosostenibile. Windhoek ha in programma di sviluppare un’industria dell’energia, incentrata sul massiccio utilizzo di fonti rinnovabili, che sia in grado di attrarre investimenti esteri e risollevare l’economia del Paese, uscita malconcia dopo anni di pandemia. Il tasso di disoccupazione urbana è salito oggi al 55%, un’enormità per una nazione che tradizionalmente vanta dati ben più rassicuranti, soprattutto se si fa un confronto con gli Stati confinanti. In quest’ottica, il progetto della Hypen Hydrogen Energy potrebbe impiegare circa 18.000 persone, il 90 % delle quali namibiane, contribuendo dunque a mitigare la crisi occupazionale namibiana. Oltre a ciò, il nuovo corso della politica energetica inaugurata dal presidente Hage Geingob andrebbe incontro agli interessi ambientali globali, sublimati dal raggiungimento della cosiddetta “neutralità carbonica”

   A fronte di notevoli aspetti positivi sotto il profilo economico, energetico ed occupazionale, la svolta di Windhoek verso il cosiddetto idrogeno verde lascia qualche perplessità. Le principali criticità, come riportato in questo articolo, riguardano gli altissimi costi iniziali e le difficoltà logistiche. Concretamente, 8.3 miliardi sembrano davvero eccessivi per un Paese finanziariamente non strutturato come la Namibia. L’apertura al credito internazionale è senza dubbio necessaria per favorire investimenti e afflusso di capitali idonei a finanziarie crescita e sviluppo. Allo stesso tempo, sarebbe auspicabile un accesso al credito più moderato e non così massiccio fin dal principio. Inoltre, la cittadina prescelta per la costruzione degli impianti appare troppo piccola. Se, da un lato, Lüderitz presenta degli indubbi vantaggi, tra cui la felice collocazione geografica atlantica, dall’altro si tratta di un centro ancora non adatto alla produzione industriale di idrogeno. La costruzione di un porto più grande, oltre a richiedere del tempo, potrebbe far lievitare i costi che, come già analizzato, sono già a dir poco elevati. 

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